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Bokertov 15 luglio 2026

Bokertov 15 luglio 2026

A marzo due giovani ebrei argentini furono aggrediti a Milano da un gruppo di ragazzi che urlavano “Fuck Israel”. I due principali responsabili dell’azione hanno ora un nome e un cognome. Si tratta di «Sami Abou El Hassan, la vera identità di Sacky, il trapper ventiquattrenne da ottocentomila ascoltatori mensili su Spotify, e del suo braccio destro Abdurahman Hamza, pugile per diletto e membro della crew del cantante, sempre al suo fianco in serate e concerti» (Repubblica). Dodici militanti di Avanguardia Torino accusati di apologia di fascismo potranno evitare il processo ordinario con la messa alla prova con lavori di pubblica utilità. Tutto sarà comunque vincolato «al risarcimento delle parti civili costituite: il proprietario dei locali del circolo Edoras e l’Unione delle comunità ebraiche italiane» (Corriere).

Sono iniziati a Roma i colloqui tra Israele e Libano. «Il confronto si è svolto all’ambasciata statunitense a livello di rappresentanti diplomatici, senza il coinvolgimento di quelli militari», riporta La Stampa, segnalando le ricostruzioni di Axios secondo le quali Donald Trump starebbe spingendo «per disinnescare un allargamento dell’escalation e avrebbe detto a Benjamin Netanyahu che Israele deve iniziare a ritirare le proprie forze» da Libano e Siria. Da parte israeliana, scrive il Messaggero, «c’è stata un’apertura all’applicazione della formula delle due “zone pilota” individuate nel distretto di Bint Jbeil (settore centrale) e di Nabatiyeh (a Nord del fiume Litani)».

«Netanyahu ha ottenuto un successo con l’accordo sul Libano, ma Teheran potrebbe anche trarre vantaggio dal fatto che gli eventi sul fronte libanese continuino a essere fonte di attrito tra Gerusalemme e Washington», dice alla Stampa l’analista britannico-israeliano Daniel Levy. A suo dire il regime potrebbe «ribaltare la situazione e applicare il dilemma libanese alla politica statunitense e alimentare ulteriormente la divisione interna e la frammentazione del movimento Maga».

Il Corriere racconta delle polemiche in Israele per l’approvazione, da parte del Parlamento, di due disegni di legge «che di fatto escludono l’arresto e le sanzioni per gli ultraortodossi renitenti alla leva e quindi li invitano a nozze nel non arruolarsi». Hanno reagito con durezza, non solo le opposizioni in aula, ma anche «le famiglie dei caduti, dei veterani, dei rapiti del 7 ottobre e molto critico persino il capo di stato maggiore Eyal Zamir, che ha definito la legge “inconcepibile”».

Tre attivisti della Flotilla, la brasiliana Lisi Proença, l’irlandese Tadhg Hickey e la brasiliana Ariadne Teles, erano presenti ai funerali di Ali Khamenei. Teles ha paragonato la defunta guida suprema a Fidel Castro, Che Guevara e Thomas Sankara, mentre Proença ha garantito: «Vi aiuteremo a mantenere questa rivoluzione» (Corriere).

«Nella politica estera occidentale persiste un vizio che rasenta l’ingenuità strategica: valutare i partner solo in base alla convenienza geopolitica, ignorando la natura dei regimi». Lo scrive Davide Romano sul Tempo, sottolineando come tale «cecità» abbia guidato per anni i rapporti con la Russia e oggi si stia ripetendo con la Turchia.

«Riteniamo di aver dimostrato, in oltre trent’anni, di possedere tutti i requisiti pratici di uno Stato. Il riconoscimento ora sta agli altri», dichiara al Riformista la direttrice del Somaliland Review, Salma Sheikh. «Siamo comunque incoraggiati dal crescente livello di coinvolgimento di alcuni governi. Penso a Israele, Taiwan e l’Etiopia».

“L’Onu si accorge di Hamas”, titola Il Foglio, parlando della «lettera di condanna rara» scritta dal vice coordinatore speciale delle Nazioni Unite per il processo di Pace in Medio Oriente, Ramiz Alakbarov, sulle attività del gruppo terroristico per dirottare gli aiuti umanitari ed esercitare un controllo totalizzante sulla vita dei gazawi.

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