Religione, i diritti da difendere

sacerdoti, somekh, disegni, mortara, taha lafram Tradizioni religiose, diritti, questioni di bioetica medica, tutela degli animali. Sul tavolo del confronto due precetti del mondo ebraico, comuni anche all’Islam, spesso nell’occhio del ciclone: “milah e shechitah – due precetti sotto accusa?” (circoncisione e macellazione rituale) è il tema al centro del convegno che si sta tenendo nel centro sociale della Comunità ebraica di Torino, organizzato dall’associazione Anavim. Protagonisti della sessione mattutina, moderata dal vicepresidente UCEI Giulio Disegni e aperta dai saluti del presidente della Comunità torinese Beppe Segre e dal vicepresidente David Sorani, Tahal Lafram, in rappresentanza della realtà islamica cittadina, il medico e consigliere UCEI Giorgio Mortara, il giurista e consigliere UCEI Giorgio Sacerdoti e rav Alberto Moshè Somekh. Nella sessione pomeridiana, moderata da Maurizio Piperno Beer, interverranno il chirurgo e mohel Daniel Cassuto, il portavoce della Comunità ebraica di Roma Fabio Perugia, il veterinario Paolo Pozzi e il presudente dell’Associazione Hans Jonas Tobia Zevi.
La domanda titolo della conferenza rappresenta la situazione complicata che vivono la mila e la shechitah nella percezione della società civile. Come hanno sottolineato in avvio il presidente della Comunità Segre e il presidente di Anavim Sorani, entrambi i precetti, che hanno una corrispondenza nella religione islamica, sono stati negli ultimi anni nuovamente messi sotto processo: la milah, in particolare in Germania, ma anche negli organi dell’Unione Europea ha visto la nascita di provvedimenti e progetti atti a vietarla. Su questo iter giuridico si è soffermato Giorgio Sacerdoti, che ha sottolineato come le strade per affrontare i tentativi di proibire da una parte la circoncisione dall’altra la macellazione rituale sono diversi perché diverse sono le sensibilità e i diritti da tutelare. Una diversità che però nell’ebraismo ha diverse analogie, come ha ricordato il rabbino Somekh che ha enunciato, sintetizzandole in otto punti, le somiglianze che intercorrono tra le due mitzvot. Ad esempio, entrambe comportano l’uso del coltello o ancora, con modalità diverse rievocano, l’idea di sacrificio. Anzi”la milah è ancora più forte del sacrificio, perché il sacrificio è un’offerta del proprio denaro, mentre la mila è un’offerta del proprio corpo”, sottolinea il rav.
Rimanendo sul tema della circoncisione, la milah apre diversi quesiti sul fronte della bioetica medica in quanto considerata un’operazione non necessaria per la salute del bambino. Su questo tema si è soffermato Giorgio Mortara, presidente dall’Associazione medica ebraica, che ha poi spiegato le dinamiche e la stretta regolamentazione che vige per diventare mohel, colui che pratica la circoncisione sempre affiancato nell’operazione da un medico (non necessariamente ma volte le figure coincidono). Una normativa garantisce la possibilità in Italia di praticare, secondo determinati dettami, la circoncisione, tutelando così il diritto alla libertà religiosa e in particolare un precetto fondamentale dell’ebraismo. Un rilievo che ha anche nella religione islamica, come ha spiegato Lafram al pubblico presente, raccontando le regole e gli usi legati alla circoncisione e alla macellazione attraverso la prospettiva dei musulmani.

(15 dicembre 2013)

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