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Da Israele un test innovativo contro il tumore al polmone

Da Israele un test innovativo contro il tumore al polmone

Un semplice esame del sangue, rapido e a basso costo, potrebbe in futuro aiutare a individuare il tumore al polmone prima che sia troppo tardi. È la prospettiva aperta da una tecnologia sviluppata all’Università di Tel Aviv, che usa la luce per riconoscere nel sangue una sorta di “firma” della malattia. «A volte le più grandi svolte mediche non nascono da una tecnologia più complessa», spiega su ynet Yuval Ebenstein, docente di Chimica dell’ateneo israeliano, «ma dalla capacità di ottenere le stesse informazioni in un modo più semplice e accessibile».
Il tumore al polmone provoca più morti nel mondo di qualsiasi altra forma di cancro. Le terapie sono migliorate, ma le possibilità di guarigione dipendono ancora in larga parte dai tempi della diagnosi. «Nelle prime fasi la malattia può svilupparsi senza sintomi evidenti», spiega Ebenstein e «per questo viene spesso scoperta solo al terzo o al quarto stadio, quando le cure diventano più complesse».
Oggi lo strumento principale per la diagnosi precoce è la Tac a basso dosaggio, che ha contribuito a ridurre la mortalità, ma, sottolinea lo scienziato israeliano, presenta anche limiti importanti: è costosa e può produrre falsi allarmi. In alcuni casi, un’immagine sospetta porta il paziente a sottoporsi ad altri esami, biopsie o procedure invasive che poi si rivelano inutili.
Da qui l’interesse per la cosiddetta biopsia liquida. Invece di prelevare un campione dal tumore, i ricercatori cercano nel sangue le tracce biologiche lasciate dalle cellule malate, analizzando il Dna. «L’idea sembra semplice, ma la tecnologia esistente non lo è», osserva Ebenstein: molti test oggi disponibili si basano sul sequenziamento del Dna, un processo avanzato ma costoso e complesso.
Il gruppo di Tel Aviv ha scelto una strada diversa. «Invece di sequenziarlo, il nostro metodo usa la luce per rilevare una “firma” del cancro», spiega Ebenstein. Attraverso un processo chimico, molecole fluorescenti vengono agganciate alle alterazioni del Dna associate alla malattia. Il campione viene poi depositato su un chip e scansionato con tecnologia ottica. Ne emerge una mappa di puntini luminosi, «simile a un codice QR», che un modello computazionale analizza per individuare la presenza del tumore.
Il metodo, aggiunge il ricercatore, «non cerca un singolo marcatore genetico o una specifica mutazione», ma un insieme di segnali: una sorta di «impronta chimica» del tumore. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica npj Precision Oncology, è frutto della collaborazione tra l’Università di Tel Aviv, JaxBio Technologies e diversi centri clinici israeliani. Nella ricerca sono state coinvolte 103 persone: 51 pazienti con tumore al polmone e 52 soggetti sani.
I risultati sono incoraggianti. Nei pazienti con tumore agli stadi 2-4, il test ha riconosciuto correttamente il 93,1 per cento dei casi. Allo stesso tempo ha classificato come sani il 90,3 per cento dei controlli. L’esame è riuscito anche a distinguere tra i due principali sottotipi della malattia: il carcinoma polmonare non a piccole cellule, il più comune, e quello a piccole cellule, considerato più aggressivo.
Il test non è pensato per sostituire la Tac e non è pronto per l’uso clinico di routine, chiarisce Ebenstein. Serviranno studi più ampi, su popolazioni diverse, per verificarne accuratezza e affidabilità, soprattutto nella diagnosi delle fasi più iniziali della malattia. «L’obiettivo è affiancare gli strumenti esistenti, offrendo ai medici un ulteriore livello di informazione biologica».
Il vantaggio potenziale sta nella combinazione tra rapidità, semplicità e costo contenuto. Secondo Ebenstein, l’analisi può essere completata in due o tre giorni, con un costo di circa 60 dollari a campione, meno di un decimo rispetto a un test basato sul sequenziamento. 

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