Nella fessura della Roccia

Alla vigilia di Shabbat Ki Tissà, quando il popolo ebraico legge il brano della rottura delle prime Tavole della Legge e i tredici attributi di Misericordia, Andrea si è nascosto come Moshè nella fessura della Roccia. Non a caso il terreno carsico che accoglierà il suo corpo è duro come la Roccia, ma lo abbraccerà come la Misericordia divina, come la mamma e la moglie che ha tanto amato, come la Comunità amata come i suoi cari bambini.
Non è dato all’uomo, finchè è vivo ,dice la Torah, conoscere le strade del Signore o vedere il Suo volto imprescrutabile, capire il mondo e i suoi abitanti.
Non ci è data altra facoltà se non quella di squadrare delle nuove Tavole, elaborare il dolore e la distanza creando strumenti che ci accomunano e che ci avvicinano: prima al nostro fratello, poi alla Comunità e per riflesso a D-o Benedetto.
Andrea con la stessa umiltà e semplicità è stato il Mosè della nostra Comunità, guidandola in ogni momento di necessità o sconforto come una balia porta un lattante, facendola crescere e responsabilizzandola verso l’ebraismo italiano, le comunità limitrofe e la societa’ civile.
Come Mosè vede dall’alto la terra d’Israele senza entrarvi, così Andrea ha sempre portato avanti i suoi progetti come un visionario, ispirato dalla parola Divina che cerca il bene degli altri.
Occorre ora che ciascuno si improvvisi Giosuè per portare avanti il Suo progetto e poter vedere almeno da lontano, oltre il velo con cui deve coprire il Suo splendore il sorriso di Andrea nel bene comune nascosto nella fessura della Roccia della Divina Presenza.

Umberto Piperno

Commenti disattivati.