Musica corale: Kol HaTikvà protagonista

Centinaia di persoe a Trieste per Shemà Kolì, prima rassegna di musica corale ebraica in cui sei cori della regione hanno proposto al pubblico, accorso in gran numero, un programma interamente in lingua ebraica spaziando dai canti della tradizione liturgica e delle feste a trascrizioni per i salmi fino alle canzoni popolari israeliane e alla musica sinfonica contemporanea: composizioni di diverse epoche e provenienze, con una lingua antica e attuale in comune. Promossa dall’Associazione Corale Kol Ha‐Tikvà, l’iniziativa ha visto l’entusiastica adesione di gruppi corali che abitualmente non si esibiscono con questo tipo di repertorio, comprendendo l’importanza di essere partecipi ad un evento che ha voluto, nell’anno del centenario dell’inaugurazione della grande sinagoga, proporre di nuovo, in questa città multiculturale e multietnica fin dalle sue origini, un esempio importante di quanto la cultura in generale e la musica in particolare possano essere luogo di accoglienza e condivisione. A Trieste, “città musicalissima”, la coralità ebraica aveva occupato per lungo tempo un posto importante nel panorama artistico locale, venendo a poco a poco cancellata fin dagli anni ’30 dello scorso secolo. Il primo evento organizzato dal Kol Ha‐Tikvà ha voluto essere così anche una proposta per far riprendere, assieme ad altri cori, questo discorso tragicamente interrotto. Il titolo si traduce con “senti la mia voce”, significando ben più di una semplice richiesta di attenzione, assumendo una valenza simbolica, riscontrabile nelle fonti più antiche: il sentire che è ascolto attento, l’ascolto che diventa necessità vitale. Sul palco del Teatro Miela, che ha registrato ampiamente il tutto esaurito, si sono succeduti il Kol Ha‐ Tikvà, diretto dal suo fondatore e instancabile promotore della rassegna, il M° Marco Podda, i Silvulae Cantores (M° Giuseppe Botta), il Gruppo Corale Elianico (M° Franca Zanolla), l’Auricorale Viva Voce (M° Monica Cesar), la Corale Sant’Ambrogio (M° Franca Zanolla), il Nuovo Accordo (M° Andrea Mistaro). Tra i brani eseguiti, significativa è stata la proposta del Kol Ha‐Tikva che ha voluto presentare un brano molto importante non solo dal punto di vista musicale, ma anche simbolico. Proviene da una raccolta di canti tradizionali ebraici, edita nel 1863 a Bunzlau, in Bassa Slesia. Il libro, in un secolo e mezzo di vita, ha fatto un viaggio lungo e tortuoso: appartenuto all’inizio a un membro della comunità di Bunzlau, verso la fine dell’800 si è trovato presso una famiglia ebraica in Slovacchia. Per vie oggi sconosciute è passato alla scuola ebraica di Dolni Kralovice, in Cechia, per giungere, dopo il 1916, a Budapest. Da lì, negli anni ‘30, è stato portato da una giovane donna a Fiume. Con la guerra è arrivata anche la deportazione. Tra le poche cose che era riuscita a portare via con sé, anche il libro di musica della sua famiglia. Sopravvissuto per miracolo assieme alla proprietaria anche nei campi di concentramento, giunse a Trieste a guerra finita. Dakhò Dekhitani, salmo tratto da questa raccolta dal valore storico e musicale inestimabile, è stato scelto perché ora, dopo un secolo e mezzo di oblio, quei suoni dimenticati possano tornare alla vita. Al termine del concerto, i coristi che si sono esibiti hanno potuto godere di una visita “notturna” alla mostra 1912‐2012 Cent’Anni della Sinagoga di Trieste ‐ Carlo Morpurgo, la Tragedia di un Uomo Giusto, allestita presso il Museo Carlo e Vera Wagner, che li ha ospitati per un rinfresco finale.

Paola Pini

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