Il tentato assalto naziskin di Bansko, in Bulgaria, contro i partecipanti a un campeggio di un movimento giovanile ebraico tra cui un gran numero di italiani, è sulle pagine di molti giornali. Arricchiscono il quadro le testimonianze di alcuni ragazzi ospiti dell’hotel preso di mira, insieme a riflessioni e analisi sulla crescita dell’odio antiebraico.
Già a febbraio un turista israeliano di passaggio a Bansko era stato massacrato di botte davanti ai figli perché con la sua comitiva stava cantando un inno ebraico e sospetto è che il raid «sia scattato dopo che qualcuno aveva visto i ragazzi passeggiare indossando la kippah», sottolinea il Corriere della Sera, ricordando il precedente. «Dopo due settimane nel massiccio del Pirin, tra attività, incontri e momenti di formazione, il campo era ormai terminato. I ragazzi sarebbero dovuti ripartire il giorno successivo», riferisce Repubblica. «Ma proprio l’ultima notte in Bulgaria si è trasformata in un incubo». Stando alle ricostruzioni fornite dai giovani italiani, come riporta tra gli altri La Stampa, l’attacco è stato doppio: in un primo momento «il gruppo è arrivato e ha provato a forzare il portone, ma i titolari dell’albergo hanno subito chiamato la polizia». I neonazisti si sono allora dileguati «per tornare qualche ora dopo, sistemarsi sotto le finestre e iniziare a urlare». L’antisemitismo è ormai «un drammatico dato strutturale della società contemporanea europea», rileva il Corriere, soffermandosi per quanto riguarda l’Italia sull’ultimo rapporto trimestrale della Fondazione Cdec (gennaio-marzo 2026). Ad emergere è un «quadro allarmante» con una crescita del 306% di episodi rispetto a 10 anni fa.
«L’antisemitismo che oggi subiamo mischia caratteri antichi e caratteri nuovi, una specie di idra che moltiplica le sue teste a dismisura», racconta sul Foglio la presidente Ucei, Livia Ottolenghi. «La lista di atti prodotti da questo mostro è lunga e cresce ogni giorno di più, ma al tempo stesso temo stia scemando la reazione, la capacità di mobilitazione della società civile». Per il consigliere Ucei, Gianluca Pontecorvo, Bansko è «un salto di qualità che dovrebbe togliere il sonno a tutti, perché il confine tra l’intimidazione e la strage, in certe notti, è questione di pochi metri e di una porta che regge» (Il Riformista). Fiamma Nirenstein scrive sul Giornale: «L’antisemitismo ha il marchio di fabbrica hitleriano, ce ne sono ancora, e adesso si sentono ringalluzziti dall’aria antisemita che si respira. Ma gli antisemiti di sinistra travestiti da critici di Israele approfitteranno dell’occasione per indossare la veste del combattente per i diritti umani che difende anche gli ebrei? Grazie, ci difendiamo da soli».
Vari giornali parlano di “spiragli” per una soluzione della crisi di Hormuz. «Nonostante le smentite, negli ambienti diplomatici continuano a circolare indiscrezioni su una possibile bozza di accordo più ampia tra Stati Uniti e Iran, rilanciate anche dalla Cnn», informa La Stampa. «Nessuna conferma ufficiale è arrivata dalle parti coinvolte».
Lo scudo anti-droni dell’aeroporto di Fiumicino non sarà più israeliano, riporta il Messaggero. Per il quotidiano romano si tratta di «un colpo di scena» che apre scenari nuovi anche «sul piano diplomatico, perché vengono messe alla porta due aziende vicine al complesso militare e industriale israeliano».
Quale sarebbe il suo primo atto da presidente del Consiglio?, chiede il Messaggero a Giuseppe Conte. «Il riconoscimento dello Stato della Palestina», risponde il leader del Movimento Cinquestelle. A seguire, Conte annuncia sanzioni «a Netanyahu e agli altri criminali di guerra» e la volontà di rompere «gli accordi militari con Israele».
Se i pacifisti «avessero davvero a cuore la pace», sostiene il Foglio, dovrebbero scendere in piazza per il disarmo di Hamas. «Non per assolvere Israele, negare le sofferenze di Gaza o rinunciare a criticare il governo israeliano. Ma per riconoscere una verità elementare: non può esistere pace finché, accanto a ogni ipotesi di governo palestinese, continuerà a esistere un’organizzazione armata che considera la guerra non un mezzo eccezionale, ma una missione permanente».
«Il termine “colono” è diventato dispregiativo, utilizzato per delegittimare chi vive in Giudea e Samaria», dichiara al Riformista l’ex portavoce del Consiglio Yesha, Josh Hasten. «Preferisco parlare di cittadini, residenti o pionieri, perché è questo che siamo. Siamo persone tornate nella culla della civiltà ebraica, nel suo cuore biblico»