Israele

Quattro soldati Idf uccisi da Hezbollah nel sud del Libano

Quattro soldati Idf uccisi da Hezbollah nel sud del Libano

Poco dopo la mezzanotte un’esplosione ha investito un carro armato delle Idf vicino a Kfar Tebnit, villaggio del Libano meridionale dove l’esercito israeliano opera contro le ultime infrastrutture sotterranee di Hezbollah a nord del Beaufort. I tre soldati e il loro comandante a bordo del mezzo non hanno avuto scampo. È uno degli attacchi più letali compiuti dal gruppo terroristico sostenuto dall’Iran dall’entrata in vigore, ad aprile, del fragile cessate il fuoco: da allora nel sud del Libano sono stati uccisi 23 soldati israeliani e un dipendente civile del ministero della Difesa.
Nelle prime ore l’esercito ha autorizzato la pubblicazione solo del nome del comandante caduto: il tenente colonnello Dor Gedalia Ben Simhon, 32 anni, del kibbutz Beit HaShita, nel nord d’Israele. Comandava il 52esimo battaglione corazzato della 401esima brigata e aveva assunto l’incarico appena due mesi fa, dopo il ferimento grave del suo predecessore in combattimento nel Libano meridionale. Ben Simhon lascia una moglie e due figlie. La moglie serve come ufficiale combattente nel Corpo di raccolta informazioni e difesa dei confini. «Una tragedia si è abbattuta su di noi nel kibbutz Beit HaShita», ha detto l’ex deputato ed ex generale di brigata della riserva Moshe Peled, amico della famiglia. «Ho visitato i genitori, Itzik e Iris. Tutti noi soffriamo per la caduta del tenente colonnello Dor nel grave episodio in Libano, in cui sono stati uccisi altri tre combattenti».
Le Idf stanno indagando sull’origine dell’esplosione. Nel comunicato l’esercito ha parlato di una «minaccia aerea sospetta» che ha colpito il carro armato, senza stabilire se si sia trattato di un drone esplosivo. In ogni caso, la responsabilità dell’attacco è di Hezbollah, come per un secondo attacco avvenuto poche ore dopo nella stessa area. Questa volta la dinamica è più chiara: intorno alle quattro del mattino un drone esplosivo ha colpito un gruppo di soldati, ferendo gravemente un ufficiale della riserva e in modo lieve altri quattro sottufficiali.
La risposta israeliana è stata immediata. Per tutta la notte l’aviazione militare e l’artiglieria hanno colpito obiettivi di Hezbollah a Tebnit, Nabatieh e in altre aree del Libano meridionale. Secondo l’esercito, sono state colpite circa 100 infrastrutture del gruppo terroristico. Ai residenti israeliani delle comunità di confine è stato comunicato che gli attacchi sarebbero proseguiti per ore, ma senza modifiche alle istruzioni del Comando del fronte interno.
Sul piano diplomatico, Israele ha ribadito di considerarsi vincolato soltanto al cessate il fuoco raggiunto con il Libano sotto l’egida degli Stati Uniti, non al memorandum d’intesa firmato questa settimana da Washington e Teheran, che prevede anche la cessazione delle operazioni militari in Libano. «Israele rimane fedele all’accordo di cessate il fuoco raggiunto tra Israele, Libano e Stati Uniti. Se Hezbollah non lo violerà, verrà rispettato», ha scritto su X l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, dopo l’appello del presidente Donald Trump ai due Paesi perché rispettino la tregua. Leiter ha poi aggiunto un punto decisivo per Gerusalemme: «In ogni circostanza, Israele conserva il diritto di rispondere agli attacchi e di contrastare le minacce al suo territorio, ai suoi cittadini e ai suoi soldati». In altre parole, sottolinea Ynet, il cessate il fuoco regge solo finché non impedisce alle Idf di colpire Hezbollah. E non implica, almeno per ora, un ritiro israeliano dalla zona di sicurezza creata nel sud del Libano.

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