LO SHABBAT SHALOM DEL RABBINO CAPO

rebellion of korachSHABBAT KORACH ROSH CHODESH 24 Giugno 2017

“Moshè fece…come l’Eterno aveva ordinato a Moshè” (Shemot 39:43).
Se il verso si riferisce a Moshè, cosa chiara e indubbia, perché la Torah non usa un pronome “come l’Eterno aveva ordinato a lui” invece di ripetere il nome proprio due volte? Si potrebbe pensare che la Torah parli di un’altra persona che si chiama Moshè del quale D-o si è servito.
La risposta di Rav Elchanan Wasserman (1875-1941) è illuminante: è ovvio che si tratta di Moshè, ma la Torà vuole sottolineare che il nostro Maestro spersonifichi se stesso, per lasciare un grande insegnamento. In ogni azione che facciamo, in ogni situazione che viviamo, c’è un prima e un dopo. Nel caso in questione, c’è un Moshè che esegue il suo dovere di costruire il Tabernacolo in modo preciso e attinente alle disposizione ricevute e un Moshè che, a cose fatte, non pretende nulla dal proprio dovere. In effetti, un vero tzaddik è colui che non solo fa qualcosa di buono, di giusto, il proprio dovere, ma che poi si mette sempre da una parte, come se adempimento di quel dovere non lo riguardasse più e dal quale non vuole alcun beneficio/vanagloria per se stesso.

Shabbat Shalom

A. A. Locci

Rabbino Capo di Padova

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