STORIA DEL POPOLO EBRAICO – MAGGIO

imm27

Le probabili cause della shoàh 2/2

di Maria Luisa Moscati Benigni

http://www.morasha.it/zehut/mlm02_brevestoria.html

La depressione in cui era caduta la Germania sarà determinante per la ripresa del più feroce antisemitismo: gli ebrei sono accusati di essere responsabili della depressione economica nonostante che fossero i primi a risollevarsi avviando attività commerciali e industriali di cui tutti potevano goderne, e soprattutto della depressione morale poiché la vocazione bellica teutonica non poteva ammettere di essere stata sconfitta e la causa non poteva che essere attribuita agli ebrei che contavano legami di parentela o di fede con gli ebrei stranieri. A nulla erano servite le medaglie e neppure il fatto arcinoto che gli ebrei inglesi avevano chiesto, e ottenuto, l’esenzione del servizio attivo. E’ in questo clima che Adolf Hitler sale al potere nel 1933 : il suo programma e le sue idee sono chiaramente espresse nel suo libro “Mein Kampf” ove nell’ideologia nazista (nazional-socialismo) era ben espressa quella razzista della “razza superiore ariana”, e i suoi progetti dittatoriali. (Da ricordare che gli unici veri ariani rimasti in Europa erano proprio gli ebrei discendenti dai Kazari). Cominciano allora i roghi dei libri di autori ebrei: il 10 maggio 1933 gli studenti danno alle fiamme a Berlino 14 camion di libri razziati nelle biblioteche universitarie con il plauso dei docenti, e Goebles il giorno dopo scriverà “ siamo alla resa dei conti con gli intellettuali ebrei, questi parassiti che riempiono le eleganti strade delle nostre metropoli e le biblioteche della loro spazzatura”. Il poeta Heine era stato buon profeta quando scrisse che “là dove si bruciano libri, prima o poi si bruciano gli uomini”. Nel 1935 vengono emanate le Leggi di Norimberga: gli ebrei sono una razza inferiore, alunni , professori, medici, dipendenti pubblici esercizi commerciali, tutti insomma vanno allontanati, isolati, e in un momento di crisi economica ciò significava maggior possibilità di lavoro per i non ebrei; poco importava se specie medici e professori avessero o meno, tutti l’adeguata preparazione. (La notte tra il 9 e il 10 novembre del 1938 avverrà in Germania e in Austria “la notte dei cristalli” saranno infrante vetine dei negozi, incendiate sinagoghe e abitazioni, si aprirà la caccia all’ebreo). La stessa cosa avverrà in Italia con le Leggi razziali emanate il 6 ottobre 1938, precedute dal “Manifesto del razzismo italiano” con il quale il fascismo si allineava all’ideologia nazista in materia di “razza”. Il termine non piacque a papa Pio XI che espresse forte e chiaro il suo biasimo per gli orientamenti neopagani dell’ideologia nazista, e in un suo discorso del 28 luglio del ‘38, sottolinea il lato animalesco della parola “razza”, suggerendo quella più umana di “stirpe”, e soprattutto bollando pubblicamente l’antisemitismo fascista come un’imitazione della mitologia nordica di Hitler. Se il suo pontificato fosse durato più a lungo forse molte cose in Italia sarebbero andate diversamente, ma gli succede Pio XII, di formazione culturale germanica e timoroso di un avvento del comunismo. La sua figura è oggi molto controversa, ma solo la lettura dei documenti dell’epoca potrà fare piena luce, certo è che i conventi aprirono le porte ai perseguitati salvando tanti ebrei, così come tanti italiani, spesso mettendo a rischio la propria vita, si prodigarono in tal senso. Il rapporto tra gli italiani ebrei e non ebrei era di uno a mille, se ci fosse stato vero antisemitismo, la “soluzione finale” sarebbe stata di facile realizzazione.

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