Se non visualizzi correttamente questo messaggio, fai click qui

9 gennaio 2018 -  22 tevet 5778
header
 

sTORIA

Shoah e informazione, il coraggio della Svizzera

img header

img headerSilvana Calvo / L’INFORMAZIONE RIFIUTATA / Zamorani

Vincitrice nel 2014 del Premio Vittorio Foa, assegnatole a Formia per A un passo dalla salvezza, edito da Zamorani nel 2010, la storica Silvana Calvo si occupa da molti anni di razzismo e antisemitismo nel Novecento, e in particolare di Shoah e della situazione degli ebrei in Svizzera. In L'informazione rifiutata. La Svizzera dal 1938 al 1945 di fronte al nazismo e alle notizie del genocidio degli ebrei, appena pubblicato da Zamorani, racconta come l’informazione sia stata gestita in maniere differenti. Con intransigente reticenza, o facendo filtrare il massimo possibile di notizie nonostante le continue raccomandazioni del governo e la censura, in un quadro in continuo mutamento a seconda di come evolveva il conflitto e dei rapporti di forza tra i diversi schieramenti nella Confederazione, ossia tra chi pensava che si dovesse scendere a patti con i tedeschi e chi invece metteva al primo posto la difesa della sovranità nazionale.

Nell'estate del 1942 su molti giornali svizzeri si poteva già leggere che il numero degli ebrei uccisi sino a quel momento dai nazisti aveva raggiunto il milione. In dicembre la Dichiarazione congiunta anglo-russo-americana parlava chiaramente di sterminio, e accusava i tedeschi di aver trasformato la Polonia in un mattatoio. Silvana Calvo, nel suo L'informazione rifiutata, appena pubblicato dall'editore Zamorani, racconta una storia importante, e appassionante molto più di quanto ci si potrebbe aspettare affrontando un corposo saggio storico dedicato a "La Svizzera dal 1938 al 1945 di fronte al nazismo e alle notizie del genocidio degli e b r e i " , c o m e recita il sottotitolo. Le notizie circolavano ampiamente, in tempo reale e malgrado le limitazioni alla libertà di stampa alcune testate - per esempio "Libera Stampa", di Lugano - seppero dare un'informazione puntuale che presentava i fatti e contrastava la tendenza dei lettori a non voler vedere quanto avevano sotto gli occhi. In risposta alle continue recriminazioni che giungevano da Berlino contro la supposta ostilità della stampa svizzera nei confronti di Hitler e del nazismo il Consiglio Federale già nel 1934 aveva emesso un primo decreto che riduceva la libertà di stampa, e recitava: "Gli organi di stampa che per gravi infrazioni mettono in pericolo le relazioni della Svizzera con altri paesi subiranno un richiamo. In caso di non adeguamento verrà comminata una sospensione temporanea". Una questione delicata: il governo era preoccupato di mantenere buone relazioni con il paese che era il principale partner commerciale della Svizzera, ma era anche ben consapevole come la libertà di stampa fosse un valore identitario molto sentito. La sua affermazione era stata travagliata, ed era diventato uno dei temi cardine di tante battaglie politiche, sin dagli anni Trenta dell'Ottocento.

Ada Treves, Pagine Ebraiche, gennaio 2018

Leggi tutto

 

LETTERATURA

Aharon Appelfeld, le parole donate al mondo

img header

Se ripenso ad Aharon Appelfeld mi torna in mente il suo sorriso. Timido, mite, disarmante. Quello di un bambino sopravvissuto alle atrocità della Storia senza smarrire l’innocenza. C’è voluto quasi mezzo secolo prima che il grande scrittore israeliano testimone della Shoah, scomparso ieri all’età di 85 anni, decidesse di rompere il silenzio e, ritrovando lo sguardo incantato dell’infanzia, raccontasse la sua incredibile vicenda in Storia di una vita.
A quel tempo alcuni dei suoi lavori più belli, Badenheim 1939 e Tsili (da cui qualche anno fa Amos Gitai ha tratto un film) erano già stati pubblicati. Appelfeld, almeno in Israele, era un autore affermato. Storia di una vita (Giuntina, 2001) ne fece un personaggio conquistando il pubblico di tutto il mondo.
La storia di Appelfeld era così toccante, avventurosa e incredibile, da convincere anche i più scettici. E la purezza della scrittura con cui la raccontava, unita alla scelta di lavorare per sottrazione, evocando l’orrore senza mai affrontarlo in presa diretta, la rendevano se possibile ancora più unica e sconvolgente.

Daniela Gross, DoppioZero, 5 gennaio 2018 

Leggi tutto

 

MEMORIA

Meglio di così non si può dire

img headerRomain Gary / GLI AQUILONI / Neri Pozza

Al lettore italiano Neri Pozza, editore benemerito per aver riproposto un mostro sacro in Italia come Romain Gary, offre un’altra sua gemma: Gli Aquiloni (1980). Romain Gary (pseudonimo di Roman Kacew) è un litvak di radicamento francese; nacque infatti a Vilna nel 1914, nella Yerushalayim de Lita, ovvero “La Gerusalemme della Lituania”. Se è noto il grande ascendente esercitato dalla madre, minore è stato il rilievo che si è dato al padre Arieh-Leïb Kacew, ucciso dai nazisti come gli altri ebrei lituani, sterminati in massa dagli Einsatzgruppen nell’ottobre del 1941. Lo scrittore si deve considerare un figlio della Shoah con tutto quello che implica sul piano letterario. Alla fine della guerra pubblica il suo primo romanzo: Educazione europea ed inizia la sua carriera di diplomatico. Nel 1956 ottiene il premio Goncourt per Le radici del cielo. Con lo pseudonimo di Émile Ajar condusse una segreta e incredibile doppia vita artistica pubblicando romanzi di enorme successo, come La vita davanti a sé (1975) che gli valse un altro Goncourt e L’angoscia del re Salomone (1979) La ricerca “dell’umano fondamentale, dell’umano essenziale” attraverso l’ebreo “caso estremo dell’uomo” può dirsi il motivo dominante della letteratura di Gary. In questa recherche “niente di ciò che era ebraico poteva essermi estraneo”, scrive in Les enchanteurs. Les Cerfs-volants è ultimo atto di tutta una serie di capolavori e di una straordinaria carriera di scrittore. Gli aquiloni che confeziona lo zio di Ludo rappresentano i fragili emblemi della libertà e dei valori umanisti che i tedeschi nella Francia occupata sono incapaci di distruggere. Essi non sono fatti per perdersi nell’azzurro, ma mantengono un legame con la terra. Se il romanzo prima facie può apparire come una tenera storia d’amore tra Ludo e Lila nella Francia occupata, non mancano spunti di profonda riflessione.

Luca De Angelis, Pagine Ebraiche, gennaio 2018

Leggi tutto

 

Società

II rovello di Gerusalemme 

filosofia

Torah a viva voce

Vincent Lemire / GERUSALEMME. STORTA DI UNA CITTÀ-MONDO / Einaudi

Gerusalemme ha una doppia immagine: città amata e contesa, in una competizione religiosa e nazionalista; connotata da insediamenti etnici, che rendono ciascuna parte della città estranea e "alternativa" alle altre. Un quadro che fa dire agli autori, nelle pagine conclusive, che la soluzione non verrà dalla politica, ma solo dal ritorno in campo di un' "iniziativa dal basso", capace di mettere nell'angolo la storia dei morti, di dare spazio alla storia dei vivi e ai loro problemi quotidiani (sovraffollamento di quartieri, servizi alla persona mal distribuiti, per esempio), infine dalla capacità di governare una metropoli binazionale rivendicata come capitale da due società in guerra [p.275 e sgg.],caratterizzate da un quadro demografico molto esplosivo e da uno amministrativo alquanto incerto. È l'ultimo fotogramma di una trasformazione recente.

David Bidussa,
Il Sole 24 Ore Domenica, 7 gennaio 2018


Leggi tutto

img

Giuseppe Veltri / SAPIENZA ALIENATA / Aracne


Indecisione, senso di vuoto, confusione. Lo conosciamo tutti, l'attimo di stordimento prima di affrontare un esame, o di iniziare una lezione, quando ci sembra di non sapere più nulla, di avere dimenticato di colpo ciò che avevamo imparato con tanta fatica. Date, nomi e luoghi ci vorticano nella testa come una galassia di pianeti inarrestabili. Appena cominciamo a parlare, la situazione di solito migliora. Prendiamo confidenza, troviamo il nostro ritmo, il discorso fluisce, il mondo torna all'ordine. Da giovani pensiamo che a renderci insicuri, nell'imminenza di una prova, sia la paura di fronte al docente. Chi, in età matura, si trova a insegnare e a parlare in pubblico, sa che quel momento di tensione, simile all'esitazione di un ginnasta che stia per librarsi nel vuoto, è un mistero più profondo e universale della semplice fifa scolastica.


Giulio Busi,
Il Sole 24 Ore Domenica,
7 gennaio 2018


Leggi tutto

img
moked è il portale dell'ebraismo italiano
Seguici suFACEBOOK  TWITTER

Pagine Ebraiche 24, l’Unione Informa e Bokertov e Sheva sono pubblicazioni edite dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. L'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane sviluppa mezzi di comunicazione che incoraggiano la conoscenza e il confronto delle realtà ebraiche. Gli articoli e i commenti pubblicati, a meno che non sia espressamente indicato il contrario, non possono essere intesi come una presa di posizione ufficiale, ma solo come la autonoma espressione delle persone che li firmano e che si sono rese gratuitamente disponibili. Gli utenti che fossero interessati a offrire un proprio contributo possono rivolgersi all'indirizzo desk@ucei.it
Avete ricevuto questo messaggio perché avete trasmesso a Ucei l'autorizzazione a comunicare con voi. Se non desiderate ricevere ulteriori comunicazioni o se volete comunicare un nuovo indirizzo e-mail, scrivete a: desk@ucei.it indicando nell'oggetto del messaggio "cancella" o "modifica". © UCEI - Tutti i diritti riservati - I testi possono essere riprodotti solo dopo aver ottenuto l'autorizzazione scritta della Direzione. l'Unione informa, notiziario quotidiano dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale di Roma 199/2009. Pagine Ebraiche Reg. Tribunale di Roma – numero 218/2009. Moked, il portale dell'ebraismo italiano - Reg. Tribunale di Roma 196/2009. Direttore responsabile: Guido Vitale.