Durante i colloqui tra Israele e Libano svoltisi in settimana a Roma è emersa una proposta che riguarda «l’impiego di militari italiani» nel futuro prossimo del Paese dei Cedri, racconta tra gli altri il Corriere della Sera. «Potrebbero essere truppe italiane, in sostanza, a monitorare le operazioni nelle cosiddette “aree pilota” (previste dall’accordo tra Usa, Israele e Libano a giugno)». Per Repubblica, «il piano ricalcherebbe molto da vicino il mandato Unifil, ma con un cappello diverso da quello della missione attiva dal 1978». Al riguardo il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth «ha parlato di un possibile schieramento di soldati italiani per monitorare il disarmo e lo smantellamento delle infrastrutture di Hezbollah nelle aree pilota del sud del Libano, da dove è previsto che inizi il ritiro dell’Idf e il dispiegamento dell’esercito libanese». Dal negoziato non sono arrivate «svolte clamorose», valuta Il Messaggero. «Tuttavia l’incontro è stato giudicato produttivo e positivo dagli Stati Uniti, che ne sono stati mediatori come nelle precedenti cinque sessioni negoziali delle settimane scorse a Washington».
Rispetto al più ampio conflitto con l’Iran e i suoi proxy, gli Houthi sembrerebbero vicini a una nuova offensiva dopo che l’Iran «ha chiesto loro di prepararsi a bloccare lo Stretto di Bab el-Mandeb» (il Giornale). Nel mentre il vicepresidente Usa, JD Vance, ha accusato “falchi” anche israeliani di sabotare i negoziati per porre fine alla guerra contro il regime degli ayatollah. Nella giornata di mercoledì, invece, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha bocciato una proposta di legge per tagliare gli aiuti militari a Israele. «Non è stata una passeggiata», riporta il Corriere, perché «oltre 100 deputati democratici hanno votato a favore, esprimendo di fatto insofferenza nei confronti con lo storico alleato mediorientale».
«È cambiato il vento» in Israele e all’orizzonte di Netanyahu «si addensano nubi che qualche mese fa nessuno aveva previsto», sostiene Repubblica. «Tante nubi, ed è questo il problema. Ciò non significa che la carriera del primo ministro più longevo della storia del Paese si avvii necessariamente alla conclusione. Ma che quella che si combatterà alle urne il 27 ottobre sarà una delle battaglie più dure della sua carriera politica». Il suo principale rivale, si ricorda, è l’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot, fondatore di Yashar, «partito centrista che ha rifiutato nei mesi scorsi di unirsi all’alleanza “tutti contro Bibi” di Yair Lapid e Naftali Bennett e con questa scelta è diventato l’uomo da inseguire».
«Se non coglieremo l’opportunità di mandar via questo governo a ottobre, non esisterà più la democrazia in Israele. Tutte le persone che potranno andarsene lo faranno e quelle che non potranno avranno una vita miserabile. Se nulla cambierà, non ci sarà nessun futuro per il Paese». A dirlo al Sole 24 Ore è Raluca Ganea, ceo e fondatrice del movimento civico Zazim.
La Stampa segnala un messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per i cento anni dalla nascita di Arrigo Levi. «Da ragazzo, membro di una famiglia della comunità ebraica modenese, a causa delle leggi razziali, fu costretto con la famiglia alla fuga in Argentina», ricorda. «Tornò nel nostro Paese per completare gli studi e vivere, in ambienti laici e antifascisti, il tempo della costruzione democratica. Il giornalismo divenne presto la sua professione, che non interruppe neppure quando si recò in Israele a difesa della nascita del nuovo Stato».
Vandalizzato a Milano un murale dell’artista aleXsandro Palombo dedicato ad Anna Frank e Primo Levi, con la scritta “coloni sionisti nazisti”. Come riporta tra gli altri Libero, Ucei e Comunità ebraica milanese sono intervenute con una nota definendola «un’azione vile, frutto di un clima di pregiudizio e odio sempre peggiori verso gli ebrei».
“Gli algoritmi premiano l’odio contro Israele”, titola il Riformista. Online stanno saltando gli argini e «le vecchie teorie del complotto antisemita, le inversioni della Shoah, le disumanizzazioni non vengono più confutate: vengono amplificate». E così l’antisemitismo «circola liberamente, perché l’infrastruttura tecnologica lo premia».