Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’intervento di Giulio Disegni, Coordinatore del Progetto Meridione Ebraico dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, al convegno “Jews and the Worlds of the Ancient Mediterranean. Archaeology, Scholarship, and Networks of Collecting (c.1840-1940)”:
Aver organizzato in questa città il convegno “Jews and the world of the ancient Mediterranean” ha un significato particolare, perché Palermo non è soltanto una delle grandi capitali della storia ebraica nel Mediterraneo: sta anche diventando il simbolo di qualcosa di nuovo, qualcosa che guarda non solo al passato, ma anche al futuro.
Per secoli, dopo l’espulsione del 1492, la vita ebraica sembrò scomparire dalla Sicilia, così come dalla Calabria, dalla Puglia e dalla Basilicata. Naturalmente sappiamo che la storia non è mai così semplice. Alcuni ebrei partirono, altri rimasero e si convertirono, alcune tradizioni sopravvissero nelle famiglie e nella memoria. Ma la vita ebraica organizzata scomparve e, per oltre cinquecento anni, non vi furono comunità ebraiche in queste terre.
Nel corso di queste due giornate di convegno abbiamo esplorato il mondo mediterraneo antico, con particolare attenzione all’esperienza ebraica, affrontando temi che spaziano dall’archeologia al collezionismo, fino ai monumenti e ai reperti studiati dagli esperti di diverse discipline.
Ora è opportuno soffermarsi sul passato dell’Italia meridionale, dove le testimonianze dell’antica presenza ebraica sono numerose e diffuse in tutto il territorio. Si pensi alle antiche catacombe di Venosa, in Basilicata, e a quelle di Noto, in Sicilia; all’antica sinagoga di Bova Marina, in Calabria; allo splendido mikveh di Ortigia (Siracusa); al mikveh e all’antico pozzo qui a Palermo; alla Giudecca di Nicotera, in Calabria.
Questi sono solo alcuni esempi del patrimonio conservato nel Mezzogiorno, ma molti altri luoghi testimoniano la presenza ebraica che ha caratterizzato queste terre per secoli.
Oggi, tuttavia, sta accadendo qualcosa di straordinario.
In qualità di Coordinatore del Progetto Meridione Ebraico dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI) – l’ente che rappresenta ufficialmente l’ebraismo italiano e le ventuno Comunità presenti sul territorio nazionale e che, quasi quarant’anni fa, nel 1987, ha sottoscritto l’Intesa con lo Stato italiano – ho avuto l’opportunità di incontrare molte persone. E ciò che ogni volta mi colpisce è che la vita ebraica qui non si sta ricostruendo soltanto attraverso edifici o istituzioni. Si sta ricostruendo soprattutto attraverso le persone.
Esiste un’altra importante istituzione del mondo ebraico italiano: la Fondazione per i Beni Culturali Ebraici in Italia, istituita dall’UCEI nel 1986, allo scopo di promuovere il recupero, la conservazione, il restauro e la valorizzazione del patrimonio storico e artistico ebraico italiano.
Oggi nel Mezzogiorno vivono ebrei che si sono trasferiti qui per motivi di lavoro o di famiglia, altri hanno scelto di tornare in queste terre, dove un tempo vivevano i loro antenati. Ci sono famiglie che cercano di far crescere i propri figli con un’identità ebraica, spesso lontano dalle Comunità storicamente consolidate. E ci sono molti che si avvicinano all’ebraismo con autentica curiosità e profondo rispetto, perché hanno riscoperto le proprie radici familiari, o perché sentono un legame spirituale con la tradizione ebraica.
Ogni storia è unica. Eppure, tutte insieme, queste storie ci raccontano che il Sud non è più soltanto il luogo in cui la storia ebraica si è interrotta. Sta diventando un luogo in cui la vita ebraica ricomincia.
L’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane crede profondamente in questo processo.
Sebbene Napoli rimanga l’unica Comunità ebraica del Mezzogiorno, l’UCEI ha promosso la nascita di Sezioni locali per riunire gli ebrei che vivono in Sicilia, Calabria, Puglia e Basilicata. Oggi le Sezioni della Comunità Ebraica di Napoli nel Sud Italia sono sette: Palermo e Catania in Sicilia; Palmi-Reggio Calabria in Calabria; Trani, San Nicandro e Taranto in Puglia; e Matera in Basilicata. Si tratta di realtà molto piccole, ma vive e dinamiche. Vogliono celebrare insieme le festività ebraiche, educare i propri figli, studiare, pregare e, semplicemente, sapere di non essere soli.
Per questo il nostro impegno non è soltanto istituzionale. È, prima di tutto, umano.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a qualcosa di assai significativo: la nascita di una vera collaborazione tra istituzioni accomunate da una visione condivisa.
Il Comune di Palermo, la Comunità ebraica di Napoli, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e l’Arcidiocesi di Palermo hanno lavorato insieme con generosità e rispetto reciproco. La decisione dell’Arcidiocesi di concedere l’antico Oratorio di Santa Maria del Sabato affinché diventi la futura Sinagoga di Palermo, rappresenta molto più di un semplice atto amministrativo.
Non sarà soltanto un luogo di preghiera. Sarà la casa della presenza ebraica locale e uno spazio di incontro e di dialogo.
La nostra responsabilità è fare in modo che questa storia continui.
Talvolta ci viene chiesto se valga la pena investire tante energie in nuclei che sono così piccoli. La nostra risposta è sempre la stessa: la storia ebraica non è mai stata scritta soltanto dai numeri, ma da persone che hanno creduto che valesse la pena costruire la vita ebraica, anche quando le circostanze erano difficili.
È esattamente ciò che sta accadendo oggi nell’Italia meridionale. Non stiamo ricreando il passato. Stiamo costruendo il futuro.
Forse il più grande insegnamento che ci offre il Sud Italia è che la memoria, da sola, non basta. La memoria deve trasformarsi in vita. E la vita cresce dove le persone si incontrano, dove le istituzioni collaborano, dove si aprono le porte e dove il passato diventa un’opportunità per costruire qualcosa di nuovo.
Giulio Disegni