Per la prima volta dall’avvio della nuova intesa tra Gerusalemme e Beirut, l’esercito libanese è entrato in un’area evacuata dalle forze israeliane nel sud del Libano. Jeep e mezzi corazzati della Laf (Lebanese Armed Forces) hanno fatto il loro ingresso a Zawtar al-Gharbiyeh, nella regione di Nabatieh, una delle tre “zone pilota” previste dall’accordo mediato dagli Stati Uniti. Ai residenti, sfollati altrove nel Paese, è stato chiesto di non rientrare ancora nelle proprie case «fino alla stabilizzazione della situazione della sicurezza». Le Idf si sono intanto riposizionate lungo la Linea gialla, pronte a segnalare ogni violazione al meccanismo di monitoraggio guidato da Washington. Una fonte militare di Gerusalemme ha confermato all’emittente Kan l’esplosione di colpi di avvertimento contro i soldati libanesi, dopo che questi avevano oltrepassato con un bulldozer l’area concordata.
Dopo mesi di combattimenti e manovre in profondità nel sud del Libano, Israele testa ora la capacità dell’esercito libanese di assumere il controllo di alcune aree e impedire il ritorno di Hezbollah. È il primo banco di prova di un accordo che, sulla carta, punta a tre obiettivi: il ripiegamento graduale dell’esercito israeliano, il dispiegamento delle Laf e il disarmo del gruppo terroristico libanese.
«Dopo cinque mesi di combattimenti e manovre profonde, le Idf passano alla fase pilota con l’esercito libanese», osserva Elisha Ben Kimon, corrispondente militare di Ynet, parlando di una mossa «significativa» destinata a incidere sugli sviluppi successivi. Israele, sottolinea, arretra in modo controllato senza rinunciare alla libertà d’azione; l’esercito libanese entra, ma sotto osservazione; gli Stati Uniti garantiscono il coordinamento, mentre la prova vera resta sul terreno.
Per Israele il punto centrale è il disarmo dei terroristi libanesi sostenuti dall’Iran. «L’obiettivo principale delle Idf è smantellare Hezbollah e togliere ai suoi uomini le armi», spiega Ben Kimon, riconoscendo però che si tratta di un traguardo «ancora lontano».
Il primo presidente libanese alla Casa Bianca da 20 anni
La nuova fase è iniziata mentre il presidente libanese Joseph Aoun è a Washington per incontrare il presidente Usa Donald Trump. Si tratta di un incontro storico: sarà la prima volta in quasi vent’anni che un capo di Stato libanese visita la Casa Bianca. Nato in un sobborgo a est di Beirut, Aoun ha alle spalle una lunga carriera militare: comandante di plotone nelle forze speciali durante la guerra civile (1975-1990), ha poi supervisionato la campagna per sradicare i terroristi dell’Isis al confine siro-libanese e guidato l’esercito nella crisi seguita al collasso economico del 2019, che dopo decenni di corruzione e cattiva gestione ha travolto la valuta locale. Proprio da comandante mise in guardia dal rischio di un tracollo delle forze armate e ruppe un tabù per un capo militare, sottolinea la testata Maariv, criticando la classe politica e affermando che anche i soldati, come il resto della popolazione, avevano fame di pane. Una figura che ha saputo costruirsi il consenso tra i militari, sottolinea Maariv, e che già in passato ha goduto del sostegno di Washington. Ora Aoun punta a ottenere dagli americani una maggiore pressione su Israele perché acceleri il ritiro dal sud del Libano, ma deve anche presentare un piano credibile per il disarmo di Hezbollah: è la parte più difficile dell’accordo. In Libano, riporta Kan, fonti della sicurezza hanno avvertito che il presidente avrebbe accettato condizioni difficili da applicare, e che un confronto troppo diretto con Hezbollah rischia di aprire una crisi interna.