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	<title>Comunità ebraica di Venezia</title>
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	<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 10:04:21 +0000</pubDate>
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		<title>Qui Venezia - Vittorio Ravà al timone del Casinò lagunare</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 13:12:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://moked.it/veneziaebraica/files/2010/06/rava-300x218.jpg" alt="" title="rava" width="300" height="218" class="alignnone size-medium wp-image-416" />Vittorio Ravà è il nuovo amministratore delegato del Casinò di Venezia. La nomina è stata annunciata ieri dal presidente del Casinò Mauro Pizzigati, che ha convocato il Consiglio di amministrazione per cooptare il nuovo consigliere. Il Consiglio ha inoltre deliberato di nominare Ravà sia amministratore delegato sia direttore generale, riunendo nella stessa persona due cariche prima distinte. La scelta di un sostituto alla direzione della casa da gioco si è&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://moked.it/veneziaebraica/files/2010/06/rava-300x218.jpg" alt="" title="rava" width="300" height="218" class="alignnone size-medium wp-image-416" />Vittorio Ravà è il nuovo amministratore delegato del Casinò di Venezia. La nomina è stata annunciata ieri dal presidente del Casinò Mauro Pizzigati, che ha convocato il Consiglio di amministrazione per cooptare il nuovo consigliere. Il Consiglio ha inoltre deliberato di nominare Ravà sia amministratore delegato sia direttore generale, riunendo nella stessa persona due cariche prima distinte. La scelta di un sostituto alla direzione della casa da gioco si è resa necessaria in seguito alla discussa vicenda che ha coinvolto l’ex direttore generale Carlo Pagan, dimessosi a maggio e nominato pochi giorni dopo amministratore delegato del Casinò di Campione d’Italia, vicenda che sembra approderà ora nelle aule di tribunale con un’azione di risarcimento per danni portata avanti dal Comune e dal Casinò di Venezia.<br />
Un’importante responsabilità, nei confronti dell’intera Comunità veneziana, attende quindi il nuovo amministratore delegato e direttore generale. Vittorio Ravà, già responsabile della comunicazione per Benetton e Fiat Auto, ha rivestito inoltre la carica di vicepresidente dell’Upa (Utenti pubblicità associati) è stato amministratore delegato della concessionaria di pubblicità Publikompass, nonché opinionista economico del quotidiano Libero. Esperto di strategie della comunicazione, è stato consulente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e si è occupato, nell’ambito del turismo, di un progetto di sviluppo di itinerari turistici per la Provincia di Trieste. Ha inoltre curato nel 2008, insieme al professor Umberto Collesei, un volume dedicato a “La comunicazione d’azienda” edito dalla ISEDI.<br />
L’edificio che ospita il Casinò è stato progettato da Mauro Codussi, uno tra i più geniali architetti del rinascimento lagunare, il palazzo fu la dimora di Andrea Loredan, autorevole esponente del patriziato veneziano, che dovette cederlo per problemi economici nel 1581 al Duca di Brunswick, stregato dalle meraviglie di Venezia, per la somma di 50 mila ducati. Il palazzo venne poi ceduto a Guglielmo III Gonzaga, marchese di Mantova e poi al patrizio Vittore Calergi, originario dell’isola di Candia, prima di essere ereditato dalla famiglia Vendramin, legata da parentela con i Calergi, acquisendo così il suo nome attuale.<br />
Gli ultimi eredi dei Vendramin vendettero il palazzo nel 1844 a Maria Carolina Duchessa di Berry, personaggio di altissimo lignaggio nonché figlia del principe ereditario del Regno delle Due Sicilie, nipote dell’imperatore Leopoldo II Asburgo e sposa del secondogenito del futuro re di Francia Carlo X. In seguito alla morte della Duchessa, Ca’ Vendramin Calergi fu co-abitata dal Conte de’ Bardi e dai Duchi di Grazia, che ospitarono Richard Wagner nel periodo in cui il compositore tedesco stava lavorando alla stesura del suo Parsifal.<br />
Nel 1946 Ca’ Vendramin Calergi venne infine ceduta al Comune di Venezia che ne fece la sede invernale della Casa da Gioco municipale, oggi affiancata dalla moderna struttura del Casinò di Ca’ Noghera. Risorsa essenziale per l’economia della città lagunare, il Casinò municipale di Venezia è oggi una società per azioni sotto il controllo del Comune di Venezia e rappresenta, con più di 185 milioni di euro versati nella casse comunali per il 2008, uno dei maggiori contribuenti della città. Somme consistenti che ogni anno vengono messe a bilancio e reinvestite nel sociale, in iniziative culturali e nel settore del turismo.</p>
<p><strong>Michael Calimani</strong></p>
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		<title>Kabbalah: tra musica classica e pensiero ebraico</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 13:07:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://moked.it/veneziaebraica/files/2010/06/4729219676_c20298a1fd_b-300x225.jpg" alt="" title="macculi" width="300" height="225" class="alignnone size-medium wp-image-414" />Esiste una correlazione tra la musica classica o colta europea e il pensiero mistico ebraico? Questo il quesito alla base delle riflessioni di David Macculi, musicista e compositore, docente del conservatorio di musica Antonio Buzzolla di Adria, intervenuto al Laboratorio di Ricerca D’Arte Contemporanea PaRDeS di Mirano nell’ambito della mostra Elevazioni &#038; permutazioni.<br />
Secondo Macculi la musica classica europea, tra tutte le musiche nei diversi contesti, è l’unico genere che non&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://moked.it/veneziaebraica/files/2010/06/4729219676_c20298a1fd_b-300x225.jpg" alt="" title="macculi" width="300" height="225" class="alignnone size-medium wp-image-414" />Esiste una correlazione tra la musica classica o colta europea e il pensiero mistico ebraico? Questo il quesito alla base delle riflessioni di David Macculi, musicista e compositore, docente del conservatorio di musica Antonio Buzzolla di Adria, intervenuto al Laboratorio di Ricerca D’Arte Contemporanea PaRDeS di Mirano nell’ambito della mostra Elevazioni &#038; permutazioni.<br />
Secondo Macculi la musica classica europea, tra tutte le musiche nei diversi contesti, è l’unico genere che non ha una collocazione ben definita e che sembra rivestire un ruolo prettamente ornamentale se messa a confronto con la musica liturgica, legata ai riti religiosi, o alla musica celebrativa e popolare. In verità analizzando la musica della scuola di Vienna, fin dagli albori con Haydn e Mozart, è possibile identificare una componente di approfondimento della tecnica compositiva, che non si esaurisce in un mero esercizio stilistico, ma che è riconducibile a una ricerca spirituale tipica del pensiero e del misticismo ebraico.<br />
Nei testi di Avraham Abulafia, filosofo e mistico spagnolo d’epoca medioevale, il canto viene considerato una componente essenziale legata alle discipline meditative e ascetiche. Un Mantra, serie di parole o suoni ripetuti per raggiungere uno stato di coscienza ulteriore, viene ad esempio vocalizzato con delle modalità, delle altezze e delle durate che non sono casuali, ma seguono un ordine ben preciso di tipo combinatorio-matematico.<br />
Se prendiamo in considerazione, ad esempio Il Flauto Magico di Mozart, notiamo che la serie di tre suoni, con le sue permutazioni e combinazioni, non costituisce una melodia o tema di senso compiuto in quanto non ha alcun carattere ritmico o dinamico, ma rappresenta invece la volontà del compositore di suscitare uno stato alterato di consapevolezza, che prescinda da qualsiasi possibile concettualizzazione. Siamo ben lontani dalla musica per immagini di Wagner, da un Leitmotiv che raggruppi gli elementi in un tutt&#8217;uno coerente.<br />
Questo vale anche per compositori come Mahler: la sua musica, così analitica e allo stesso tempo speculativa, ha profondamente influenzato compositori come Arnold Schönberg. Nella tecnica dodecafonica ideata da quest’ultimo non abbiamo infatti a che fare con un tema riproducibile a orecchio, ma con qualcosa di astratto a cui vengono applicate tecniche di composizione su base combinatoria equivalenti a quelle descritte nei testi di Avraham Abulafia e di altri mistici che si occuparono di musica e di vocalizzazione.<br />
Autorevoli musicisti come Giuseppe Verdi e Gioacchino Rossini criticarono aspramente questa corrente musicale, definendola un’astrazione cerebrale adatta ai nordici, con riferimento in particolare a Mozart, lontana dalla spontaneità del pensiero musicale mediterraneo-latino basato sull’evidenza melodica. Questi giudizi influenzarono fortemente gli ambienti accademici che scambiarono per innovazione ciò che invece era riconducibile all’antica tradizione ebraica, definendo queste forme più speculative di pensiero antiaccademiche.<br />
La lezione che invece voleva trasmettere la scuola di Vienna, e che ritroviamo in definitiva anche nell’ebraismo, è di non racchiudere il pensiero in schemi definiti, di non tentare di ricondurre l’ineffabile a immagine, ma di tollerare anche ciò che risulti incomprensibile, non direttamente assimilabile. Se non si riesce a porre dei limiti a ciò che può o non può essere razionalizzato e compreso, si va incontro al rischio di scadere in un futile dogmatismo che mortifica inevitabilmente la libertà e lo spazio mentale e riflessivo fondamentale per ogni individuo.<br />
<strong><br />
Michael Calimani</strong></p>
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		<title>Tempo di sonate</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 09:48:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Calev</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[<p>domenica 27 giugno alle 20<br />
Sale Apollinee<br />
Teatro La Fenice di Venezia.</p>
<p>Ultimo concerto del ciclo &#8220;Tempo di sonate&#8221;</p>
<p>Il violinista Stefano Zanchetta ed il pianista Massimo Somenzi eseguiranno musiche di Guido Alberto Fano intercalate dal racconto del periodo trascorso a Berlino dal musicista padovano ricostruito attraverso la lettura di documenti d&#8217;archivio quali lettere, articoli di giornale ed altro, effettuata da Vitale Fano.</p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>domenica 27 giugno alle 20<br />
Sale Apollinee<br />
Teatro La Fenice di Venezia.</p>
<p>Ultimo concerto del ciclo &#8220;Tempo di sonate&#8221;</p>
<p>Il violinista Stefano Zanchetta ed il pianista Massimo Somenzi eseguiranno musiche di Guido Alberto Fano intercalate dal racconto del periodo trascorso a Berlino dal musicista padovano ricostruito attraverso la lettura di documenti d&#8217;archivio quali lettere, articoli di giornale ed altro, effettuata da Vitale Fano.</p>
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		<title>Qui Venezia - Il Consiglio vota all&#8217;unanimità Amos Luzzatto</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 13:32:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Calev</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://moked.it/veneziaebraica/files/2010/05/17052010116-300x225.jpg" alt="" title="riunione" width="300" height="225" class="alignnone size-medium wp-image-411" />Non è stata necessaria alcuna votazione per eleggere il nuovo presidente e la giunta della Comunità, nominati invece per acclamazione dall’intero Consiglio riunito. Amos Luzzatto è il nuovo presidente della Comunità Ebraica di Venezia, affiancato in giunta dai consiglieri Mario Gesuà Sive Salvadori e Corrado Calimani. Salvadori e Calimani ricopriranno entrambi la carica di vicepresidente, una proposta avanzata dallo stesso presidente che ha incontrato il consenso dell’intero consiglio. Tale scelta&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://moked.it/veneziaebraica/files/2010/05/17052010116-300x225.jpg" alt="" title="riunione" width="300" height="225" class="alignnone size-medium wp-image-411" />Non è stata necessaria alcuna votazione per eleggere il nuovo presidente e la giunta della Comunità, nominati invece per acclamazione dall’intero Consiglio riunito. Amos Luzzatto è il nuovo presidente della Comunità Ebraica di Venezia, affiancato in giunta dai consiglieri Mario Gesuà Sive Salvadori e Corrado Calimani. Salvadori e Calimani ricopriranno entrambi la carica di vicepresidente, una proposta avanzata dallo stesso presidente che ha incontrato il consenso dell’intero consiglio. Tale scelta è stata presa con l’intento di ottenere il più largo consenso e collaborazione da parte delle diverse componenti comunitarie.<br />
Nel suo intervento di apertura, Amos Luzzatto ha affrontato le principali tematiche su cui il consiglio dovrà presto deliberare, dalla risoluzione degli eterni conflitti che hanno portato la comunità intera a una vera e propria spaccatura, alla scelta del nuovo rabbino, visto il pensionamento ormai prossimo dell’attuale rabbino capo, Rav Elia Richetti, alla linea politica e culturale che dovrà assumere il nuovo Consiglio: “Dobbiamo fare di tutto - afferma Luzzatto - per riportare serenità all’interno di questa comunità, una comunità che negli ultimi anni ha toccato picchi di conflittualità tali da creare profonde fratture nel suo tessuto sociale”. La bassa affluenza al voto, che ha registrato un calo di circa l’11 per cento, è un chiaro indice di disaffezione ed è la maggiore preoccupazione del nuovo presidente: “Inutile analizzare politicamente il voto, - dice Amos - il significato è evidente, gli elettori non si sentono ben rappresentati e non hanno fiducia né in questo nuovo Consiglio, né in quelli precedenti. Tocca a noi adesso dimostrare loro il contrario”.<br />
Il presidente ha poi sottolineato il forte radicamento della Comunità ebraica nel tessuto cittadino: “La Comunità Ebraica di Venezia, nella sua specificità, è una componente essenziale della più complessa realtà veneziana. Attraverso i secoli la Serenissima ha assimilato lingue diverse, religioni, costumi di vita e nazioni, diventando una vera e propria città cosmopolita. Noi siamo qui per continuare a dare il nostro contributo in questa direzione”.<br />
Riguardo alle relazioni con il resto del mondo ebraico, Luzzatto ha le idee molto chiare: “Vanno considerate non soltanto le relazioni interne alle comunità italiane, ma soprattutto quelle con altri centri di vita ebraica fuori dall’Italia, prime fra tutte quelle con lo stato di Israele, non con la sua politica, ma con la sua  società. Quello che a noi interessa è il costume, la cultura, la produzione universitaria e libraria, i giornali e la lingua ebraica. Quest’ultima è essenziale per avere una relazione materiale e concreta con la rinascita di una cultura ebraica autoctona, propria, originale e rappresenta la chiave per poter accedere a tutta la cultura ebraica: dalla più tradizionale alla meno tradizionale, dalla Mishnà alle poesie di Bialik”.<br />
Una posizione chiara e illuminata di un uomo che, alla tenera età di 82 anni, si è rimesso in gioco per il bene della sua Comunità. Amos Luzzatto nasce a Roma nel 1928 in una famiglia di antica tradizione ebraica: il nonno materno, Dante Lattes fu uno dei principali esponenti della cultura ebraica italiana del nostro secolo mentre il trisavolo paterno, Samuel David Luzzatto, detto Shadal, fu docente al Collegio Rabbinico di Padova ed esponente italiano della Wissenschaft des Judentums.<br />
Per più di quarant’anni Amos ha svolto la professione di chirurgo in diversi ospedali italiani. E’ libero docente universitario e ha tenuto un corso sulla lettura ebraica del midrash  presso la cattedra di Storia delle religioni all’Università Ca’ Foscari di Venezia. E’ stato impegnato per la realizzazione, presso la medesima Università, del Master europeo Socrates sull’archeologia e la dinamica della scrittura, occupandosi nello specifico della parte ebraica. Ha tenuto, presso l’Università Roma, tre corsi sul midrash e sulla dinamica del pregiudizio. Dal giugno 1998 è stato Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane fino al 2006. E’ presidente della Fondazione “Primo Levi” di Torino ed è stato direttore responsabile del periodico di cultura La Rassegna Mensile d’Israel.<br />
Non solo medico e professore, ma anche scrittore: ha tradotto e commentato numerosi testi della tradizione ebraica dal Libro di Giobbe al Cantico dei Cantici. Ha inoltre pubblicato una serie di volumi sullo studio e la lettura dei midrashim e interessanti saggi sull’essere ebrei e sul ruolo degli ebrei nella storia e nella società d’oggi.</p>
<p><strong>Michael Calimani</strong></p>
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		<title>Qui Venezia - Luzzatto verso la presidenza della Comunità</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 14:39:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Calev</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[<p><img src="http://moked.it/veneziaebraica/files/2010/05/21060-300x225.jpg" alt="" title="21060" width="300" height="225" class="alignnone size-medium wp-image-408" />Amos Luzzatto sarà il nuovo presidente della Comunità ebraica di Venezia. La nomina sarà ufficializzata in occasione della prima riunione di Consiglio aperta alla Comunità che si terrà questa sera, ma la notizia è ormai più che confermata. Quest’anno si è registrato un notevole calo della percentuale di votanti che si attesta per questa tornata elettorale sul 45,3 per cento degli aventi diritto contro il 57,1 per cento delle precedenti&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://moked.it/veneziaebraica/files/2010/05/21060-300x225.jpg" alt="" title="21060" width="300" height="225" class="alignnone size-medium wp-image-408" />Amos Luzzatto sarà il nuovo presidente della Comunità ebraica di Venezia. La nomina sarà ufficializzata in occasione della prima riunione di Consiglio aperta alla Comunità che si terrà questa sera, ma la notizia è ormai più che confermata. Quest’anno si è registrato un notevole calo della percentuale di votanti che si attesta per questa tornata elettorale sul 45,3 per cento degli aventi diritto contro il 57,1 per cento delle precedenti elezioni del 2006. Luzzatto, che è stato in passato presidente dell&#8217;Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, ha ottenuto il numero più alto di consensi (119 voti), confermando le indiscrezioni circolate in Comunità nelle scorse settimane che lo volevano candidato alla presidenza. A seguire, nella lista dei consensi,  Mario Gesuà Sive Salvadori (107 voti) e Corrado Calimani (70 voti). Gli altri candidati eletti in consiglio sono: Luciano Silva (69 voti), Claude Sciaky-Menasche (58 voti), Enrico Mariani (57 voti), Annavera Sullam (52 voti). Nella riunione di questa sera oltre all’ufficializzazione del presidente, del vicepresidente e dei membri di giunta, verranno probabilmente assegnate anche le principali deleghe.</p>
<p><strong>M.C.</strong></p>
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		<title>Qui Venezia - Psicanalisi e Shoah</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 23:10:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Calev</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img src="http://moked.it/veneziaebraica/files/2010/05/bassi-semi-mucci-300x225.jpg" alt="" title="bassi-semi-mucci" width="300" height="225" class="alignnone size-medium wp-image-407" />E’ possibile storicizzare un trauma, attuare una ricostruzione storica di un’esperienza traumatica nei suoi dettagli ? Questo il quesito a cui cerca di dare una risposta il libro intitolato ”Il dolore estremo. Il trauma da Freud alla Shoah” di Clara Mucci, professoressa ordinaria di Letteratura inglese e Storia del Teatro Inglese presso l’università di Chieti, dove insegna anche nei corsi di Psicologia Clinica. </p>
<p>Il volume, presentato l’altro giorno nell’ambito della&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://moked.it/veneziaebraica/files/2010/05/bassi-semi-mucci-300x225.jpg" alt="" title="bassi-semi-mucci" width="300" height="225" class="alignnone size-medium wp-image-407" />E’ possibile storicizzare un trauma, attuare una ricostruzione storica di un’esperienza traumatica nei suoi dettagli ? Questo il quesito a cui cerca di dare una risposta il libro intitolato ”Il dolore estremo. Il trauma da Freud alla Shoah” di Clara Mucci, professoressa ordinaria di Letteratura inglese e Storia del Teatro Inglese presso l’università di Chieti, dove insegna anche nei corsi di Psicologia Clinica. </p>
<p>Il volume, presentato l’altro giorno nell’ambito della rassegna “Costruire il passato nel presente” in collaborazione con il Centro Interdipartimentale di Studi Balcanici e Internazionali di Ca&#8217; Foscari e il Centro Veneziano di Studi Ebraici Internazionali, analizza gli effetti sulla psiche provocati dall’internamento nei campi di sterminio nazisti. Partendo da un approfondimento su Freud, l’autrice delinea i tratti specifici della sindrome post-traumatica da stress e di altri disturbi psicotici riscontrabili non solo nei testimoni diretti, ma anche nei soggetti di seconda e terza generazione, eredi di un conflitto traumatico trasmesso.</p>
<p>Clara Mucci coadiuvata nella discussione da Alberto Antonio Semi, medico specialista in malattie nervose e mentali, ha postulato la necessità di una comunità di testimonianza che si stringa intorno ai sopravvissuti, partendo proprio dal valore etico che la psicoanalisi può assumere per la comunità stessa nella ricostruzione di una possibile verità storica, una realtà definita e oggettiva dietro l’inevitabile combinazione di realtà e fantasia. Attraverso la visione analitica del trauma è quindi possibile ricostruire man mano la relazione complessa tra la realtà esterna dell’olocausto e la realtà intrapsichica delle vittime non sempre completamente attendibile.</p>
<p>Il trauma infatti si struttura ed emerge secondo due fasi: la prima descrive l’impatto della situazione traumatica sull’apparato psichico e la seconda fase rappresenta la rielaborazione conscia e inconscia della situazione con la sovrapposizione delle esperienze successive. L’isolamento psichico e sociale sperimentato dai sopravvissuti alla Shoah, insieme alla difficoltà di scendere a patti con un dolore inconcepibile, ha portato la psicanalisi verso un vicolo cieco, con testimonianze da parte delle vittime di prima generazione spesso confuse e contrastanti, mancanti di un qualsivoglia confronto con l’esame di realtà. Addirittura nelle vittime considerate più lucide vi era, a detta di Elie Wiesel, il terrore che se avessero raccontato la loro verità probabilmente non sarebbero stati creduti.</p>
<p>Negli anni successivi alla tragedia si sono moltiplicati i gruppi di studio in merito a questa problematica, la maggior parte dei quali hanno conseguito risultati fallimentari. Maggior fortuna ebbero gli studi clinici sulle seconde e terze generazioni, che hanno avuto luogo dal 1974 in poi a New York grazie a gruppi di sostegno sorti sia negli Stati uniti che in Israele. </p>
<p>Tali studi danno l’idea dell’entità del trauma causato dalla Shoah: sebbene la prima generazione fosse quella che aveva vissuto in prima persona l’olocausto, solo dalla seconda si è riusciti a ricostruire l’esperienza a partire dall’elaborazione del trauma stesso. I campi di sterminio erano stati talmente  efficienti nello spogliare gli individui dell’anima e del corpo, da annichilire nelle vittime stesse la capacità di simbolizzazione e di scissione tra realtà interna e realtà esterna, lasciandole incapaci di raccontare la loro esperienza e di elaborarne il lutto. La psicanalisi fornisce forse l’unico porto sicuro dove la vittima può rivivere l’indicibile e trasformarlo in un’esperienza di vita da poter tramandare e analizzare alla luce delle verità storiche.</p>
<p><strong>Michael Calimani</strong></p>
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		<title>Qui Venezia - 25 aprile una festa di tutti</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 21:25:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Calev</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img src="http://moked.it/veneziaebraica/files/2010/04/4550312087_6cfce1992b_b-300x168.jpg" alt="" title="corteo" width="300" height="168" class="alignnone size-medium wp-image-402" />Venezia ha celebrato il 65° anniversario della liberazione, con una serie di iniziative organizzate dal Comune di Venezia in collaborazione con le associazioni partigiane, il Comitato Coordinamento associazioni combattentistiche e d’arma, l’Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea e la Comunità Ebraica di Venezia. Tra le tante attività che ogni anno vengono organizzate per il 25 aprile anche il consueto percorso della Memoria con la tradizionale&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://moked.it/veneziaebraica/files/2010/04/4550312087_6cfce1992b_b-300x168.jpg" alt="" title="corteo" width="300" height="168" class="alignnone size-medium wp-image-402" />Venezia ha celebrato il 65° anniversario della liberazione, con una serie di iniziative organizzate dal Comune di Venezia in collaborazione con le associazioni partigiane, il Comitato Coordinamento associazioni combattentistiche e d’arma, l’Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea e la Comunità Ebraica di Venezia. Tra le tante attività che ogni anno vengono organizzate per il 25 aprile anche il consueto percorso della Memoria con la tradizionale deposizione delle corone di alloro davanti ai monumenti ai caduti per la libertà contro il nazifascismo: partito da Campo San Canciano, il corteo, composto da cittadini comuni e cappeggiato da una delegazione di partigiani e di partiti del centrosinistra, ha visitato le lapidi commemorative poste sulle case di sette martiri veneziani per la resistenza: Bruno Crovato, Luigi Borgato, Giuseppe Tramontin, Ubaldo Belli, Piero Favretti, Augusto Picutti, Manfredi Azzarita. </p>
<p><img src="http://moked.it/veneziaebraica/files/2010/04/coro-300x168.jpg" alt="" title="coro" width="300" height="168" class="alignnone size-medium wp-image-403" />Novità di quest’anno l’accompagnamento al corteo del coro 25 aprile - Mezzalira Olivolo, che oltre alle canzoni tipiche della festa di liberazione ha intonato alcune melodie della tradizione ebraica a suggellare lo stretto rapporto tra le associazioni partigiane e la comunità ebraica lagunare. Il corteo ha concluso il suo itinerario in Campo del Ghetto Nuovo dove era stato allestito un palco vicino al memoriale della Shoah per la cerimonia di commemorazione. </p>
<p><img src="http://moked.it/veneziaebraica/files/2010/04/assessore-300x168.jpg" alt="" title="assessore" width="300" height="168" class="alignnone size-medium wp-image-404" />Presente all’evento l’assessore Tiziana Agostini che ha portato i saluti dell’amministrazione comunale di Venezia e del sindaco Giorgio Orsoni. Nel suo intervento l’assessore Agostini ha sottolineato come l’Italia sia fondata sulla condivisione dei valori che hanno portato alla sua liberazione: “E’ dal 25 aprile che si genera la memoria collettiva di questo paese ed è compito di tutti trasmetterne il significato alle generazioni che verranno. Dobbiamo commemorare l’impegno e il sacrificio di coloro che si opposero alla servitù nazifascista tenendo sempre a mente che dalla resistenza è nata la nuova Italia”. </p>
<p><img src="http://moked.it/veneziaebraica/files/2010/04/4550319373_62448c2e9c_b-300x168.jpg" alt="" title="richetti" width="300" height="168" class="alignnone size-medium wp-image-405" />E’ poi intervenuto Rav Elia Richetti, (nella foto in alto) rabbino capo di Venezia e neo-eletto presidente dell’Assemblea rabbinica italiana, che ha posto l’attenzione sul motivo della cerimonia davanti al memoriale della Shoah per il 25 aprile: “ Oggi non è il giorno dedicato alla memoria della Shoah - ha affermato Rav Richetti - né per lo stato italiano, nè per il mondo ebraico, ma questa giornata acquista un significato comune per tutti noi. La ricorrenza di oggi non è infatti solo la commemorazione della fine del nazifascismo, ma della fine di una lotta, conclusasi 65 anni fa, di un mondo intero contro una concezione aberrante, di coloro che sostenevano il diritto all’esistenza contro chi lo negava. Questo è il senso di questa giornata e questo è il modo in cui dobbiamo considerarla, affinchè il 25 aprile sia la festa di tutti, di tutto il popolo italiano“.</p>
<p><strong>Michael Calimani</strong></p>
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		<title>Shavuot 5770</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 17:17:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Calev</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Torah]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img src="http://moked.it/veneziaebraica/files/2009/09/avraham-300x225.jpg" alt="" title="avraham" width="300" height="225" class="alignnone size-medium wp-image-312" />Nel Midràsh Be-re’shìth Rabbà’ c&#8217;è scritto: abbiamo un Pasùk dello Shìr ha-Shirìm (Cantico dei Cantici): “tze&#8217;éna u-r’éna benòth Tziyòn ba-mélekh Shelomò ba-‘atarà she-‘itterà lo immò be-yom chathunathò uv-yom simchàth libbò&#8221; (Uscite a vedere, o figlie di Sion, il re Salmone, con la corona di cui l&#8217;ha incoronato sua madre nel giorno delle nozze, nel giorno della gioia del suo cuore)</p>
<p>Rabbì Shim‘òn bar Yochày ha chiesto a rabbi El‘azàr figlio di&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://moked.it/veneziaebraica/files/2009/09/avraham-300x225.jpg" alt="" title="avraham" width="300" height="225" class="alignnone size-medium wp-image-312" />Nel Midràsh Be-re’shìth Rabbà’ c&#8217;è scritto: abbiamo un Pasùk dello Shìr ha-Shirìm (Cantico dei Cantici): “tze&#8217;éna u-r’éna benòth Tziyòn ba-mélekh Shelomò ba-‘atarà she-‘itterà lo immò be-yom chathunathò uv-yom simchàth libbò&#8221; (Uscite a vedere, o figlie di Sion, il re Salmone, con la corona di cui l&#8217;ha incoronato sua madre nel giorno delle nozze, nel giorno della gioia del suo cuore)</p>
<p>Rabbì Shim‘òn bar Yochày ha chiesto a rabbi El‘azàr figlio di rabbì Yosè: “Hai sentito da tuo padre che cosa indicano le parole <<con la corona di cui l'ha incoronato sua madre>>? Ha risposto rabbì El‘azàr: “Sì: è la parabola di un re che aveva solo una figlia, ed amava sua figlia tanto; all’inizio il re la chiamava <<mia figlia>>, poi l’amore era più grande e l’ha chiamata <<mia sorella>>, e dopo il re è arrivato al livello di amore per sua figlia da chiamarla anche <<mia madre>>. Così anche D.o all’inizio Hashèm ha chiamato il suo popolo Israel <<mia figlia>>, come è scritto nei Salmi: “Shim‘ì vath u-r’ì we-hattì oznèkh&#8221; (ascolta o figlia, e considera e tendi l&#8217;orecchio), dopo Hashèm lo chiama <<mia sorella>>, come c&#8217;è scritto nel Cantico dei Cantici “Pithchì li achotì ra‘yathì yonathì tammathì she-ro’shì nimlà’ tal&#8221; (aprimi, sorella mia, amica mia, colomba mia, o mia perfetta, poiché il mio capo è pieno di rugiada), e poi anche <<mia madre>> come c&#8217;è scritto “Haqshìvu elày ‘ammì ul-ummì ha’azìnu&#8230;&#8221; (Dà ascolto a Me, o mio popolo, porgi attenzione a Me)”. Si avvicinò rabbì Shim‘òn dopo questa parabola a rabbì El‘azàr e lo baciò.</p>
<p>Dice rabbì Chayim Palaci z.l. nel suo libro Mo‘èd le-khòl chay  di Turchia, morto 142 anni fa: il giorno 15 di Siwàn è nato Yehudà figlio di Ya‘akòv, come c&#8217;è scritto: “We-eth Yehudà shalàch elàw&#8221; (] Giacobbe[ aveva mandato Yehudà davanti a sé), e dove è andato? È andato ad aprire una scuola di Torà per i nipoti di Ya‘àkov, e per il merito di questa Mitzwà Yehudà e la sua tribù hanno avuto il merito di detenere il regno d&#8217;Israel.</p>
<p>E dice ancora il rav Palaci z.l.: l’usanza di mangiare latte a Shavu‘òth e dopo mangiare carne è per far vedere che noi dividiamo tra latte e carne, ma gli angeli (che si sono recati da Avrahàm) non hanno diviso, e quindi per questa Mitzwà la Torà ce la siamo meritata noi e non gli angeli.</p>
<p>E dice anche rav Tzevì Qaidnever z.l. di Francoforte nel suo libro Qav ha-yashàr 300 anni fa: nella diaspora festeggiamo la festa di Shavu‘òth due giorni, ma la festa, secondo la Torà, dura un giorno, a differenza da Pésach e Sukkòth che durano sette giorni in Eretz o otto giorni fuori di Eretz; ciò perché come Hashèm è unico anche il popolo d&#8217;Israele è unico, come la Torà che è unica ed è chiamata albero della vita.</p>
<p>E dice ancora: uomo, uomo! Vedi, guarda ed impara in ogni volta come studiare di più la Torà e fare più buone azioni per dare soddisfazione ad Hashèm, perché per questo sei stato creato. E ricorda che noi Israel siamo il Suo popolo, e ci avviciniamo a Lui, e ogni momento ci protegge e Lui tiene conto delle azioni degli uomini.</p>
<p>Dice anche rav Itzchàk Shemuèl Reggio di Gorizia, morto 155 anni fa: tutto il popolo d&#8217;Israele ha l&#8217;obbligo di credere con fiducia completa che la Torà che ha portato Moshè l’uomo di D.o è Torà divina, cioè Moshè ha preso tutta la Torà dall’inizio fino alla fine&#8230; e la base è credere che non solo le 613 Mitzwòth sono della Torà e di Hashèm, ma anche le storie ed i racconti sono arrivati da Hashèm, e se anche sono scritti due o tre volte sono comunque di Hashèm.</p>
<p>Da tutte queste parole dei nostri Rabbini z.l. abbiamo imparato che Hashèm ama il Suo popolo, e tutto il merito del fatto che siamo Yehudìm (ebrei) e abbiamo l&#8217;obbligo fare le Mitzwòth e studiare la Torà viene dall&#8217;amore di D.o; è questa la motivazione della festa di Shavu‘òth che si chiama anche “Chag Mattàn Torà” (la festa del dono della Torà). La parola dono in ebraico deriva della parola regalo, Mattàn o Mattanà: Hashèm ha regalato al Suo popolo una grande Mattanà che abbiamo solo noi. </p>
<p>E vorrei finire questa lezione con le parole del canto “Hashèm Nissì&#8221; che ha scritto il Morè e poeta Ben Tziòn Taragàn z.l. nel suo libro “Sefàth Dà‘ath&#8221; (Alessandria d&#8217;Egitto 1921): “Questa è la Torà, questa è la Torà, è per noi forza e luce, eredità del D.o nostro Padre, figlia del D.o del cielo; di essa oggi allietiamoci, custodiamola per sempre, per essa viviamo, per essa attraversiamo fuoco e acqua!”.</p>
<p><em>Chag Shavu‘òth Saméach </em></p>
<p><strong>Rav Avraham Dayan.<br />
</strong></p>
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		<title>Shavuot 5770/2010</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 17:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Calev</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Festività]]></category>

		<category><![CDATA[Home]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><img src="http://moked.it/veneziaebraica/files/2009/05/sinai-300x241.jpg" alt="" title="sinai" width="300" height="241" class="alignnone size-medium wp-image-226" />Il 6 e il 7 di Sivan cade la festa di Shavuot. Alla lettera questo termine significa &#8220;settimane&#8221;, appunto perchè la festa cade sette settimane dopo Pesach. Si celebra in ricordo della promulgazione dei dieci comandamenti, ricevuti da Mosè sul monte Sinai, per trametterli ed insegnali al popolo, accampato ai piedi del monte. In ricordo di tale avvenimento la festa viene definita anche con il nome di &#8220;Zemàn mattàn Torathènu&#8221;&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://moked.it/veneziaebraica/files/2009/05/sinai-300x241.jpg" alt="" title="sinai" width="300" height="241" class="alignnone size-medium wp-image-226" />Il 6 e il 7 di Sivan cade la festa di Shavuot. Alla lettera questo termine significa &#8220;settimane&#8221;, appunto perchè la festa cade sette settimane dopo Pesach. Si celebra in ricordo della promulgazione dei dieci comandamenti, ricevuti da Mosè sul monte Sinai, per trametterli ed insegnali al popolo, accampato ai piedi del monte. In ricordo di tale avvenimento la festa viene definita anche con il nome di &#8220;Zemàn mattàn Torathènu&#8221; (Tempo del dono della Torah).</p>
<table width="642" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
<tr>
<td>
<h3>Orari della festività</h3>
</td>
<td width="21"></td>
<td>
<h3>Usi della Festività</h3>
</td>
</tr>
<tr>
<td height="15">&nbsp;</td>
<td height="15" colspan="2"></td>
</tr>
<tr>
<td width="377">
<div><strong>Martedì 5 Sivan 5770 / 18 Maggio 2010</strong></div>
<div>h 20.19 - Accensione lumi</div>
<div>h.20.10 - Minchà</div>
<div>h 20.30 - Limmud</div>
<div>h 21.10 - Arvith</div>
<div style="margin-top:10px;"><strong>Mercoledì 6 Sivan 5770 / 19 Maggio 2010</strong></div>
<div>h 09.00 - Shachrith, Sefer*, Mussàf</div>
<div>h 19.30 - Minchà, Arvith (Acc. lumi entro 21.33)</div>
<div style="margin-top:10px;"><strong>Giovedì 7 Sivan 5770 / 20 Maggio 2010</strong></div>
<div>h 09.00 - Shachrith, Sefer**, Ben. Bambini, Mussàf</div>
<div>h 19.00 - Dolcezze e Torah</div>
<div>h 20.15 - Minchà</div>
<div>h 21.15 - Arvith</div>
<div>h 21.25 - Fine festa</div>
<div style="margin-top:8px;"><strong>Parashòth e haftaròth</strong></div>
<div style="font-size:8px;">* I Séfer: Es. XIX, 1-XX, 23; II Séfer: Num. XXVIII, 26-31; Haf: Ezech. I, 1-28; III,12 </div>
<div style="font-size:8px;">** I Séfer: Deut. XIV, 22-XVI, 17; II Séfer: Num. XXVIII, 26-31; Haf: Chav. II, 20-III, 19</div>
</td>
<td width="265" colspan="2" valign="top">
<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0">
<tr>
<td width="32" height="32" background="http://moked.it/veneziaebraica/files/images/alberoele.jpg"></td>
<td width="4" height="32">&nbsp;</td>
<td width="213" height="32"><strong><a href="http://moked.it/veneziaebraica/norme-di-shavuot/" >Norme di Shavuot</a></strong></td>
</tr>
</table>
</td>
</tr>
</table>
<p><strong>Martedì 18 dopo la Tefillà, cena in Sala Montefiore (al costo di 20 euro a persona), preparata dai nostri giovani. Info e prenotazioni presso Rav Dayan, 3351789308.</strong></p>
<p><strong>Martedì 18 alle 24.00 lezione in Centro Comunitario a cura di Rav Richetti e Rav Dayan.</strong></p>
<p><strong><em>Le famiglie Cosma, Levi-Da Ros, Salvadori-Garbin annunciano la cerimonia di Bath-Mitzwà delle loro figlie Domenica 23 maggio alle ore 11.00 in Scola Spagnola.</em></strong></p>
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		<title>Archivio articoli</title>
		<link>http://moked.it/veneziaebraica/2010/03/26/archivio-articoli/</link>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 12:38:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Calev</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Immagini]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Per accedere all&#8217;archivio degli articoli raccolti sulle varie testate giornalistiche cliccare <a href="http://moked.it/veneziaebraica/archivio-articoli/" >QUI</a></p>
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