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		<title>Qui Fiume – Il ritorno della Memoria</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 14:46:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/05/fiume1.png"><img src="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/05/fiume1.png" alt="" title="fiume1" width="1024" height="768" class="alignleft size-full wp-image-651" /></a>Fiume riscopre la Memoria, apre le sue porte all&#8217;Europa e chiama a raccolta i tanti esuli che furono costretti ad abbandonare la città adriatica, un tempo italiana e oggi croata. Una storica prima volta in Croazia per le Stolpersteinen, le &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/05/fiume1.png"><img src="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/05/fiume1.png" alt="" title="fiume1" width="1024" height="768" class="alignleft size-full wp-image-651" /></a>Fiume riscopre la Memoria, apre le sue porte all&#8217;Europa e chiama a raccolta i tanti esuli che furono costretti ad abbandonare la città adriatica, un tempo italiana e oggi croata. Una storica prima volta in Croazia per le Stolpersteinen, le pietre d&#8217;inciampo che commemorano le vittime della persecuzione nazifascista nei luoghi in cui vissero e furono catturate. Oggi Gunter Demnig, artista tedesco le cui pietre sono disseminate in alcune decine di migliaia di esemplari in tutta Europa, è stato a Fiume per ricordare due vittime di via Mameli, Eugenio e Giannetta Lipschitz, che furono prelevati dalla loro abitazione nel marzo del 1944. Sono in molti a sostare davanti al palazzo nel centralissimo crocevia della movida quarnerina e a raccogliersi attorno ai discendenti che per primi ne hanno richiesto la collocazione. A nome della famiglia prende la parola uno dei nipoti, Alberto Heimler. “Oggi – ha affermato – si chiude un cerchio con la storia. Oltre a Gunter Demnig, che merita un riconoscimento pubblico che va al di là di queste cerimonie e delle pietre che ricordano i deportati, desidero ringraziare il Comune per la disponibilità, la sensibilità e la comprensione. Fiume è stata a lungo una memoria fantastica evocata nei racconti dell&#8217;infanzia, adesso invece è una realtà concreta”. Assieme ad Heimler, coccolato dall&#8217;affetto dei familiari fino alla terza generazione successiva alla Shoah (nell&#8217;immagine in posa per una foto davanti al portone di via Mameli), prendono la parola il sindaco di Fiume Vojko Obersnel, la facente funzione di presidente della comunità ebraica Irene Deze Starcevic, l&#8217;ebreo fiumano Federico Falk che a questo mondo ha dedicato numerose ricerche stimolate dai ricordi della gioventù. Rav Achille Viterbo, amico di vecchia data degli Heimler e già rabbino capo di Padova, recita una preghiera assieme a rav Prelevic delle comunità ebraiche di Croazia e Montenegro. Per l&#8217;Unione delle Comunità Ebraiche Italiane partecipa alla cerimonia il vicepresidente della Comunità di Trieste e consigliere UCEI Mauro Tabor. Simultaneamente all&#8217;installazione delle Stolpersteinen – quattro esemplari, due in italiano e due in croato –  al museo del municipio si inaugura una straordinaria mostra dedicata alle vicende degli ebrei fiumani che parte dalla seconda metà dell&#8217;Ottocento, epoca dell&#8217;emancipazione, e arriva ai giorni drammatici della persecuzione. Un lavoro condotto con grande passione e professionalità dalla studiosa Sanja Simper, tra le massime esperte di storia ebraica locale, che ha scelto di distribuire il materiale raccolto in una ventina di pannelli densi di immagini e spiegazioni. Ad emozionare non sono soltanto i contenuti della mostra, in lingua croata ma con documentazione quasi integralmente in italiano, ma anche le modalità che hanno portato alla realizzazione della stessa con interviste che hanno interessato svariate decine persone tra sopravvissuti e discendenti. “La mostra è dedicata a loro”, spiega Sanja. Commozione inoltre per la testimonianza di Falk, classe 1919, che ricorda la cacciata di suo padre dall&#8217;ospedale in cui esercitava la professione di medico a seguito della promulgazione delle leggi razziste e nell&#8217;occasione annuncia la prossima digitalizzazione del suo celebre volume dedicato alle biografie degli ebrei del Quarnero. Ad intervenire anche il sindaco Obersnel e il direttore del museo Ervin Dubrovic.</p>
<p>Adam Smulevich twitter @asmulevichmoked</p>
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		<title>Moked 5773 – Rav Della Rocca “Stare bene insieme, in modo intelligente”</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 08:53:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/05/moked.jpg"><img src="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/05/moked.jpg" alt="" title="moked" width="1024" height="765" class="alignleft size-full wp-image-647" /></a>“Stare insieme tra diversi” era allo stesso tempo il titolo e l’auspicio formulato per il tradizionale appuntamento di socialità e confronto della primavera dell’ebraismo italiano, il Moked organizzato dal Dipartimento educazione e cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane tenutosi a &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/05/moked.jpg"><img src="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/05/moked.jpg" alt="" title="moked" width="1024" height="765" class="alignleft size-full wp-image-647" /></a>“Stare insieme tra diversi” era allo stesso tempo il titolo e l’auspicio formulato per il tradizionale appuntamento di socialità e confronto della primavera dell’ebraismo italiano, il Moked organizzato dal Dipartimento educazione e cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane tenutosi a Milano Marittima tra il 25 e il 28 aprile.<br />
Un obiettivo che si può dire pienamente raggiunto, spiega il direttore del Dec rav Roberto Della Rocca, che, trascorsi alcuni giorni dalla conclusione dell’evento, sottolinea la sua soddisfazione per l’andamento generale delle giornate e indica la strada da percorrere nel prossimo futuro.<br />
“In questo Moked abbiamo assistito a una rinascita della voglia di stare assieme. Non soltanto abbiamo registrato una partecipazione altissima, ma anche molto più distribuita geograficamente: oltre alla tradizionale forte presenza di famiglie romane, vi era un nutrito gruppo di milanesi, e tante persone dalle piccole Comunità e dalle città del Sud Italia, grazie a un lavoro portato avanti capillarmente sul territorio e all’impegno verso il Meridione” spiega il rav, che dall’autunno 2011 opera a partire da Milano.<br />
Ma non sono solo i numeri a rendere positivo il bilancio del Moked 5773. Promossa anche la formula vacanza per famiglie combinata a offerta culturale e ludica: dibattiti e conferenze, lezioni di Torah e Talmud, workshop di cucina e ballo, sono state seguite da un folto pubblico con grande interesse. “Abbiamo avuto una dimostrazione di come la gente abbia voglia di ascoltare e di imparare, in particolare quando i temi affrontati toccano in qualche modo la vita quotidiana di tutti noi” evidenzia ancora il direttore del Dec, che si dice d’accordo con l’osservazione mossa da alcuni partecipanti che avrebbero desiderato un maggiore spazio per il dibattito durante le varie sessioni degli Stati Generali dell’ebraismo italiano, in cui sono state approfondite questioni come la famiglia, il rabbinato, l’informazione, e presentati i primi risultati della grande indagine sull’ebraismo italiano realizzata dal sociologo Enzo Campelli. “E’ vero che il tempo è stato scarso, ma bisogna tenere in considerazione due punti importanti. I temi presentati nel corso degli Stati Generali sono spunti che possiamo definire permanenti nella vita delle nostre Comunità, sui quali era importante aprire delle finestre di confronto, ma che non potevano certo essere esauriti in quel contesto. In secondo luogo occorre distinguere il momento degli Stati Generali, da quello del Moked vero e proprio, iniziato solo il venerdì pomeriggio, in cui lo spazio di confronto è sempre stato assicurato”.<br />
Molto ricco anche il programma per i bambini “Il nostro obiettivo, per i partecipanti più giovani, è sempre quello di offrire non un babysitteraggio, ma attività ludico-educative, costruite in modo ragionato, dagli insegnamenti della Parashah settimanale al laboratorio di giornalismo di DafDaf” ha puntualizzato rav Della Rocca che, del giornale ebraico dei bambini distribuito ogni mese insieme a Pagine ebraiche è anche membro del comitato scientifico.<br />
Il rav non ha dubbi: “stare insieme fra diversi” rappresenta la strada su cui proseguire in futuro. “È molto importante che la voglia di condivisione della gente non rimanga inascoltata, che le occasioni di incontro divengano più varie e numerose, partendo sempre da un modello che possa soddisfare interessi e aspirazioni a 360 gradi – conclude il direttore del Dec – Un modello che io definirei come stare bene insieme, in modo intelligente”. </p>
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		<title>Israele – Rabbinato, politica a confronto</title>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 11:42:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/05/rabbini.jpg"><img src="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/05/rabbini.jpg" alt="" title="rabbini" width="1024" height="682" class="alignleft size-full wp-image-644" /></a>Il rinnovo dei decennali incarichi di rabbino capo ashkenazita e sefardita di Israele al centro del confronto politico. L’elezione, in programma la prossima estate, assume sempre più i contorni di un banco di prova importante per il governo di Benjamin &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/05/rabbini.jpg"><img src="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/05/rabbini.jpg" alt="" title="rabbini" width="1024" height="682" class="alignleft size-full wp-image-644" /></a>Il rinnovo dei decennali incarichi di rabbino capo ashkenazita e sefardita di Israele al centro del confronto politico. L’elezione, in programma la prossima estate, assume sempre più i contorni di un banco di prova importante per il governo di Benjamin Netanyahu, i cui partiti che lo compongono si stanno rivelando portatori di posizioni diverse. In questi giorni i riflettori sono puntati in particolare sul partito di destra nazional-religiosa Habayit Hayehudi. Secondo la stampa israeliana, la formazione che rappresenta il punto di riferimento degli abitanti degli insediamenti starebbe lavorando a un accordo sul nome dei due candidati da appoggiare con il partito sefardita haredi Shas. Una notizia che potrebbe alterare non poco gli equilibri della scena politica israeliana, considerando che fino a questo momento i rapporti tra le due formazioni sono stati tutt’altro che idilliaci, con accuse estremamente pesanti lanciate al leader di Habayit Hayehudì Naftali Bennett da diversi esponenti di spicco di Shas.<br />
Già perché all’indomani delle elezioni di fine gennaio, protagonista assoluta delle trattative per la formazione di governo si è rivelata un’alleanza del tutto inaspettata, quella tra Bennett e Yair Lapid, considerato da molti il vincitore morale delle urne, avendo trascinato il suo Yesh Atid a conquistare ben 19 seggi della Knesset (solo uno in meno del Likud di Netanyahu, che ne ha ottenuti 20, cui si aggiungono però gli 11 di Yisrael Beytenu, guidata dal miliardario di origine moldava Avigdor Lieberman). A cementificare l’asse, una convergenza su alcuni punti fondamentali riguardanti il rapporto fra ebraismo haredi e società israeliana, in primis la questione dell’arruolamento degli studenti delle yeshivot. Nelle scorse settimane Yesh Atid, così come Yisrael Beytenu e Hatnua (entrambi nel governo) ha ufficialmente offerto il proprio sostegno per la guida del Rabbinato ashkenazita a rav David Stav una figura che si propone di promuovere importanti cambiamenti per avvicinare l’istituzione alla società israeliana e che è espressione di un ebraismo di tipo modern orthodox.<br />
Habayit Hayehudì appare invece divisa. Se vi sono stati momenti in cui l’appoggio a rav Stav pareva imminente, Haaretz e Jerusalem Post in queste ore parlano di un accordo con Shas che comprenderebbe la nomina del rabbino Yaakov Ariel, pure espressione del movimento sionista religioso (come rav Stav) e la riconferma di rav Shlomo Amar al Rabbinato sefardita. Una riconferma su cui Shas lavora da parecchio tempo, in considerazione della necessità di emendare la Chief Rabbinate Law, che al momento non permette la possibilità di ricoprire l’incarico più di una volta (un emendamento sarebbe necessario anche per rav Ariel, che con i suoi 76 anni supera il limite di età per la nomina, attualmente fissato a 70 anni). L’accordo è stato prontamente smentito da Bennett, e non sarebbe visto di buon occhio neanche dal leader spirituale di Shas rav Ovadia Yosef, che non sarebbe disposto a perdonare facilmente quello che è stato considerato un autentico tradimento di Habayit Hayehudi a proposito della questione dell’arruolamento dei giovani haredim.<br />
Con un numero di nomi in circolazione sempre più vasto (di recente si è aggiunto anche quello di un altro autorevole ex rabbino capo, rav Yisrael Meir Lau, che potrebbe beneficiare dell’emendamento per consentire a rav Amar di rimanere al suo posto), l’impressione è dunque quella di una partita ancora aperta, di cui ancora non si conoscono probabilmente tutti i fattori. Ciò che è certo è che dal suo risultato, passerà molto del futuro della società israeliana. Almeno per i prossimi dieci anni (nell’immagine gli attuali rabbini capo ashkenazita e sefardita, rav Yona Metzger e rav Shlomo Amar).</p>
<p><strong>Rossella Tercatin</strong> twitter @rtercatinmoked</p>
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		<title>Quale visione per i musei ebraici</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 14:13:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/04/musei-app.jpg"><img src="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/04/musei-app.jpg" alt="" title="musei app" width="1024" height="765" class="alignright size-full wp-image-634" /></a>Musei ebraici intesi non come rappresentazione di un popolo antico ed estinto, ma piuttosto come occasione di confronto con un ebraismo sintesi di passato, presente e futuro, un ebraismo vivo e attuale. Così il direttore della Fondazione Centro di documentazione &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/04/musei-app.jpg"><img src="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/04/musei-app.jpg" alt="" title="musei app" width="1024" height="765" class="alignright size-full wp-image-634" /></a>Musei ebraici intesi non come rappresentazione di un popolo antico ed estinto, ma piuttosto come occasione di confronto con un ebraismo sintesi di passato, presente e futuro, un ebraismo vivo e attuale. Così il direttore della Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea Michele Sarfatti ha spiegato il segreto del successo dei musei ebraici che in tutto il mondo costituiscono sempre più uno spunto di riflessione in grado di coniugare storia, insegnamenti, messaggi, non solo attraverso le collezioni, ma spesso a partire dalle stesse strutture, non di rado espressione dei più grandi nomi dell’architettura contemporanea. Questi i temi al centro dell’incontro “La storia degli ebrei nei nuovi musei d’Europa”, organizzato da Fondazione Corriere della Sera, Consolato generale della Repubblica di Polonia in Milano e Cdec. L’occasione è stata non soltanto quella di riflettere sugli sviluppi del Museo dell’ebraismo italiano e della Shoah di Ferrara (tra i relatori anche Carla Di Francesco, direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici dell’Emilia Romagna e membro del consiglio di amministrazione del Meis) e del progetto, di diversa genesi e natura, del Memoriale della Shoah di Milano, con l’intervento dell’architetto Annalisa De Curtis (cui si aggiunge, come ha ricordato Sarfatti, il nascente Museo della Shoah di Roma), ma anche di presentare al pubblico italiano il Museo della storia degli ebrei polacchi di Varsavia, che è stato aperto inaugurato lo scorso 19 aprile in occasione del settantesimo anniversario della rivolta del ghetto di Varsavia. Ospite una relatrice d’eccezione, la curatrice della mostra permanente (che aprirà i battenti nella primavera 2014) e docente della New York University Barbara Kirshenblatt-Gimblett.<br />
“Gli avvenimenti della seconda guerra mondiale sono stati talmente forti e tragici che nell’immaginario collettivo sembrano annullare tutto il resto di ciò che è stata ed è la vita ebraica in Polonia – ha spiegato la professoressa – Per noi invece è importante sottolineare che il museo racconta dieci secoli di straordinaria storia, che prosegue ancora oggi: non vogliamo che i nostri visitatori si concentrino solo sulla galleria dedicata alla Shoah. Dagli oltre 15 mila ingressi che abbiamo registrato durante il primo fine-settimana di apertura, possiamo percepire come la domanda di cultura e di conoscenza dell’ebraismo nel paese sia profonda”.<br />
Il rapporto tra le istituzioni dedicate al ricordo della Shoah e invece quelle dedicate all’ebraismo, con approcci molto diversi, eppure in qualche modo complementari, è stato uno dei punti approfonditi da Sarfatti, che ha ricordato anche una delle sfide cui sono chiamati i musei nel proprio percorso di formazione, quello di reperire gli oggetti, i materiali da esibire nel costruire il proprio percorso didattico. Una sfida che si trova ad affrontare anche il Meis di Ferrara che inaugura oggi la mostra Testa e cuore, con la collezione donata da Cesare Moscati, che rappresenta un primo passo in questa prospettiva. Ripercorrendo l’origine e il percorso del Meis, di cui è stato da poco completato il progetto esecutivo, Di Francesco ha evidenziato le peculiarità derivanti dalla sua collocazione in un’ex struttura carceraria e i legami con la Festa del Libro ebraico che apre in questi giorni.<br />
Gli sviluppi invece del Memoriale che sorge nella pancia della Stazione centrale di Milano e “che costituisce esso stesso un oggetto, un documento testimonianza di ciò che avvenne” sono stati al centro dell’intervento di De Curtis, che ha raccontato come la riqualificazione degli spazi e gli interventi architettonici si siano inseriti nel contesto dell’epoca, perfettamente conservato, per dare vita a un autentico laboratorio di memoria (presente in sala Roberto Jarach,  vicepresidente della Fondazione Memoriale della Shoah, e dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane).</p>
<p><strong>Rossella Tercatin</strong> twitter @rtercatinmoked</p>
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		<title>Rita Levi Montalcini brilla al Brainforum</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 14:23:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/04/premio-nobel.jpg"><img src="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/04/premio-nobel-1024x768.jpg" alt="" title="premio nobel" width="1024" height="768" class="alignleft size-large wp-image-631" /></a>“Una Rita che non si spenge”. Il chimico israeliano Aaron Ciechanover, Premio Nobel nel 2004, parte dall’indimenticabile vignetta regalata da Emilio Giannelli a Pagine Ebraiche all’indomani della scomparsa per sviluppare un ragionamento che approfondisce il rapporto della collega e amica &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/04/premio-nobel.jpg"><img src="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/04/premio-nobel-1024x768.jpg" alt="" title="premio nobel" width="1024" height="768" class="alignleft size-large wp-image-631" /></a>“Una Rita che non si spenge”. Il chimico israeliano Aaron Ciechanover, Premio Nobel nel 2004, parte dall’indimenticabile vignetta regalata da Emilio Giannelli a Pagine Ebraiche all’indomani della scomparsa per sviluppare un ragionamento che approfondisce il rapporto della collega e amica di lunga data Rita Levi Montalcini con le proprie origini ebraiche. Occasione dell’intervento, accolto dagli applausi del folto pubblico accorso al Tempio di Adriano, la maratona di testimonianze organizzate su impulso di Brainforum e sotto l’alto patronato del presidente della Repubblica nel 104esimo anniversario della nascita della scienziata torinese. Tra le realtà promotrici dell’evento due prestigiose università israeliane: Università ebraica di Gerusalemme e Technion. Dirette in streaming su decine di giornali e siti web tra cui il portale dell’ebraismo italiano www.moked.it. Introducendo l’incontro Viviana Kasam, anima di Brainforum, racconta le emozioni e le sfide dell’iniziativa soffermandosi in particolare sui passi da gigante che grazie alla rete è stato possibile fare sul piano della ricerca scientifica e negli studi dedicati al cervello in cui la Montalcini è stata assoluta protagonista.<br />
Molte le iniziative che in questi giorni ne celebrano l’impegno in campo professionale ma anche come testimonial e promotrice di iniziative di solidarietà che hanno lasciato il segno. Tra gli appuntamenti più densi l’omaggio che l’ambasciata italiana a Madrid ha voluto renderle a cinque anni dal conferimento della laurea honoris causa da parte dell’Università Complutense. Accolta dall’ambasciatore Pietro Sebastiani, la nipote Piera Levi Montalcini ha sottolineato l’importanza di dare vita a progetti collegiali e concreti. “Se ogni volta che la ricordiamo saremo in grado di legare all’evento un fatto specifico, sia esso il riperimento di fondi per la ricerca, il sostegno alle donne africane o un aiuto ai nostri giovani – ha affermato – allora potremo dire di aver agito nel solco da lei tracciato in tutta la sua esistenza. La zia guardava sempre al futuro, questo deve essere il nostro stimolo più forte”.</p>
<p>Adam Smulevich – twitter @asmulevichmoked</p>
<p>(23 aprile 2013)</p>
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		<title>Boldrini incontra i leader ebraici</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Apr 2013 12:06:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/04/boldrini-app.jpg"><img src="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/04/boldrini-app.jpg" alt="" title="boldrini app" width="1024" height="798" class="alignleft size-full wp-image-627" /></a>“Il colloquio con il presidente della Camera Boldrini si è rivelato estremamente proficuo e utile a mettere a fuoco numerosi orizzonti comuni: difesa della democrazia, diritti civili, solidarietà sociale, processo di pace in Medio Oriente, lotta al razzismo e al &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/04/boldrini-app.jpg"><img src="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/04/boldrini-app.jpg" alt="" title="boldrini app" width="1024" height="798" class="alignleft size-full wp-image-627" /></a>“Il colloquio con il presidente della Camera Boldrini si è rivelato estremamente proficuo e utile a mettere a fuoco numerosi orizzonti comuni: difesa della democrazia, diritti civili, solidarietà sociale, processo di pace in Medio Oriente, lotta al razzismo e al cybercrime. Punti d’azione che ci vedono al lavoro sinergicamente per la costruzione di un futuro di pace, fratellanza e armonia tra i diversi popoli e le diverse identità. Un impegno che il presidente Boldrini, di cui memorabili restano le parole pronunciate in occasione del discorso di insediamento alla Camera, ha lasciato intendere di voler assolvere con il contributo e l’impegno di noi tutti”. Ad affermarlo il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna al termine dell’incontro del presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini con i vertici dell’ebraismo italiano e romano. Insieme al presidente dell’Unione il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, il rabbino capo rav Riccardo Di Segni e numerosi esponenti di entrambi i Consigli. Per l’UCEI il vicepresidente Roberto Jarach, gli assessori Victor Magiar e Raffaele Sassun, il consigliere Elvira Di Cave (questi ultimi tre nomi esponenti anche dell’esecutivo comunitario). Dopo un colloquio nella stanza del rabbino capo, la visita al Tempio Maggiore e al Museo ebraico. In rappresentanza del Consiglio romano hanno preso la parola anche gli assessori Ruben Della Rocca e Joseph Di Porto. A chiedere l’incentivazione e il rafforzamento ulteriore dei rapporti di collaborazione tra Italia e Israele l’assessore Sassun. “Sono sicuro – ha spiegato – che ne trarranno vantaggio tutti, anche i palestinesi con cui Israele cerca di fare la pace dal giorno in cui è nato. I valori portanti della nostra Comunità sono solidarietà, cultura, pace. Questi sono anche i suoi valori, presidente. Lavoriamo insieme per rafforzarli e sedimentarli in Italia e in Israele”.<br />
“Questa visita – ha dichiarato Pacifici – testimonia quanto ancora una volta le istituzioni siano attente a ogni sfumatura della nostra società. Alla Boldrini abbiamo messo a disposizione le nostre sensibilità sui temi dell’accoglienza e delle politiche sociali. Ma abbiamo anche detto che oggi la nostra società si scontra contro il rigurgito di antichi sentimenti ostili alla libertà della persona. E allora non possiamo restare a guardare come chi decenni anni fa rimase indifferente. L’odio on line, il fascismo del terzo millennio e il revisionismo della Shoah vanno combattuti e il presidente Boldrini ha dato la sua piena disponibilità su questi temi”. Disponibilità affermata di persona e, più tardi nel pomeriggio, anche attraverso i social network. “Ci sono forme di antisemitismo sul web che fanno paura e che comprendono anche razzismo e apologia di fascismo. Ci sono intere pagine Facebook con decine di migliaia di persone che inneggiano al fascismo. Tutto questo non può passare inosservato in uno Stato democratico. È giusto che ci sia più impegno e da parte mia – ha scritto Boldrini sul proprio profilo Facebook – garantisco che ce ne sarà”.</p>
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		<title>Yom HaShoah &#8211; Con gli eroi del Ghetto di Varsavia</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Apr 2013 12:45:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/04/sacks.jpg"><img src="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/04/sacks.jpg" alt="" title="sacks" width="1024" height="695" class="alignleft size-full wp-image-623" /></a>Il rabbino capo del Commovwealth Rav Lord  rav Jonathan Sacks ha pronunciato questa mattina di fronte ai microfoni della BBC le seguenti parole in occasione del settantesimo anniversario della Rivolta del Ghetto di Varsavia e di Yom HaShoah:</p>
<p>Questa domenica &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/04/sacks.jpg"><img src="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/04/sacks.jpg" alt="" title="sacks" width="1024" height="695" class="alignleft size-full wp-image-623" /></a>Il rabbino capo del Commovwealth Rav Lord  rav Jonathan Sacks ha pronunciato questa mattina di fronte ai microfoni della BBC le seguenti parole in occasione del settantesimo anniversario della Rivolta del Ghetto di Varsavia e di Yom HaShoah:</p>
<p>Questa domenica sarà Yom HaShoah, il giorno in cui nelle comunità ebraiche ricordiamo l’Olocausto. Quest’anno la data coincide con il settantesimo anniversario di uno dei momenti più terribili di quella lunga notte oscura: la Rivolta del Ghetto di Varsavia. Alcuni dei peggiori piani di sterminio di massa portati avanti dai nazisti sono stati programmati apposta in occasione di festività ebraiche, in modo da eliminare non solo chi fosse non solo gli esseri umani ebrei, ma anche la fede ebraica. Così l’eliminazione del ghetto e di tutti i suoi abitanti è stata pianificata per Pesach, nel 1943, nel tentativo di provare, nel giorno della festa che inneggia alla libertà, che il Dio della libertà non è una realtà. In qualche modo gli ebrei chiusi nel ghetto lo vennero a sapere e nonostante fossero indeboliti dalla fame e dalle malattie e avessero solo pochissime armi decisero di impegnarsi in un atto collettivo di sfida. Sapevano che una volta circondati dall’esercito tedesco non avrebbero avuto alcuna possibilità di vittoria, ma resistettero per un mese, e la lotta continuò in maniera sporadica per ulteriori tre settimane.<br />
Fu un punto di svolta nella storia ebraica: grandi rabbini, nel ghetto, appoggiavano la rivolta. Nel passato gli ebrei erano stati perseguitati da chi voleva si convertissero ed erano disposti ad andare incontro alla morte da martiri piuttosto che tradire la propria fede. Ma i nazisti non volevano che si convertissero, li volevano distruggere.<br />
Così, dissero i rabbini, dobbiamo sfidarli rifiutando di morire, lottando per il diritto a vivere. Sapevano che sarebbero morti comunque quasi tutti, ma volevano fare un atto di protesta in nome della vita, e lo portarono avanti con immenso coraggio.<br />
Dopo la Shoah gli ebrei e buona parte del mondo giurarono “Mai più”. Tuttavia negli ultimi anni l’antisemitismo è tornato in Europa, dalla Grecia a sud fino alla Norvegia, al nord, dalla Francia, a ovest, fino alla Russia a est. Nulla di simile a quello che è stato in passato, ma abbastanza perché gli ebrei si preoccupino di cosa potrebbe riservare il futuro.<br />
Gli ebrei furono odiati perché erano una minoranza e perché erano diversi. Ma siamo tutti diversi e ogni gruppo potrebbe un giorno trovarsi ad essere minoranza. Gli ebrei non furono i soli a soffrire sotto Hitler.<br />
Questo è il motivo per cui dobbiamo imparare a combattere insieme contro l’odio. E&#8217; il minimo che dobbiamo agli eroi del Ghetto di Varsavia.</p>
<p>(nell&#8217;immagine: il Rav Sacks con il Presidente dell&#8217;Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna sfoglia un recente numero del giornale dell&#8217;ebraismo italiano Pagine Ebraiche</p>
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		<title>Israele – Accordo per il governo</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Mar 2013 11:10:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/03/netanyahulapid.jpg"><img src="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/03/netanyahulapid.jpg" alt="" title="netanyahulapid" width="635" height="357" class="alignleft size-full wp-image-613" /></a>Fiato sospeso fino all’ultimo, ma anche per Israele è fumata bianca: a due giorni dalla scadenza del termine concesso a Benjamin Netanyahu per dare vita a una maggioranza in grado di governare il paese, le tre principali formazioni della Knesset, &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/03/netanyahulapid.jpg"><img src="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/03/netanyahulapid.jpg" alt="" title="netanyahulapid" width="635" height="357" class="alignleft size-full wp-image-613" /></a>Fiato sospeso fino all’ultimo, ma anche per Israele è fumata bianca: a due giorni dalla scadenza del termine concesso a Benjamin Netanyahu per dare vita a una maggioranza in grado di governare il paese, le tre principali formazioni della Knesset, Likud-Beytenu (31 seggi), Yesh Atid (19 seggi) e Habayit Hayehudi (12 seggi) hanno raggiunto un compromesso di governo, che comprenderà anche Hatnua di Tzipi Livni (6 seggi).<br />
Il principale protagonista si è rivelato senz’altro l’ex giornalista Yair Lapid. Il leader di Yesh Atid, alla prima esperienza politica, si è dimostrato un negoziatore abile, capace di dare vita a una solida alleanza strategica con il leader della ultradestra religiosa Naftali Bennett per mettere alle strette Netanyahu e massimizzare i risultati. E così i partiti haredim, il sefardita Shas e l’ashkenazita Yahadut HaTorah sono rimasti fuori dal governo, caso non unico ma comunque raro nella storia dello Stato ebraico, e soprattutto delle amministrazioni guidate dal Likud. Imposta dall’asse Lapid-Bennett anche una notevole cura dimagrante all’esecutivo, che passa dai trenta ministeri dello scorso mandato a ventuno più il premier. Mercoledì, a pochissimi giorni dalla scadenza, l’ultima grande battaglia, quella per il Ministero dell’Educazione, con Netanyahu deciso a riconfermare l’uscente Gideon Sa’ar e Lapid pronto a non firmare l’accordo senza l’affidamento dell’incarico al rabbino Shai Piron, numero due di Yesh Atid. A mediare tra i due lo stesso Bennett, che si è mantenuto fedele all’alleanza con Lapid, riuscendo però a sbrogliare la matassa. Rav Piron sarà dunque il titolare dell’Educazione, mentre a Sa’ar andrà il Ministero degli Interni, che in fasi precedenti del negoziato si era ipotizzato venisse invece assegnato a Yesh Atid. Che ha dovuto anche rinunciare alla posizione di Ministro degli Esteri per il suo numero uno, posizione che verrà mantenuta da Netanyahu in attesa di essere restituita al leader di Beytenu Avigdor Lieberman, dimessosi dall’incarico che ricopriva già nella precedente amministrazione per vicende giudiziarie e pronto a riassumere la carica non appena prosciolto dalle accuse di frode. Lapid ha invece accettato la cruciale ma scomoda posizione di Ministro delle Finanze. Il Likud può dirsi soddisfatto anche per aver mantenuto un altro ministero di peso, quello della Difesa, che verrà assegnato a Moshe Ya’alon, già comandante in capo dell’esercito, ma anche per il mantenimento della maggioranza all’interno del governo (12 ministri, contro i dieci di tutte le altre formazioni messe insieme). Bottino importante anche per Habayit Hayehudì: oltre al Ministero del Commercio, Industria e Lavoro allo stesso Bennett, la formazione politica di riferimento degli abitanti degli insediamenti incassa anche la leadership della Commissione finanze della Knesset e il cruciale dicastero della Casa, che nell’ultimo governo era detenuto da Ariel Atias dello Shas. L’eccessivo prezzo delle abitazioni è stato una delle questioni al centro delle proteste sociali nell’estate 2011. E oltretutto, sono in molti ad accusare i criteri di assegnazione di fondi o agevolazioni di essere ritagliati in modo da favorire le giovani coppie haredim. Ma il Ministero contiene anche la delega alla questione degli insediamenti. Che ovviamente per Bennett rimane centrale. E certo, le istanze di Habayit Hayehudì in questa prospettiva, non saranno facili da conciliare con quelle di Tzipi Livni, Ministro della Giustizia e delegata ai negoziati con i palestinesi, che sogna di ottenere passi concreti nella direzione della pace.<br />
In corso di perfezionamento tutti i dettagli dell’accordo, mentre Netanyahu riceve gli scontenti del suo partito, esponenti della vecchia guardia rimasti senza cariche di rilievo, e giovani astri nascenti, che dopo aver ottenuto ottimi risultati alle primarie del Likud si sono visti messi da parte.<br />
La presentazione al presidente israeliano Shimon Peres dovrebbe avvenire al termine dello Shabbat, e l’insediamento ufficiale del governo all’inizio della prossima settimana. Giusto in tempo per accogliere il presidente degli Stati Uniti Barack Obama in arrivo in 20 marzo.</p>
<p>(nell’immagine la stretta di mano tra Netanyahu e Lapid alla cerimonia di insediamento della nuova Knesset)</p>
<p>Rossella Tercatin twitter @rtercatinmoked</p>
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		<title>Yom HaTorah unisce l&#8217;Italia ebraica</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2013 10:44:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/03/milano.jpg"><img src="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/03/milano.jpg" alt="" title="milano" width="1024" height="765" class="alignleft size-full wp-image-610" /></a>La dedizione e la passione di un Maestro che ha lasciato una traccia indimenticabile. Il magistero di rav Raffaele Grassini, già rabbino capo, shochet e sofer delle Comunità ebraiche di Trieste e Venezia, è presente nelle tante iniziative che in &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/03/milano.jpg"><img src="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/03/milano.jpg" alt="" title="milano" width="1024" height="765" class="alignleft size-full wp-image-610" /></a>La dedizione e la passione di un Maestro che ha lasciato una traccia indimenticabile. Il magistero di rav Raffaele Grassini, già rabbino capo, shochet e sofer delle Comunità ebraiche di Trieste e Venezia, è presente nelle tante iniziative che in occasione di Yom HaTorah, giornata dedicata allo studio promossa per il secondo anno consecutivo dal dipartimento Educazione e Cultura dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, hanno voluto rendergli omaggio e nel suo nome, alla sua memoria celebrare il piacere, l’intensità e la gioia del confronto sui testi della Tradizione. Lo hanno ricordato con commozione, tra gli altri, il rabbino capo di Roma rav Riccardo Di Segni e, a Milano, il presidente dell’Assemblea rabbinica italiana rav Elia Richetti. L’amico, l’allievo, il rabbino capace di dare, con il suo entusiasmo, un impulso decisivo nella vita delle Comunità in cui ha operato è stato al centro di molti interventi.<br />
Tema di questa seconda edizione di Yom HaTorah la proibizione di rivolgersi a maghi e ciarlatani per provare ad anticipare il domani.“Non cercate di indovinare il futuro e non fate magia”, come recita un versetto di Vaykra preso come modello e sviluppato attraverso lezioni, sessioni di studio, momenti collettivi di preghiera e riflessione. Nelle sinagoghe ma anche nelle sale comunitarie e nelle scuole. Nel segno della hevrutah, l’usanza di studiare e confrontarsi con uno o più compagni di pari livello. E con genitori e figli, nei vari appuntamenti ‘avot uvanim’, capaci di imparare l’uno dall’altro in posizione assolutamente paritaria. “Yom HaTorah vuol essere il nostro modo di festeggiare i Maestri”, ha sottolineato l’assessore al culto UCEI Settimio Pavoncello.<br />
Tanti gli ospiti internazionali che, al fianco della rabbanut italiana, hanno voluto confrontarsi sui cardini dell’identità ebraica in merito a queste stringenti tematiche. Da rav Michael Monheit a rav Yosef Carmel allo studioso parigino Haim Baharier. Fortissimo il richiamo alla consapevolezza. “In questo momento di grave crisi e precarietà tanta gente riempie il vuoto con l’ansia di captare il futuro. Questo è l’opposto che la Torah ci dice a proposito del tempo. La Torah – ha affermato rav Roberto Della Rocca, direttore del Dec UCEI – ci insegna ad andare in un’altra direzione che è nell’ottica di una responsabilizzazione. Niente fughe in avanti”. Rivolgersi agli oroscopi, ha incalzato rav Arbib con parole di grande chiarezza, “è un’azione de-responsabilizzante”.<br />
Yom HaTorah, come detto, è stata soprattutto una giornata di festa. Festa ad esempio è stata nelle tante tavole imbandite, in tutto il paese, in collaborazione con l’Unione Giovani Ebrei d’Italia. L’idea è stata quella di replicare il successo ottenuto lo scorso anno con RashiSushi. A pranzo e a cena insieme ai Maestri, per discutere di grandi temi in un proficuo intreccio di convivialità e studio che ha registrato notevole partecipazione a Roma e Milano così come a Firenze e Torino.</p>
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		<title>Rav Bernheim &#8220;Benedetto XVI, passi decisivi&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Mar 2013 09:02:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/03/bernheim.jpg"><img src="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/03/bernheim.jpg" alt="" title="bernheim" width="1024" height="683" class="alignright size-full wp-image-606" /></a>Rav Gilles Bernheim, gran rabbino di Francia, qual è stata la sua reazione all&#8217;annuncio della rinuncia di Benedetto XVI al suo mandato?</p>
<p>Questa decisione è un passo degno e coraggioso, perché, come ha detto l&#8217;ex direttore del quotidiano cattolico La &#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/03/bernheim.jpg"><img src="http://moked.it/paginebraiche/files/2013/03/bernheim.jpg" alt="" title="bernheim" width="1024" height="683" class="alignright size-full wp-image-606" /></a>Rav Gilles Bernheim, gran rabbino di Francia, qual è stata la sua reazione all&#8217;annuncio della rinuncia di Benedetto XVI al suo mandato?</strong></p>
<p>Questa decisione è un passo degno e coraggioso, perché, come ha detto l&#8217;ex direttore del quotidiano cattolico La Croix Bruno Frappat, siamo in un mondo in cui prevale l&#8217;istinto di schiacciare i propri simili con il proprio ego e l&#8217;esercizio dei propri poteri. Rinunciare a questo istinto è impossibile dal momento in cui ci si è battuti per conquistare i propri poteri. Allontanare se stessi dal trono, come Benedetto XVI sta facendo, è una lezione di portata universale. Questo gesto ci mette in gioco nelle nostre scelte e nella nostra vita.</p>
<p><strong>Il pontificato di Benedetto XVI ha mostrato periodi di tensione fra la Chiesa e le comunità ebraiche, in particolare al momento della cancellazione della scomunica a monsignor Williamson, un vescovo integralista apertamente negazionista, o al momento della rimessa all&#8217;ordine del giorno della preghiera del venerdì santo in cui si domanda che &#8220;Dio illumini il cuore degli ebrei&#8221;. Che insegnamento se ne può trarre riguardo alle relazioni ebraico-cristiane?</strong></p>
<p>Sono stato colpito dalla volontà di Benedetto XVI di riprendere a suo carico i gesti eccezionali di Giovanni Paolo II riguardo il popolo ebraico al fine di fare di una eccezione una tradizione che sarà ormai quella della Chiesa. Giovanni Paolo II era l&#8217;uomo della prima volta: la visita alla sinagoga di Roma, il viaggio di grande significato simbolico a Gerusalemme. Benedetto XVI avrebbe potuto evitare di rimettersi sul cammino del suo predecessore. Nel pieno della polemica sulla cancellazione della scomunica del vescovo integralista e la beatificazione di Pio XII, è andato alla sinagoga di Roma ma anche quelle di Colonia, di New York, così come a Gerusalemme. Gli atti fondamentali di Giovanni Paolo II lungi dall&#8217;essere una spettacolare eccezione, divengono con Benedetto XVI una tradizione della Chiesa e fanno orma parte di quello che deve accadere.<br />
Non dimentico che Benedetto XVI non ha solamente parlato dell&#8217;ebraismo. Ha incontrato molti ebrei. Poiché ascoltare gli ebrei di oggi, i discendenti di un passato che tanti cristiani avevano reso oscuro, rappresenta per la Chiesa il fatto di stare a confronto con pagine della storia scritte con il sangue, del sangue ebraico, pagine che erano semplicemente state omesse nei suoi libri di storia. Ascoltare gli ebrei oggi non insegna soltanto ai cristiani riguardo agli ebrei, ma anche agli ebrei riguardo a loro stessi.</p>
<p><strong>Nonostante l&#8217;insistenza di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI nel promuovere la dichiarazione Nostra Aetate che dopo il concilio Vaticano II ha profondamente modificato la relazione della Chiesa cattolica con l&#8217;ebraismo, permane il rischio di un antisemitismo cristiano? Oppure il pericolo è altrove?</strong></p>
<p>La relazione del cattolicesimo con l&#8217;ebraismo è cambiata in una maniera molto positiva, questa è un&#8217;evidenza. Ma altri cambiamenti stanno avvenendo allo stesso tempo. In Europa sono numerosi coloro che amano vedere nell&#8217;ebreo l&#8217;immagine del debole, del perseguitato, del sofferente. Dal momento in cui l&#8217;ebreo è presentato come oppressore di altri individui ancora più deboli, cessa poi di essere il vero ebreo. Lo si sostituisce con colui che è percepito come la vera vittima e si propagano etichette di razzista o di nazista che una volta spettavano al suo aggressore. Questa dinamica che opera in Europa è pericolosa, poiché conduce alla logica di revocare e negare la legittimità dello stato di Israele e alla passività nei confronti di alcune correnti antisemite presenti nel mondo islamico.</p>
<p><strong>Nel quadro delle relazioni ebraico-cristiane come giudicare l&#8217;attitudine dei leader e della popolazione ebraica riguardo alla Chiesa cattolica?</strong></p>
<p>Dopo l&#8217;insegnamento del disprezzo nei confronti degli ebrei, siamo giunti alla capacità di stima. Ma questo lavoro di avvicinamento non ha mobilitato che una piccola minoranza di cristiani e di ebrei, pervasi dell&#8217;importanza della posta in gioco: sarebbe a dire il concetto che Gesù è nato, ha vissuto ed è morto in quanto ebreo. E che, se si riconoscesse l&#8217;integralità della sua identità ebraica, non si comprende come potrebbe allora un cristiano disprezzare, o semplicemente ignorare gli ebrei suoi fratelli. Noi osserviamo in questo campo il risultato più importante di questi ultimi decenni della rivoluzione della Chiesa nei confronti degli ebrei. Senza alcun dubbio il ricordo della sofferenza degli ebrei causata dalla Chiesa rende difficile agli ebrei riconoscere il valore religioso del Cristianesimo. Inoltre, in quanto minoranza esposta al rischio di conversione forzata, gli ebrei si sono fatti durante i secoli una regola di non ammettere niente e nessuno negli altri culti.<br />
Su delle basi risanate nei rapporti reciproci, potranno constatare che i cristiani non compromettono la loro integrità religiosa, soprattutto se la loro pratica religiosa è rigorosa, riconoscendo che dei cristiani possono essere da esempio non a dispetto della loro fede, ma proprio grazie ad essa.</p>
<p><strong>Quali gesti e quali parole le comunità ebraiche possono sperare dal prossimo papa?</strong><br />
Prima di tutto la totale apertura degli archivi di Pio XII che coprono il periodo della Seconda guerra mondiale, al fine di permettere agli storici di meglio comprendere l&#8217;attitudine di questo papa nei confronti degli ebrei.<br />
Ma l&#8217;avvenire del dialogo fra cristiani ed ebrei si inscrive nella speranza che il prossimo papa vada ancora più avanti, nelle parole e negli atti per dissipare l&#8217;insegnamento del disprezzo. Come? Insegnando in maniera positiva il rispetto e la piena legittimità di una religione e di una fede nella quale la Chiesa trova le proprie radici: l&#8217;ebraismo. E testimoniando del valore e della singolarità della missione del popolo ebraico che, certo, non ha riconosciuto Gesù, ma di cui la saggezza e la vocazione restano perenni.<br />
Meglio comprendere i no degli ebrei a Gesù per meglio rispettarli. Che grande sfida. Ma solo a questo prezzo l&#8217;antiebraismo cristiano potrà essere superato.</p>
<p><strong>Il papa Benedetto XVI ha pubblicamente salutato la sua riflessione sulla relazione uomo-donna che è stata pubblicata in occasione del dibattito sul matrimonio aperto alle coppie onosessuali. Le religioni devono prendere parte assieme ai dibattiti della società?</strong></p>
<p>No. Perché le religioni non sono travasabili le une nelle altre. E non lo diventano di più nella costituzione di fronti unitari. Riguardo al matrimonio fra persone dello stesso sesso e l&#8217;omoparentalità, ogni religione ha contribuito al dibattito con i propri argomenti, i propri punti di riferimento e la propria sensibilità. E lo si è fatto per quello che poteva essere considerato l&#8217;interesse generale della nazione, non in quanto un atto di opposizione allo Stato, alla presidenza della Repubblica o alla maggioranza parlamentare.<br />
Se la scelta di Benedetto XVI da voi citata è stata per me una sorpresa, ritengo anche che costituisca, in questa fase delle nostra relazioni, un&#8217;eccezione. Alcuni avrebbero amato l&#8217;idea di una coalizione di religioni e alcuni avrebbero così potuto utilizzare o ridicolizzare tale coalizione come un blocco reazionario, per sua natura opposto ad ogni cambiamento. Ma la realtà è plurale, più fine e più sottile.</p>
<p><strong>Stephanie Le Bars, Le Monde, 28 febbraio 2013</strong></p>
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