• Partire dalla base, lavorare in altezza.

      È un leitmotiv che sentiamo ripetere assai spesso: l’ebraismo italiano si lamenta del fatto che il “fronte della gioventù” sia sempre più esiguo e che lo spazio per le nuove leve sia marginale. In parte è vero. Il motivo è più di uno. Oltre a quello della disaffezione, non ultimo è quello dell’emigrazione verso i nuclei più consistenti (Roma e Milano su tutti). Le Comunità medie e piccole sembrano essere “sguarnite” di giovani e l’orizzonte lascia intravedere un destino di sopravvivenza più che di crescita e di sviluppo. Anche se crediamo che i giovani siano molto migliori di come vengono dipinti, ci sono tanti modi per provare a invertire questa tendenza e dare nuovo slancio.

    • Un libro per raccontarsi e per dialogare

      Il Museo Nazionale di Palazzo Reale, splendido edificio che si affaccia sui Lungarni densi di vita (almeno nei giorni di mercato) della città della Torre pendente, diventa nel primo weekend di caldo estivo il luogo del rilancio mediatico di una comunità piccola nei numeri ma grande nella storia. Gli ebrei di Pisa, la cui presenza dalle parti di piazza dei Miracoli prosegue senza interruzioni da circa 1150 anni (anche questo è in fondo un miracolo), decidono di comunicare e dialogare con la società esterna attraverso uno strumento informativo e divulgativo ulteriore: un volume ricco di contenuti e dalla veste grafica accattivante.

    • Qui Viareggio - La notizia, l'esempio

      La celebrazione di uno shabbat a Viareggio non dovrebbe essere una notizia (anche se era qualche anno che non si apriva la sinagoga viareggina per uno shabbat diverso dal kippur). Infatti, non è questa la notizia.
      La notizia sta nella genesi di questa celebrazione: sette ragazzi romani che decidono di partire un venerdì per celebrare lo shabbat lontani da casa, in una sinagoga per sei di loro sconosciuta. Dei sette, infatti, soltanto Beny Bendaud frequenta da ben dieci anni il piccolo nucleo ebraico viareggino, da quando, appena quattordicenne, ha cominciato ad officiare tra Pisa e Viareggio, costruendo un saldo legame con le due città.

    • Quando anche una targa
      fa paura

      Come ogni anno Pisa ha ricordato il 27 Gennaio con un calendario di iniziative particolarmente mirato e con un lavoro notevole di preparazione. Il problema che porta con sé il Giorno della Memoria, come ben sappiamo, è quello di scivolare su grandi dosi di retorica, a discapito dei contenuti. È una questione delicata, ma non è possibile non affrontarla. Ciò nella stessa misura in cui è doveroso tenere ben salde le redini delle finalità di cui tale Giorno vive: in alcune occasioni abbiamo infatti amaramente constatato il tentativo di discostarsene da parte delle istituzioni. Tra i vari momenti di intensità che abbiamo vissuto a Pisa in occasione dell’ultimo Giorno della Memoria lo scoprimento, presso la tenuta di San Rossore, alla presenza delle autorità e delle istituzioni, della targa che ricorda la firma delle leggi razziste avvenuta proprio in questo luogo per mano di Vittorio Emanuele III.

    • Il cimitero monumentale
      va in rete

      La sfida della multimedialità, la salvaguardiadel patrimonio. È seguendo questo input che la Comunità ebraica di Pisa, quale strumento interno di gestione del Cimitero monumentale di via Carlo Cammeo, ha recentemente provveduto ad allestire un sistema informatico che permette la registrazione di ogni tomba e lapide presente all’interno della struttura. Ciò ha fornito lo spunto a realizzare un database parallelo, liberamente usufruibile da privati cittadini (anche se con alcuni vincoli legati alla normativa sulla privacy) e pronto a essere presentato in occasione della prossima Giornata, in cui sono evidenziate le tombe di personaggi storici significativi sia per la storia della Comunità che per la storia del territorio pisano.