Ebrei da Corfù

GLI EBREI DA CORFÙ E IL NUOVO VOLTO DELLA COMUNITÀ

Un’immigrazione di segno molto diverso da quella che, dopo la Costituzione del 1867, vede approdare a Trieste imprenditori e commercianti dai territori austriaci e tedeschi si registra nel 1891. Allora giunge a Trieste quasi un migliaio di ebrei in fuga dall’isola di Corfù, dove un’accusa di omicidio rituale ha scatenato un’ondata di persecuzioni e violenze. Sono piccoli commercianti, molti di loro hanno scarse risorse e cercano riparo in una città con cui vi è una lunga consuetudine commerciale. Da Corfù giungevano infatti i cedri poi acquistati dagli ebrei dell’Europa orientale per Succot, la festa delle capanne.

La maggior parte si stabilisce in città dove li raggiungono, nel decennio successivo, numerosi compatrioti. Gli ebrei corfioti, che ancora oggi rappresentano una parte importante della Comunità ebraica di Trieste, hanno vissuto per secoli sotto il dominio di Venezia. Parlano un dialetto pugliese-veneto e arricchiscono la liturgia triestina con antiche pratiche italiane. Il risultato dell’incrocio di questi flussi migratori è che la Comunità ebraica di Trieste, in origine costituita da un piccolo nucleo ashkenazita, muta la sua fisionomia per assumere quel tratto cosmopolita che contrassegna l’intera città.

A fine Ottocento il suo peso, anche in termini demografici, è ormai notevole. Su una popolazione di 123 mila persone conta infatti quasi 5 mila iscritti a cui garantisce numerosi e diversificati servizi: una scuola elementare frequentata allora da 500 alunni, un asilo d’infanzia, un ospedale israelitico sito in via del Monte e una casa di riposo che ancor oggi continua a funzionare.

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