Yom HaShoah – L’Italia ebraica non dimentica

Proseguono in tutta Italia gli appuntamenti per Yom HaShoah ve la Ghevurah, la ricorrenza del calendario ebraico in cui si ricorda l’orrore nazifascista e l’eroismo di quanti vi si opposero a partire da chi insorse nel Ghetto di Varsavia. Questo pomeriggio a Torino, a partire dalle 18, un marcia si snoderà silenziosamente tra le strade del capoluogo piemontese in ricordo di Emanuele Artom. La partenza dalla stazione ferroviaria di Porta Nuova. Al termine dell’iniziativa, che vede l’abbraccio dell’amministrazione cittadina con le Comunità ebraiche di Torino e di Casale Monferrato, sono previsti vari interventi. Tra gli altri prenderanno la parola il sindaco Piero Fassino, il leader comunitario Beppe Segre, la preside della scuola ebraica Sonia Brunetti, l’ex partigiano Ugo Sacerdote e Daniela Sironi della Comunità di Sant’Egidio.
Nelle scorse ore a Roma intanto, a segnare l’ideale conclusione di ore molto intense sul fronte della Memoria e della lotta all’antisemitismo, la proiezione del film Appartamento ad Atene di Ruggero Dipaola al centro Il Pitigliani. Organizzato in collaborazione con il Centro di Cultura della Comunità ebraica capitolina, l’evento si è svolto alla presenza del regista che ha poi risposto alle domande del pubblico.
Tanti i momenti che hanno caratterizzato questa ricorrenza in tutto il paese e di cui vi abbiamo fornito un quadro molto ampio nei giorni passati. Tra gli incontri più attesi, anche in considerazione delle recenti polemiche che hanno investito il Movimento Cinque Stelle sul tema dell’antisemitismo, le celebrazioni svoltesi a Parma (l’immagine è di Laura Caffagnini) alla presenza del sindaco grillino Pizzarotti. Nell’occasione il presidente della comunità ebraica e consigliere UCEI Giorgio Yehuda Giavarini, dopo avere rievocato i tragici avvenimenti della rivolta del Ghetto di Varsavia del 1943, si è lungamente soffermato sulle vecchie e nuove forme di antisemitismo e di odio antiebraico. “È particolarmente significativo – ha fatto osservare – che i fatti di Varsavia si siano svolti proprio in coincidenza con la prima sera di Pesach in cui nell’Hagaddah leggiamo ‘… perché non solo una volta si sono sollevati per sterminarci, ma in ogni generazione si sollevano per sterminarci”. Nel corso della storia, ha infatti rilevato Giavarini, “gli ebrei hanno portato il fardello della loro identità-diversità ed è questo uno dei contributi dell’ebraismo: dimostrare che si può essere se stessi, nella propria diversità ed allo stesso tempo essere cittadini leali ed attivi e contribuire ad ogni campo del progresso umano”. In questo senso, ha riflettuto, “l’antisemitismo è un assalto non solo agli ebrei ma alla intera condizione umana”. L’antisemitismo inizia con gli ebrei ma non si ferma mai ad essi: in ciò, la conclusione, “risiede la capacità straordinaria e certamente non umana di trasformare il destino particolare di un popolo in una morale universale e in un insegnamento per tutte le genti”.
Mentre il rabbino David Sciunnach gui­da la preghiera la sinagoga si af­folla. Tra i banchi tante persone esterne alla Comunità che esprimono la loro solidarietà e vicinanza, come i numerosi studenti che frequen­tano i corsi di lingua ebraica proposti dalla kehillah emiliana. A fianco del sindaco, la moglie Cinzia. Presenti anche i due rappresentanti del Forum inter­religioso, Luciano Mazzoni, presidente del sodalizio e Daniele La Mantia, pastore della Chiesa Avventista e presidente locale del consiglio delle Chiese Cristiane. Con il ricordo dei nomi dei deportati da Parma e Piacenza vengono accese le sei candele in ricordo dei sei milioni di ebrei assassinati nei campi di sterminio. A margine della celebrazione, il primo cittadino ha rimarcato il va­lore del dialogo interreligioso “da sempre fondamentale tra le comunità”. In passato ci siamo separati, ha proseguito Pizzarotti, “ma occorre fondersi insieme per ta­gliare nuovi importanti traguar­di e questo riguarda la sfera re­ligiosa, ma anche tutti gli altri ambiti”. Sono tante le voci ad intervenire e commentare: “Quella che le tre grandi re­ligioni monoteiste chiamano Terra Santa è un luogo simbolico – dice Mazzoni – ed è il momento significativo e cru­ciale per affermare una realtà di condivisione, pace e fratellan­za”. “Abbiamo un obbligo e un de­bito nei confronti della Comu­nità ebraica – gli fa eco La Man­tia – che ci richiama a un mo­mento di riflessione e vicinanza, all’interno delle chiese cattoli­che ma non solo”. Intanto Israe­le si ferma: due minuti di silenzio e com­mozione, ricorda Giavarini, “in cui cia­scuno cessa di fare qualunque cosa per ricordare le vittime della Shoah”. Al termine della cerimonia la consegna al sindaco del distintivo di Yad Vashem: un filo spinato, simbolo delle sofferenze subite, da cui si sprigionano le fiamme della rinascita.

Molte emozioni anche a Trino Vercellese dove, presso il locale teatro civico, si è svolta la performance La zona grigia a cura del circolo sardo Su Nuraghe di Biella. L’evento, organizzato dalla Comunità ebraica vercellese, ha avuto come protagonisti

Francesco Logoteta (voce, letture, monologhi), Fabio Lamanna (pianoforte, cori) e Marco Gallo (chitarra acustica), che hanno eseguito un mix di canzoni suonate in acustico (chitarra e pianoforte), letture di testi e di poesie e monologhi teatrali, alternando al parlato canzoni di Carmen Consoli, Niccolò Fabi, Edoardo Bennato, Cristina Donà e Roberto Vecchioni. I testi recitati sono stati tratti da un vasto repertorio: Leonardo Tondelli, Primo Levi, Nedzad Maksumic, Elie Wiesel, Etty Illesum, Mariangela Gualtieri, citazioni di Giovanni Falcone, Indro Montanelli, dati storici estratti da testi sulla Shoa e sulla guerra.

“La musica, le letture, le poesie, strumenti che scuotono le coscienze

– ha commentato il presidente della Comunità ebraica e consigliere UCEI Rossella Bottini Treves – rievocano memorie ed emozioni, aiutano a fissare nella mente gli episodi avvenuti, fatti che ancora oggi, tutti noi abbiamo difficoltà a comprendere e credere. Grazie alla straordinaria esecuzione di questo reading, il circolo sardo, da sempre impegnato nell’attività del ricordo e in questi ultimi anni particolarmente vicino alla Comunità ebraica, non solo commemora, ma fa rivivere esperienze dolorose affinché queste restino per sempre impresse nella memoria e nei cuori, come monito perenne contro ogni persecuzione e ogni offesa alla dignità umana”.

Lo spettacolo è stato seguito dalla visita alla ex-sinagoga di Trino, aperta per dar modo di conoscere un secolare luogo di culto ebraico cittadino, in attesa di poterne fare, in collaborazione con il Comune, una sala espositiva e didattica, con la possibilità di vederne riprodotti gli arredi sacri (ora restaurati e esposti all’Eretz Museum di Tel Aviv) e la sua storia, al fine di crearne un importante itinerario ebraico piemontese accessibile alle scuole e al pubblico.

“Ringrazio il circolo sardo – il commento conclusivo di Bottini Treves – per la costante e continua attenzione nei confronti della Comunità ebraica, il Comune di Trino per la solidarietà dimostrata attraverso l’intitolazione della piazzetta ai quattro ebrei trinesi che persero la vita nei campi di sterminio nazista, l’Associazione dell’Anpi e il suo presidente Pier Franco Irico, e un particolare ringraziamento per l’attenzione e il determinante intervento di Raffaella Attianese. La Comunità ebraica intende farsi sentire sempre più viva e attiva nei luoghi in cui i propri correligionari sono vissuti per secoli di storia da non dimenticare”. Sono intervenuti anche Paolo Bonato Zalman, Baruch Lampronti e Jil Krakow. L’iniziativa ha avuto il patrocinio del Comune.

(9 aprile 2013)

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