Corfù e la dolorosa diaspora che ha cambiato il volto alla Comunità

triesteL’improvviso e inaspettato arrivo a Trieste di circa un migliaio di uomini, donne, anziani e bambini, cacciati dall’isola di Corfù perché ebrei e, in quanto tali, ingiustamente incolpati di un’odiosa e falsa accusa di omicidio rituale, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, fu per la Comunità ebraica locale un vero e proprio shock. Forte di quasi 5mila iscritti per lo più di origine ashkenazita, bene integrata nel tessuto sociale cittadino in cui era presente da sei secoli e orgogliosa del proprio nazionalismo italiano, si trovò infatti a confrontarsi con una realtà completamente diversa. I profughi erano per la gran parte famiglie povere, con usanze e tradizioni proprie e diverse da quelle cui erano abituati gli ebrei triestini che non celarono la loro difficoltà ad assorbire gli “stranieri”. Alla povertà materiale dei corfioti si accompagnava però una ricchezza spirituale e un profondo attaccamento alla fede religiosa che tuttora continua ad arricchire la nostra Comunità. La vita quotidiana di queste famiglie ruotava attorno alla sinagoga ed era scandita dallo Shabbat, il Sabato, e dalle altre festività ebraiche, celebrate con grande partecipazione di tutti i componenti della famiglia fin dai preparativi della casa e delle pietanze tipiche corfiote. Per questo, ancor oggi, ogni festività ci riporta ai profumi e ai gusti che si sentivano nelle case dei nostri nonni. Allora non vi fu mai una completa integrazione tra la Comunità ebraica e i nuovi arrivati. E ad accentuare la separazione contribuì il fatto che gran parte degli ebrei corfioti andò ad abitare nell’area dell’ex ghetto, abbandonata da tempo dai correligionari ormai benestanti. Qui aprirono le proprie attività, per lo più rigatterie e botteghe, o iniziarono a lavorare come venditori ambulanti, operai, sarti e l’emarginazione, di cui per lungo tempo furono oggetto, ebbe l’effetto di rafforzare la coesione identitaria da cui trassero la forza per proseguire nonostante le numerose difficoltà. La tragedia delle leggi razziste e della Shoah, di cui l’intera Comunità ha patito le conseguenze, ha travolto queste incomprensioni e i dissapori. Il trascorrere del tempo ha fatto il resto, assestando gli equilibri e facendo rimarginare le profonde ferite. Oggi la componente corfiota rappresenta la maggioranza di una Comunità storica che, seppur ridotta nei numeri rispetto a un secolo fa, continua a sentirsi orgogliosamente parte integrante della città che l’ha accolta: citta emblema della coesistenza pacifica di popoli, lingue e religioni. Questo volume ci offre uno spaccato inedito, di grande interesse e a tratti commovente, di questi snodi cruciali che hanno modificato nel profondo l’ebraismo triestino contribuendo a delinearne il volto odierno. In qualità di presidente della Comunità ebraica di Trieste orgoglioso delle sue origini corfiote, invito i lettori a scoprire in queste pagine questo tratto della nostra storia.

Alessandro Salonichio presidente della Comunità ebraica di Trieste

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