I stand erect on the bank to see
What will happen to my love basket
That I gently sent off among the reeds.
In it is a child of light
Whom I cannot hide any longer.
I bade the water to maintain hope,
Scattering on it narcotic spices
To keep crocodiles away.
I sing to the baby from a distance
To enchant his ear,
To silence the cry.
I rely on the good wind of the river
And a princess’s merciful gesture.
Per Shirim uno splendido testo di Tsippy Levin Byron, poetessa, accademica (Phd su Jewish Identity through Natalia Ginzburg’s prose) e rabbina israeliana, tratto dalla silloge Doubting the Soul’s Immortality (New Delhi 2019) di cui proponiamo, con il consenso dell’Autrice, una traduzione in italiano:
In piedi sulla riva
attendo ciò che sarà del cesto amoroso
che dolcemente lasciai tra i canneti.
In esso c’è un bimbo di luce
che non posso più nascondere.
Pregai l’acqua di custodire la speranza,
spezie sparsi soporifere
per tenere lontani i predatori.
Canto al bimbo da lungi
per incantare il suo orecchio,
per spegnere il pianto.
Ho fede nel vento buono del fiume
nella bontà di una donna.
La meraviglia di una narrazione che si fa eterna e dolcissima per tramite di una delicata voce femminile. Dolce la voce che osserva, che narra e lascia andare il cesto tra i giunchi, sperando che a ritrovarlo, a raccogliere e accogliere il tesoro sia ancora una donna.
Speranza affidata allo scorrere delle acque, al gioco tra i canneti, alla bontà del vento, delle erbe narcotiche, di carezzevoli mani femminili.
Il bimbo è nel mondo, impossibile occultarne la luce: questa deve essere lasciata andare per poter risplendere, per fare quanto è nel suo destino.
L’abbandono è rottura, ferita che apre al pianto, ma anche porta per una meravigliosa e inevitabile nascita reale e simbolica.
Shirim è a cura di Mariateresa Amabile, poetessa e docente di Diritti Antichi all’Università di Salerno