Il Caffè San Marco ritorna

Un secolo fa nasceva lo storico caffè San Marco, proprio accanto alla sinagoga di Trieste. I due dirimpettai sono sempre andati molto d’accordo tanto che, scrive Paolo Rumiz: “In un libro di Stelio Vinci, il vecchio assicuratore Fritz Morway racconta che tra le due guerre alla fine del Kippur gli ebrei che andavano a rifocillarsi al San Marco della contigua sinagoga erano così tanti che formavano lunghe code come in guerra ai tempi del razionamento”. Dopo anni nei quali il caffè ha tirato avanti un po’ stanco e debilitato, una nuova gestione si prefigge di invertire la tendenza. Una missione ardua ma estremamente affascinante. A raccontarcela è Guido Tripaldi, tra i nuovi soci del locale. “L’idea di fondo – spiega – è che vogliamo far tornare il San Marco un centro di culture. Culture al plurale proprio in onore di Trieste, la città dalle mille anime. Sarà coinvolta la Comunità ebraica, nostra vicina di casa, con cui vogliamo intavolare una proficua collaborazione”. I tavolini del San Marco potrebbero raccontare storie che voi umani… Da James Joyce, il dublinese con flussi di coscienza a go-go a Giorgio Voghera, l’ultimo testimone della triestinità dorata. E come non ricordare Claudio Magris che dalla sua postazione tiene sotto osservazione il mondo? La Mitteleuropa si trova in una tazzina di caffè come i ricordi di Proust dentro una madeleine bagnata di tè. Inoltre è iniziata la pedonalizzazione dell’area circostante e i nuovi proprietari sono sempre più motivati. “Vogliamo che i giovani vengano qui a studiare, vogliamo che tutti si sentano liberi di entrare e creare cultura. Niente personalismi o ansie da prestazione: il San Marco è di tutti”. Il caffè dove sono state girate anche alcune scene delle trasposizioni cinematografiche dei romanzi di Italo Svevo, al secolo Ettore Schmitz, pur impolverato e pieno di aggiustamenti da fare, già pianifica il suo futuro: “Il 21 ottobre – racconta ancora Tripaldi – organizzeremo un incontro con la scrittrice Giacoma Limentani. Il rapporto con l’ebraismo è sempre stato vitale per questo luogo”. E così forse si riapre la speranza di ritrovare la Trieste di Bobi Bazlen e di Scipio Slataper, di Umberto Saba e Guido Voghera. La Trieste in cui il mondo si cambiava parlando davanti a una tazzina fumante.

Rachel Silvera

Commenti disattivati.