Giornata europea della Cultura 2013: Il canto di David. Enrico Fink in concerto a Soragna

IL CANTO DI DAVID

dai Salmi al Perek Shira

la meraviglia dell’uomo di fronte al creato

i cieli raccontano la gloria del Signore

il firmamento annuncia l’opera delle sue mani

(tehillim 19:2 ; perek shira, 1:1)

 

 con Enrico Fink (voce, voce recitante, flauto)

Marcella Carboni (arpa)

Arlo Bigazzi (basso)

Massimiliano Dragoni (salterio, percussioni)

 

 

Un inedito percorso musicale nella cultura ebraica attraverso le espressioni di lode dell’uomo verso la creazione, e attraverso il canto della creazione stessa nei confronti del suo Creatore. Nel programma, i versi del libro dei Salmi che celebrano lo stupore dell’essere umano nei confronti della Natura, cantati secondo tradizioni ebraiche diverse e lontane fra loro (dalla tradizione ebraica italiana a quella est europea, dal canto hassidico alle tradizioni dei Bené Israel a Bombay); il tutto attraverso la letttura del Perek Shira, antico testo che attraverso citazioni di passi delle Scritture associa a ognuna delle creature del mondo il suo “canto” di lode.

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“L’onda di piena alleluiatica e sonora avanza verso il Tempio abolito rovesciandosi sull’incolmabile vuoto che ha lasciato, investe d’echi fortissimi la conca sterminata che la sua provvida sparizione ha prodotto. Vittorioso di ogni morte, resterà sul naufragio umano, su questa ripetuta e fatale perdizione nostra in un traboccare di segni, il canto che li adunava, scolpiva, tratteneva, avventava.”

Così Guido Ceronetti scrive in nota alla sua traduzione dell’ultimo salmo del sefer tehillim, il salmo 150. L’immagine mi ha sempre colpito: si riferisce evidentemente all’elenco di strumenti musicali che compare, con ritmo incalzante, nel salmo: “sia la lode del corno rimbombante, laudatelo con la cetra e con la viola… coi tamburi e con le danza… coi liuti e la ribeca… con timpani strepenti… con cembali trionfali…” (sempre in traduzione di Ceronetti, Il Libro dei Salmi, Adelphi 1985). Sono gli strumenti che accompagnavano la funzione nel distrutto Tempio di Gerusalemme, quegli stessi strumenti che sono l’unica indicazione rimastaci per intuire qualcosa di come dovesse risuonare la musica perduta di quel culto: l’originale, archetipica “musica ebraica” di cui, come hanno sognato tanti ricercatori e studiosi, da A.Z. Idelsohn al “nostro” Leo Levi, ascoltiamo ancora oggi le tracce nelle mille tradizioni musicali degli ebrei sparsi per il pianeta. Così, nella fortunata immagine di Ceronetti l’eco “alleluiatico” di quella musica va a riempire il vuoto lasciato dalla sparizione del Tempio stesso (la “provvida” sparizione, come dice non senza una certa arroganza modernista: provvida perché, nonostante sia la disgrazia prima e suprema nella storia ebraica, è l’evento che ha dato al mondo la storia ebraica della della diaspora, la cultura ebraica dell’esilio). Ma è chiaro che quell’ “onda alleluiatica e sonora” si compone non soltanto della musica evocata dal salmo 150, ma da tutte quelle musiche che nella diaspora hanno germinato e si sono sviluppate per secoli fino ai giorni nostri; e insieme da tutto il canto dell’intero libro dei salmi, chiamato a rappresentare tutta la grande costruzione successiva dell’ebraismo, la “cattedrale nel tempo” che (secondo un’immagine cara al grande Rav A.J. Heschel) si è sostituita al Tempio nello spazio.

Dicevo, l’immagine mi ha sempre colpito. E ha dato forma a questo progetto musicale: rappresentare in un concerto l’intero libro, dare una lettura musicale capace di evocare quella tensione di dialogo fra l’umano e il divino di cui sono fatti i salmi. Una particolare attenzione si è fatta alla scelta degli strumenti: la voce, ovviamente, un basso a costruirne il contraltare contemporaneo, e le due anime strumentali che attraversano la musica dai tempi di David ai giorni nostri, ovvero le corde del kinnor – che nei secoli ha significato un’intera famiglia di strumenti, dalla lira al salterio al violino, ma che è spesso pensato come “l’arpa di David” – e il fiato che attraversa il flauto, come nella simbologia cabalistica il ruach divino attraversa il corpo dell’uomo. E poi, la scelta delle musiche: un viaggio nelle tradizioni che il mondo ebraico ha reinventato nei secoli per il canto dei salmi. Dalle antiche cantillazioni italiane alle composizioni dei rebbe chassidici di Motzitz nel primo novecento, dalla tradizione immaginifica dei Bené Israel, gli ebrei di Bombay, alla moderna evoluzione del misticismo in musica con le melodie di Shlomo Carlebach.

 

 

Enrico Fink

Si è affermato ormai da anni come  uno dei principali e più autorevoli interpreti della tradizione ebraica in Italia. E’  nato nel 1969 a Firenze, dove ha sempre vissuto tranne due anni passati negli Stati Uniti: si è laureato in fisica nel 1994, deducendone immediatamente di volersi dedicare alla musica e al teatro. Ha all’attivo produzioni e incisioni che vanno dal jazz alla musica contemporanea, dalla musica di strada alla musica sacra; si è esibito come cantante, ma anche come attore, flautista e corista, sui palchi più diversi, dal Festival di Sanremo al Quirinale, dalle discoteche a festival internazionali di musica classica, dal marciapiede ai maggiori teatri di prosa. Negli ultimi anni si è esibito ad esempio al Festival De Musique Sacree de Perpignan, alla Konzerthaus di Vienna, al San Francisco Jewish Music Festival, al Netwerk Oude Muziek Holland, allo York Early Music Festival, allo Skirball Center di Los Angeles, al Budapest Jewish Music Festival, alla Biennale di Musica Contemporanea di Zagabria, al Seattle Early Music Festival, e in un numero imprecisabile di altri teatri e rassegne negli Stati Uniti ma anche in Croazia, Polonia, Germania, Ungheria, Svizzera, Austria, Francia, Olanda, Inghilterra. Come autore teatrale è stato premiato dal Premio Riccione per il Teatro in Italia e dalla European Association for Jewish Culture in Inghilterra. Le sue principali pubblicazioni musicali sono: Il Ritorno alla Fede del Cantante di Jazz, ed. Materiali Sonori 2005; La Istoria de Purim (con l’Ensemble Lucidarium), ed. k617 (Francia) 2006;  Lokshen – Patrilineare, ed. Le Vie dei Canti – Materiali Sonori 2000; Klezmer – Cronache di viaggi, ed. Frame 1997, (con l’Orchestra Regionale della Toscana); Black and Blue, ed. Arpa – Radio Popolare 1998, (con il coro jazz Jubilee Shouters); La Mutazione, 1999 (con il gruppo Tacitevoci diretto dal Mo. Bruno de Franceschi). A tutto ciò affianca un intenso lavoro di didattica, tenendo conferenze in Italia, Europa e gli USA: e in particolare insegna Musica Ebraica presso la Scuola di Alta Formazione Musicale di Bertinoro, e Storia della Musica Ebraica presso il Corso di Laurea in Studi Ebraici di Roma.


Marcella Carboni

Nata a Cagliari nel 1973 si è diplomata in Arpa al Conservatorio di Cagliari nel 1995, ha studiato composizione tradizionale dal 1993 al 1997. Dal 1995 ha svolto attività concertistica, da solista, in orchestra e in formazioni cameristiche di diverso genere. Fino al 1998 studia solamente musica classica, perfezionandosi con Maria Oliva De Poli alla Scuola Musicale di Milano dal 1996 al 1998, con Susanna Mildonian alla Accademia Chigiana di Siena nel 1996 e 1997 e con Esther Gattoni alla Scuola di perfezionamento musicale di Castel S.Giovanni (PI) negli anni dal 1998 al 2001. Nel 1999 vince il III premio al concorso internazionale UFAM di Parigi. Nel 1998 ha frequentato il seminario di Umbria Jazz incontrando per la prima volta Park Stickney, arpista Newyorkese, che utilizza l’arpa in contesti jazz. Dopo questo incontro, ha iniziato lo studio del jazz sia da autodidatta, sia con l’aiuto di arpisti come Carrol Mc Laughing, Harvi Griffin e lo stesso Park Stickney in diverse occasioni, sia dei pianisti Roberto Cipelli e Alessandro Diliberto. Nel 2000 ha frequentato la Civica Jazz di Milano, nel 2003 e 2004 i Seminari di Jazz a Siena e dal 1999 i Seminari di Nuoro Jazz. Frequenta i corsi Superiori Sperimentali di Jazz al Conservatorio di Cagliari sotto la guida del pianista australiano Peter Waters, e continua a prendere lezioni da Park Stickney in numerose occasioni, in Italia come a Londra o Ginevra. Suona inoltre con varie formazioni di tipo jazzistico come il NAT trio, con S. Pala ai sassofoni e Elisabetta Lacorte al basso; il Naima trio, con Francesca Corrias alla voce e flauto e Elisabetta Lacorte al basso. Ha suonato in varie rassegne jazz tra cui Time in Jazz di Berchidda (NU) con il gruppo Ottettodinò e con il pianista P. Waters, Nuoro Jazz con gli Ottettodinò, il Nat trio, in duo con il contrabbassista Bruno Tommaso e in varie formazioni, e Terre di Siena con il pianista Riccardo Zegna e il clarinettista Gabriele Mirabassi. Fa parte inoltre, con l’arpa celtica, del duo RUA, con Angelica turno al violino con un repertorio di musiche irlandesi, bretoni e scozzesi. Affianca l’attività di musicista a quella di docente di Arpa, Propedeutica ed Educazione Musicale.

Arlo Bigazzi

Bassista e compositore, produttore e graphic designer, Arlo Bigazzi è in attività dalla fine degli anni 70 con l’etichetta discografica indipendente Materiali Sonori. Negli anni collabora, progetta o produce opere di Paolo Lotti, Naif Orchestra, Diaframma, Canzoniere del Valdarno, Alexander Robotnick, Clare Ann Matz, Novalia, Daniel Schell, Luis Rizzo, Militia, Roedelius. Nel 1994 ha pubblica il suo primo album solo: Polvere nella Mente, progetto dedicato ai nativi d’America, seguito da [2] nel 1998. Nel 1999 con Claudio Chianura e il poeta cheyenne Lance Henson realizza Another Train Ride e l’anno successivo produce The Wolf And The Moon – Drop 6 dove invita musicisti come Hector Zazou, Eraldo Bernocchi, Steve Wilson, Richard Barbieri e altri ancora ad elaborare le tracce del precedente lavoro. Tra il 2000 e il 2003 ha prodotto coolAugustmoon – From The Music Of Brian Eno e Rings di Arturo Stalteri e cura la ristampa di Syriarise, dove partecipa a due nuovi brani. Nel 2002 realizza, con Pier Luigi Andreoni, Blaine L. Reininger e Roger Eno, il disco Nobody knows how and why. Dopo aver curato le musiche per lo spettacolo teatrale Yonah di Enrico Fink, produce Il ritorno alla fede del cantante di jazz, opera ispirata alla musica sinagogale di tradizione ferrarese e fiorentina ed entra a far parte dell’organico del gruppo di Enrico. Successivamente, dal sodalizio con Enrico Fink, nasce la Homeless L.I.G.H.T. Orchestra, caravanserraglio di musiche originali e di tradizione ebraica. Dal 2001 suona e partecipa attivamente al progetto musicale, ideato e diretto da Giampiero Bigazzi e Orio Odori, La Banda Improvvisa. Ne cura la produzione discografica: Pratomagno Social Club (2003); Lesamoré (2005) – con la partecipazione di Daniele Sepe e Auli Kokko; Benvenuti… all’improvvisa! (2007) – con la partecipazione di Alessandro Benvenuti. Nel 2007 collabora con il cantautore siciliano Salvatore Meccio (Tammorra, Ballarò) al progetto Bandakaleido e inizia a suonare nel trio che accompagna Alessandro Benvenuti nello spettacolo Recital Inquieto. Dal 2008 al 2009, sempre per Alessandro Benvenuti e con una formazione rinnovata, partecipa allo spettacolo Capodiavolo. Oltre ad occuparsi di buona parte degli arrangiamenti, produce e cura la realizzazione del cd omonimo. Contemporaneamente, insieme a Carlo Monni, Orio Odori e Giampiero Bigazzi, realizza lo spettacolo Nottecampana dedicato al poeta di Marradi. Successivamente produce il cd omonimo e, insieme a Giampiero, cura l’edizione del libro Nottecampana e l’urgenza della poesia per l’editore Zona. Sempre nel 2009 partecipa all’esperienza musicale Canti Erranti, nuovo crogiuolo di anime e di musiche ideato da Giampiero Bigazzi; viene coinvolto come tutor (insieme a Francesco Magnelli, Riccardo Tesi, Stefano Bollani e Gianni Maroccolo) nel progetto T-Rumors promosso da Regione Toscana e organizzato da Toscana Musiche; interviene nel cd “D’amore e di passione” de L’Arcano Patavino; ed è coordinatore e produttore per il progetto discografico promosso dal M.E.I. Decidilo Tu – una canzone per l’Abruzzo, dove vari musicisti dell’aria indipendente interpretano la canzone scritta per l’occasione da Alessandro Benvenuti. Al termine della produzione si esaurisce anche il sodalizio con l’attore e regista e nel 2010 si dedica alla realizzazione del progetto Alabastro Euforico.

 


 

Massimiliano Dragoni

 

Percussionista e salterista si occupa della ricerca e dello studio degli strumenti a percussione antichi e tradizionali. Ha frequentato importanti corsi di specializzazione in musica antica e in musica tradizionale, in Italia e all’estero, concentrandosi sulle relazioni tra musica colta e musica di tradizione orale. Laureato in Filosofia, con una tesi in Storia della filosofia medievale dal titolo: Giacomo da Liegi e lo Speculum musicae, la “musicalis scientia”come “animae perfectio”, si occupa principalmente dell’analisi dei manoscritti teorico-musicali d’epoca medievale nei quali si presenta l’influenza dell’opera del filosofo romano Boezio. Dal 1996 svolge un’intensa attività concertistica – Italia, Francia, Austria, Svizzera, Inghilterra, Ungheria, Slovenia, Polonia, Slovakia, Spagna, Belgio, Olanda, Germania, Portogallo, Giappone, Croazia, Egitto, Marocco, Brasile, Argentina, Chile, Uruguay, Stati Uniti- partecipando a numerosi e prestigiosi festival di musica antica. Dal 1999 è uno dei componenti dell’ensemble svizzero-italiano Lucidarium, diretto da F. Biggi ed A. Gosfield. Ha partecipato e partecipa alle attività artistiche di più formazioni, tra queste: Salon de musiques – Bologna, Compagnia dell’Orpheo-Royaumont, Orientis Partibus -Assisi, Armoniosoincanto (M° F. Radicchia), Aquila Altera, Fiffaro Consort, Ensemble Saltarello (CH), Ensemble Discordantia (CH), Piffaresca, Accademia Petrarca, Antonio Il Verso- Palermo, Micrologus, ensemble Dramsam- Gorizia, Alain Curtis, Ensemble Mediva (GB), Sonidumbra, Fratelli Mancuso, Viola Buzzi, Orchestra Multietnica Aretina – OMA – come collaboratore alla direzione e percussionista (Officine della cultura) …, Les trois Comò, ed è uno dei fondatori dell’Ensemble d’ Ars Antiqua Diapsalmata. Dal 2002 collabora con l’Orchestra barocca di Napoli, la “Cappella della Pietà dei Turchini” diretta dal M° A. Florio. Partecipa al progetto internazionale sulla messa in scena della “Fabula di Orpheo” del Poliziano, sostenuto dalla Fondation Royaumont in Francia. Ha tenuto corsi didattici in Italia e all’estero, occupandosi, in primo luogo, di una duplice analisi: quella filosofico-musicale boeziana nel suo ri-proporsi attraverso l’opera d’autori medievali e rinascimentali e quella inerente le percussioni antiche di scuola italiana: Stage a Périgueux (Francia, 2003): “Boezio, le sue teorie ed influenze nel XV secolo”; “Le percussioni tradizionali nella musica antica” L’Aquila 2003; Corso di percussioni medievali e rinascimentali a Monsampolo del Tronto, 2003/04; Conservatorio di Banská Bystrica (Slovakia, 2003); “L’influenza della musica per gli antichi” (Latina, 2004); Stage sulle percussioni antiche presso il dipartimento di musica antica, C.E.M.A., del Conservatorio di Ginevra (Ch), corsi di musica antica e improvvisazione su percussione presso la Fondation Royaumont (Parigi). Al suo attivo, la partecipazione a numerose incisioni discografiche, (Tactus, Bongiovanni, K617, l’Empreinte digitale, …) , programmi radiofonici, colonne sonore per corto e lunghi metraggi, opere teatrali.

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