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19 Marzo 2017 - 21 Adar 5777
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un comico e un gruppo musicale parlano di contrasti e integrazione

Caffé nero forte: la Comunità etiope si racconta
attraverso la cultura pop e la satira

img headerDue amici, uno ashkenazita, l'altro etiope, conversano. Il primo racconta al secondo: “Lo sai mia cugina si è sposata con un etiope? Che altre alternative aveva, poverina? È nata senza una mano, aveva mille difficoltà. Cosa gli rimaneva? O un personal trainer per anziani, o un ex galeotto o..”, “O chi? Chi? - chiede l'altro - Quanti gradini bisogna scendere per arrivare a scegliere un etiope?”. È uno degli sketch che con ironia e un po' di irriverenza costellano la nuova serie televisiva del comico Yosi Vasa, ebreo israeliano di origine etiope. La sitcom, che si intitola Nevsu (in onda sul canale 2 israeliano), racconta del matrimonio tra un etiope e una ashkenazita: attraverso la satira, il programma vuole mettere in luce e superare alcuni dei pregiudizi e delle incomprensioni che ancora  permeano la società israeliana rispetto ai rapporti con la comunità etiope.
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Quest'ultima in questi anni è più volte scesa in piazza, protestando in particolare contro le discriminazioni subite dalla polizia: scalpore e rabbia aveva generato in particolare video circolato in rete in cui si vede un agente malmenare un soldato di origine etiope, Demas Fekadehun. In risposta, migliaia di etiopi erano andati in strada a manifestare, chiedendo parità di trattamento. “Le proteste a Gerusalemme e Tel Aviv hanno rivelato una ferita aperta nel cuore della società israeliana”, le parole allora del presidente d’Israele Reuven Rivlin in risposta all'emarginazione vissuta dagli etiopi. Siamo di fronte al “dolore di una comunità che grida a causa di un senso di discriminazione, di razzismo e per la mancanza di risposte – continuava Rivlin – Dobbiamo confrontarci con questa ferita aperta. Abbiamo sbagliato. Non abbiamo visto e non abbiamo ascoltato abbastanza. Tra chi ha protestato per le strade c’erano alcuni dei nostri figli migliori, ottimi studenti ed ex soldati. Dobbiamo dargli una risposta”. E una risposta alternativa è quella presentata da Yosi Vasa nella sua sitcom Nevsu, termine in amarico (la lingua ufficiale in Etiopia) che indica affetto. Con le risate, il comico porta nelle case degli israeliani un mondo con cui non hanno molti contatti.
img header“La società israeliana non ci conosce perché non siamo nei loro ambienti. Non vedono come viviamo – ha spiegato Roni Akale, direttore generale dell'Ethiopian National Project, dedicato all'integrazione di questa comunità ebraica africana all'interno dello Stato di Israele - Forse questo show può mettere in evidenza le buone cose che accadono nella comunità etiope”. Un mondo che ha trovato anche nel duo rap Cafe Shahor Hazak‎ composto da Uri Alamo e Ilak Sahalo‎ una voce per raccontarsi. Già il loro nome esprime con una nota ironica la loro differenza: la traduzione infatti, è caffè nero forte, e sono loro ad aver composto la sigla di Nevsu.

Daniel Reichel
 


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la siria accusa israele di aver ucciso un suo ufficiale nel golan

Tensione al nord, a muso duro con Assad

img headerSecondo i rapporti diffusi nelle scorse ore dai media siriani, un uomo è stato ucciso mentre era a bordo del suo veicolo nella zona di Quneitra, sulle alture Golan siriano. Per il regime di Assad, a colpire la macchina sarebbe stato un drone lanciato da Israele. Alla guida, c'era, secondo ricostruzioni della stampa israeliana, Yasser Assayed, membro del Battaglione del Golan, milizia per lo più drusa che sostiene il presidente siriano. L'uomo sarebbe un alto ufficiale dell'esercito di difesa aerea del paese storicamente nemico d'Israele. Da Gerusalemme non sono arrivate conferme ma si tratta del secondo incidente tra i due paesi nell'arco di pochi giorni e si registra una certa tensione sul confine. Nei giorni scorsi la Siria aveva annunciato di aver abbattuto un caccia israeliano, notizia però smentita dai vertici di Tsahal (l'esercito israeliano) che però ha confermato, cosa rara, di aver colpito con raid aerei diverse postazioni militari siriane. L'attacco è stato portato prima dell'alba di giovedì nei pressi di Palmira e, secondo Yedioth Ahronoth, bersaglio del raid erano dei depositi di armi di Hezbollah, il gruppo terroristico che combatte al fianco di Assad: l'arsenale probabilmente, scrive il quotidiano israeliano, conteneva missili Scud D, che hanno una gittata di 700 chilometri. Per la prima volta invece Damasco ha risposto al raid israeliano, annunciando di aver colpito uno dei caccia israeliani. “Ribadiamo che, in nessun momento la sicurezza dei civili o dei caccia israeliani è stata compromessa", ha fatto però sapere il portavoce di Tsahal, Peter Lerner. L'esercito israeliano ha poi riferito di diversi missili anti-aereo siriani – partiti quando i caccia israeliani erano già tornati alla base - uno dei quali è stato intercettato da sistema israeliano di difesa. Secondo la stampa, il missile è stato intercettato grazie al sistema antimissile Arrow, "Freccia", entrato in azione per la prima volta. Una fonte militare giordano ha detto che schegge del missile intercettato sono cadute all'interno dei suoi confini
Tutta la vicenda è stata definita dai media israeliani come il più grave incidente bellico tra Damasco e Gerusalemme dall'inizio della guerra siriana (2011).



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i nuovi volti della moda

Le firme delle emergenti
conquistano Tel Aviv

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Dovranno sgomitare ancora per guadagnare le passerelle internazionali ma i designer emergenti presentati alla quinta edizione della Gindi Tel Aviv Fashion Week hanno tutte le carte in regola per riuscirci. La squadra delle sei giovani etichette locali messa su dal fashion producer Motty Reif e da alcuni dei pilastri della moda israeliana all’estero, Dorin Frankfurt e Kedem Sasson solo per fare due nomi, è piuttosto omogena: quasi tutti sono cresciuti a Tel Aviv, hanno una boutique tra il centro città e Giaffa, si sono conosciuti sui banchi di scuola dello Shenkar College. Tali Kushnir no. Nata in Israele da genitori ungheresi e ucraini, 32 anni, Kushnir è autodidatta. «Non ho studiato, ho imparato da mia nonna». Terminato il liceo, l’outsider nel gruppo dei talenti emergenti ha prestato servizio civile come insegnante di arte per bambini all’Israel Museum di Gerusalemme e all’età di 21 anni ha aperto un negozio di abiti vintage a Tel Aviv, che oggi è diventato la sua collezione. «Ci sono oltre 500 pezzi, lo considero un archivio privato perché in Israele non ne esiste uno pubblico, dove i professionisti del settore possono consultare la storia della moda e del tessile locali, che in passato è stata molto ricca».

Fabiana Magrì, La Stampa

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la storia di muhammad shanab

Il sarto che non ha confini:
le kippot arrivano da Gaza

Nella travagliata economia di Gaza, un sarto del misero campo profughi Shati è riuscito ad individuare un nuovo filone di export e adesso è in grado di offrire lavoro alla sua gente. L'uomo, riferisce il sito 'Gazapost', si chiama Muhammad Abu Shanab - 61 anni - e di recente si è specializzato nella produzione di 'kippah', il copricapo degli ebrei religiosi.
In passato l'industria locale di sartoria ha conosciuto periodi di prosperità durante i quali era in grado di sopperire alle necessità di Gaza e di esportare in Paesi arabi ricchi di risorse, fra cui quelli del Golfo. Poi il blocco della Striscia e anche la concorrenza di prodotti tessili provenienti dall'Estremo Oriente e dalla Turchia hanno messo in ginocchio il settore. Trovatosi a corto di idee - ha spiegato Abu Shanab a 'Gazapost' - ha telefonato ad un suo vecchio conoscente in Israele, di nome Avi. Così è nata l'idea di produrre a Gaza i copricapo per gli ebrei religiosi in Israele e negli Stati Uniti. "Avi mi ha spiegato - ha detto Abu Shanab - che per produrre le kippah non è necessario essere ebrei. Bisogna però essere persone di fede, e pure di animo".


Ansa

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