Shavuot 5770
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Nel Midràsh Be-re’shìth Rabbà’ c’è scritto: abbiamo un Pasùk dello Shìr ha-Shirìm (Cantico dei Cantici): “tze’éna u-r’éna benòth Tziyòn ba-mélekh Shelomò ba-‘atarà she-‘itterà lo immò be-yom chathunathò uv-yom simchàth libbò” (Uscite a vedere, o figlie di Sion, il re Salmone, con la corona di cui l’ha incoronato sua madre nel giorno delle nozze, nel giorno della gioia del suo cuore)
Rabbì Shim‘òn bar Yochày ha chiesto a rabbi El‘azàr figlio di rabbì Yosè: “Hai sentito da tuo padre che cosa indicano le parole <
Dice rabbì Chayim Palaci z.l. nel suo libro Mo‘èd le-khòl chay di Turchia, morto 142 anni fa: il giorno 15 di Siwàn è nato Yehudà figlio di Ya‘akòv, come c’è scritto: “We-eth Yehudà shalàch elàw” (] Giacobbe[ aveva mandato Yehudà davanti a sé), e dove è andato? È andato ad aprire una scuola di Torà per i nipoti di Ya‘àkov, e per il merito di questa Mitzwà Yehudà e la sua tribù hanno avuto il merito di detenere il regno d’Israel.
E dice ancora il rav Palaci z.l.: l’usanza di mangiare latte a Shavu‘òth e dopo mangiare carne è per far vedere che noi dividiamo tra latte e carne, ma gli angeli (che si sono recati da Avrahàm) non hanno diviso, e quindi per questa Mitzwà la Torà ce la siamo meritata noi e non gli angeli.
E dice anche rav Tzevì Qaidnever z.l. di Francoforte nel suo libro Qav ha-yashàr 300 anni fa: nella diaspora festeggiamo la festa di Shavu‘òth due giorni, ma la festa, secondo la Torà, dura un giorno, a differenza da Pésach e Sukkòth che durano sette giorni in Eretz o otto giorni fuori di Eretz; ciò perché come Hashèm è unico anche il popolo d’Israele è unico, come la Torà che è unica ed è chiamata albero della vita.
E dice ancora: uomo, uomo! Vedi, guarda ed impara in ogni volta come studiare di più la Torà e fare più buone azioni per dare soddisfazione ad Hashèm, perché per questo sei stato creato. E ricorda che noi Israel siamo il Suo popolo, e ci avviciniamo a Lui, e ogni momento ci protegge e Lui tiene conto delle azioni degli uomini.
Dice anche rav Itzchàk Shemuèl Reggio di Gorizia, morto 155 anni fa: tutto il popolo d’Israele ha l’obbligo di credere con fiducia completa che la Torà che ha portato Moshè l’uomo di D.o è Torà divina, cioè Moshè ha preso tutta la Torà dall’inizio fino alla fine… e la base è credere che non solo le 613 Mitzwòth sono della Torà e di Hashèm, ma anche le storie ed i racconti sono arrivati da Hashèm, e se anche sono scritti due o tre volte sono comunque di Hashèm.
Da tutte queste parole dei nostri Rabbini z.l. abbiamo imparato che Hashèm ama il Suo popolo, e tutto il merito del fatto che siamo Yehudìm (ebrei) e abbiamo l’obbligo fare le Mitzwòth e studiare la Torà viene dall’amore di D.o; è questa la motivazione della festa di Shavu‘òth che si chiama anche “Chag Mattàn Torà” (la festa del dono della Torà). La parola dono in ebraico deriva della parola regalo, Mattàn o Mattanà: Hashèm ha regalato al Suo popolo una grande Mattanà che abbiamo solo noi.
E vorrei finire questa lezione con le parole del canto “Hashèm Nissì” che ha scritto il Morè e poeta Ben Tziòn Taragàn z.l. nel suo libro “Sefàth Dà‘ath” (Alessandria d’Egitto 1921): “Questa è la Torà, questa è la Torà, è per noi forza e luce, eredità del D.o nostro Padre, figlia del D.o del cielo; di essa oggi allietiamoci, custodiamola per sempre, per essa viviamo, per essa attraversiamo fuoco e acqua!”.
Chag Shavu‘òth Saméach
Rav Avraham Dayan.
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