Aveva 32 anni, era responsabile agricolo dell’avamposto di Havat Gilad e padre di due figlie di 12 e 13 anni. Benayahu Melet è stato ucciso venerdì mattina in una sparatoria nei pressi del villaggio palestinese di Tell, a sud-ovest di Nablus, mentre accorreva in aiuto di un gruppo di escursionisti israeliani. Secondo la ricostruzione di Ynet e confermata dalle Idf, gli escursionisti erano entrati in conflitto con alcuni palestinesi vicino a una moschea alla periferia del villaggio; sul posto sono arrivati gli addetti alla sicurezza di Havat Gilad, e uno dei palestinesi ha strappato l’arma a uno di loro aprendo il fuoco. Altri due israeliani sono rimasti feriti, uno dei quali in condizioni gravi. L’attentatore è stato neutralizzato subito dopo e l’arma sottratta recuperata. Secondo il ministero della Sanità palestinese, nel corso dell’episodio quattro palestinesi sono stati uccisi dal fuoco israeliano e altri quattro feriti, tre dei quali in condizioni critiche. L’esercito non ha commentato queste informazioni e indaga sull’accaduto come sospetto attentato terroristico.
Sull’origine dello scontro le versioni divergono. Sull’origine dello scontro le versioni divergono. Essam Saifi, dirigente locale di Fatah a Tell, ha sostenuto che tutto sarebbe cominciato con l’arrivo di 25-30 israeliani nella zona orientale del villaggio. Il gruppo, sostiene Saifi ripreso dal Times Of Israel, avrebbe tentato di irrompere in due abitazioni; gli abitanti sarebbero usciti per affrontarli e a quel punto gli israeliani avrebbero aperto il fuoco. Mezz’ora dopo, sempre secondo la sua ricostruzione, sarebbero tornati nella parte occidentale del paese, colpendo un minore con un’arma; nel caos successivo sarebbero arrivati i soldati delle Idf.
Il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha ordinato un ampio rafforzamento delle forze nell’area e la cattura di tutti i responsabili. L’esercito ha imposto un cordone attorno a Tell e a diversi ingressi di Nablus, mentre proseguono le operazioni nel nord della Cisgiordania, a Beit Furik e Tubas. È il terzo episodio di violenza nella zona in ventiquattr’ore: giovedì Itamar Cohen, tra i fondatori degli avamposti agricoli in Giudea e Samaria, è stato accoltellato vicino a Elon Moreh mentre partecipava allo spegnimento di un incendio, e poche ore dopo un’altra persona è rimasta ferita in un attacco simile. Dall’insediamento di Havat Gilad hanno diffuso un messaggio ai residenti: «Con grande dolore e profondo cordoglio annunciamo l’uccisione di Benayahu Melet in un attentato compiuto da vili terroristi durante il soccorso a un gruppo di escursionisti».
L’addio a Zehava Shaul
Nelle stesse ore Israele si è raccolto attorno a un altro lutto. È morta a 71 anni, dopo mesi di malattia, Zehava Shaul, madre del caporale Oron Shaul, caduto il 20 luglio 2014 nel combattimento di Shuja’iyya durante l’operazione “Margine protettivo”. Il corpo del figlio era stato rapito da Hamas e trattenuto nella Striscia per oltre un decennio: per tutti quegli anni la madre ha condotto la battaglia perché fosse riportato a una sepoltura in Israele, ottenuta nel gennaio 2025 grazie a un’operazione delle Idf e dello Shin Bet. «Ho portato a termine la missione della mia vita», aveva detto Zehava ai familiari poche settimane fa. «Era una donna di fede, determinazione e amore per il prossimo», ha scritto la famiglia. «La sua dedizione, la sua forza e il suo amore infinito hanno toccato molti cuori». Il presidente Isaac Herzog l’ha definita «una madre coraggiosa, determinata e capace di ispirare», che «ha portato sulle proprie spalle questo dolore con un coraggio inimmaginabile, e non ha smesso un solo istante di credere, di lottare e di amare».