Dal duecento al quattrocento

DAL DUECENTO AL QUATTROCENTO IL VESCOVO GIOVANNI E LA VIGNA IN VIA DEL MONTE

Il documento più antico che menziona un insediamento ebraico a Trieste risale al 1236. Si tratta un atto notarile con cui il vescovo Giovanni vende i suoi diritti sovrani al Comune per 500 marche, così da risarcire l’ebreo Daniele David di Carinzia, residente a Trieste, della somma spesa per combattere i ladroni del Carso.

Nel Medioevo la componente ebraica è ridotta: non più di un centinaio di famiglie, molte delle quali proveniente da oltralpe, dedite al commercio e al prestito (la principale attività dei primi residenti sono i banchi di pegno), che non costituiscono ancora una vera e propria comunità. La presenza ebraica è però destinata ad aumentare con rapidità. Nel corso del Quattrocento la presenza sempre più marcata degli ebrei nella vita cittadina è testimoniata da protocolli, piccoli processi e documenti.

Tra i tanti vale la pena di ricordare quello del 1446 relativo all’acquisto, da parte di Michele, figlio di Salomone da Norimberga, di una vigna all’inizio dell’attuale via del Monte, l’erta cantata dal poeta Umberto Saba che s’inerpica fino al colle di San Giusto. Qui, per quattro secoli, fino al 1842, troveranno sepoltura gli ebrei triestini.

Oggi la parte superiore dell’antico cimitero fa parte del Parco della rimembranza dove sono sepolti i caduti di tutte le guerre. L’area restante appartiene alla scuola elementare ebraica. Un’ulteriore documentazione, del medesimo periodo è la pietra tombale di Rachel, figlia di Jehudà, morta nel 1448. Ritrovata nell’antico cimitero alla sommità della via è ora conservata nel civico Orto lapidario.

Continua…