Gaza

Al Cairo passi avanti sul disarmo di Hamas

Al Cairo passi avanti sul disarmo di Hamas

Qualcosa si muove al Cairo. Dopo mesi di stallo, i colloqui mediati dall’Egitto e dagli inviati internazionali sul passaggio alla seconda fase del cessate il fuoco a Gaza registrano progressi sui nodi che finora hanno bloccato l’accordo: le armi, il meccanismo di governo dell’enclave e il futuro degli apparati civili. Un annuncio, riferiscono fonti palestinesi citate da Ynet, potrebbe arrivare già in queste ore. Anche da Gerusalemme, notano i media locali, arrivano conferme di passi avanti.
Sulla stessa linea si è espresso il Board of Peace, l’organismo voluto dal presidente Usa Donald Trump per supervisionare la transizione a Gaza, parlando di discussioni «che proseguono e fanno passi avanti». La roadmap in esame prevede «lo smantellamento di tutte le armi, pesanti e leggere, senza eccezioni, insieme all’eliminazione dei tunnel, dei depositi e degli impianti di produzione». Al termine del processo, promette il Board, «Hamas non avrà alcun ruolo nel governo di Gaza, né apertamente né dietro le quinte», mentre il Comitato per l’amministrazione della Striscia eserciterà la piena autorità secondo il principio di «un’unica autorità, un’unica legge, un’unica forza armata». Il tutto fondato «sulla reciprocità e su verifiche indipendenti, non sulla fiducia», ovvero ogni passo compiuto da una parte consentirà quello successivo dell’altra.

La formula sulle armi
Il cuore dell’intesa riguarda gli armamenti. Secondo una fonte vicina a Hamas sentita da Ynet, sarebbe stata elaborata «una formula» per la loro gestione, che comprende la possibilità di consegnarli e immagazzinarli attraverso un meccanismo concordato, accettato sia dal gruppo terroristico sia dai mediatori.
Una fonte diplomatica citata dal Times of Israel sostiene che il piano preveda il disarmo totale del gruppo, con la consegna di tutte le armi, pesanti e leggere, e lo smantellamento completo delle infrastrutture terroristiche:«Non ci saranno eccezioni per determinate armi o determinate persone». Di una vera e propria resa parlano le fonti coinvolte nei colloqui e sentite da Ynet. «Hamas ha ceduto e accettato un disarmo completo e assoluto», afferma una di loro. L’accordo sarebbe «rigoroso e dettagliato, senza trucchi né compromessi», con l’eliminazione totale di armi e tunnel e «meccanismi di controllo capillari e rigorosi». Un funzionario americano coinvolto nella mediazione ha aggiunto che, una volta firmata, l’intesa significherà «disarmo al cento per cento e completa smilitarizzazione. Nessun compromesso su questo punto».
Molto diversa la lettura da parte palestinese, secondo cui l’attenzione non sarebbe sul trasferimento delle armi a un soggetto esterno, bensì sulla limitazione del loro utilizzo: gli armamenti pesanti verrebbero conservati in strutture apposite sotto la supervisione di un comitato tecnocratico palestinese, ma gli apparati amministrativi e di sicurezza di Gaza resterebbero nelle mani degli stessi uomini che oggi rispondono ad Hamas. Una soluzione che lascerebbe al gruppo terroristico parte del proprio potere e sarebbe inaccettabile per Gerusalemme.
L’emittente Palestine Al-Youm, vicina alla Jihad islamica, riferisce di un’intesa su una roadmap in quindici punti in cui la questione delle armi sarebbe «subordinata al completo ritiro israeliano, alla cessazione delle eliminazioni mirate e all’adempimento degli impegni relativi alla prima fase».

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