Due istituzioni israeliane figurano tra le prime trenta al mondo per capacità di produrre talenti, ricerca e imprenditorialità nell’intelligenza artificiale. Il Technion di Haifa si colloca al 25esimo posto e l’Università di Tel Aviv al 28esimo nell’indice AI Production Capacity, che classifica 50 atenei globali, elaborato dalla società di comunicazione statunitense 5W. In cima alla graduatoria Stanford, il MIT e la Carnegie Mellon, seguiti da UC Berkeley e dalla cinese Tsinghua: dalle prime quattro università proviene il 54% della leadership alla guida delle grandi aziende del settore, da OpenAI ad Anthropic a Google DeepMind.
L’indice misura sei categorie: produzione di ricerca, programmi formativi, creazione di startup, infrastruttura di calcolo, legami con le aziende di IA di frontiera. Il buon posizionamento israeliano viene attribuito alla stretta collaborazione tra accademia, industria ed ecosistema tecnologico, e al bacino di talenti che arriva dalle unità tecnologiche e di intelligence dell’esercito. Entrambe le università, si legge nel rapporto, mantengono legami fitti con il centro di ricerca e sviluppo di Nvidia a Yokneam — il più grande dell’azienda fuori dagli Stati Uniti — con le operazioni israeliane di Intel a Kiryat Gat e Haifa e con gli ex membri dell’Unità 8200. Il Technion, in particolare, è tra i principali fornitori di ingegneri per i centri israeliani di giganti come Google, Meta e Microsoft.
«Nonostante la drammatica disparità di risorse rispetto alle principali università internazionali, ci siamo assicurati un posto tra le migliori al mondo e al vertice delle classifiche israeliane», ha dichiarato il presidente del Technion, Uri Sivan. «I nostri ricercatori sono stati tra i pionieri del machine learning, contribuendo a gettare le basi per la leadership nell’IA nel suo complesso».
Riguardo all’imprenditorialità, ovvero il numero di laureati che poi fondano startup di IA, il Technion è ottavo al mondo, davanti ad atenei della Ivy League come Harvard. Rapportata alle dimensioni dell’istituzione, nota il rapporto, la performance degli ex allievi dell’ateneo di Haifa è paragonabile a quella di Stanford, prima nella graduatoria generale. «Questi risultati sono frutto di una strategia a lungo termine, attentamente pianificata», ha aggiunto Sivan. Nella classifica, gli Stati Uniti posizionano 25 istituzioni nella top 50, il Regno Unito quattro, la Cina tre, Singapore due.
La sfida del futuro
L’intelligenza artificiale è la sfida che definirà i prossimi decenni, ricorda Hadas Lorber, direttrice del progetto Israele-Stati Uniti dell’Institute for National Security Studies (INSS) di Tel Aviv. In un recente articolo l’esperta avverte che nell’era dell’IA il talento da solo non basta più. Il vantaggio competitivo di uno Stato, sostiene Lorber, si misura sulle infrastrutture: chip avanzati, potenza di calcolo, data center, energia. «I chip sono diventati l’equivalente geopolitico del petrolio del secolo scorso», scrive. Ed è qui che, secondo Lorber, si gioca la partita israeliana. Lo Stato ebraico può contare su «una convergenza di capacità che non si trova quasi in nessun altro paese», dal design dei chip ai centri di ricerca di Nvidia, Intel, Apple e Google, ma quasi nessuna capacità manifatturiera avanzata. «Israele non offre semplicemente terreno per una nuova fabbrica», prosegue l’esperta, ma «un intero ecosistema di innovazione» in cui tutti gli anelli della filiera dell’IA già esistono. La sua proposta è di portare nel Paese una fabbrica di chip d’avanguardia e trasformare Israele da «Start-Up Nation» che fornisce innovazione agli altri in «uno dei nodi centrali della catena di fornitura globale dell’intelligenza artificiale».