L’intesa Iran-Oman su Hormuz sembra vicina. Ma nasce già storta «perché mentre l’accordo prende forma, il parlamento iraniano lavora a leggi che rischiano di stringerlo in una cornice ben più dura», informa tra gli altri il Corriere della Sera. Secondo l’agenzia iraniana Fars, citata dal quotidiano, «tra le misure allo studio c’è il divieto assoluto di ingresso nello Stretto per le navi di Paesi ostili, primi fra tutti Stati Uniti e Israele, con una multa fino al 20 per cento del valore del carico per chi lo violasse». Repubblica ricorda come il diritto marittimo internazionale vieti «la discriminazione tra le navi e la difesa del principio di neutralità degli Stretti ha reso possibile la globalizzazione dei commerci via mare, evitando guerre». Di questo i deputati iraniani firmatari della proposta sono al corrente «ma è chiaro che l’iniziativa mira a rendere ancora più difficili per la fazione del regime aperta al dialogo i negoziati con gli omaniti e in prospettiva con gli Stati Uniti». Per La Stampa, le proposte filtrate finora rispetto all’accordo Iran-Oman «appaiono lontane da quanto promesso da Donald Trump e molto più vicine alle richieste iraniane».
Si è chiuso a Roma il settimo round di negoziati tra Israele e Libano. Il prossimo appuntamento, spiega Libero, è previsto il primo settembre, con tutta probabilità ancora a Roma, per «discutere della seconda “zona pilota”, identificata in Zawtar al-Sharqiyah, nella provincia di Nabatiyeh, la roccaforte di Hezbollah». La delegazione libanese «preme per una rigorosa osservanza del cessate il fuoco da parte israeliana», ma è una condizione che le Idf «non possono rispettare quando si trovano sotto attacco».
Il Foglio elogia John Fetterman, senatore dem della Pennsylvania che ha denunciato le parole malate su Israele e il mondo ebraico nella sua area politica di riferimento. «Fetterman parla senza paura. Denuncia la sinistra che trasforma la parola “sionista” in un insulto, che minimizza il terrorismo di Hamas, che applica agli ebrei criteri che non applica a nessun altro popolo e offre spunti utili per riconoscere con semplicità quando l’interlocutore progressista supera limiti che non si dovrebbero superare, trasformando le sue legittime critiche allo stato di Israele in operazioni di demonizzazione di un popolo».
La vittoria di Abdul El-Sayed nelle primarie democratiche del Michigan è invece «un segnale grave», osserva il Riformista. «L’antiamericanismo, l’antisionismo e la critica sistematica dell’Occidente sono diventati identità. E in questo vuoto di significato si è inserita, con naturalezza inquietante, l’alleanza tattica con l’islamismo radicale».
«Ma vuoi vedere che adesso rigirano la frittata?». La domanda se la pone Libero, raccontando di come in Bulgaria, dal primo ministro in giù, siano partiti «i distinguo e tentativi di giustificazione» dopo i fatti di Bansko. Il capo della polizia locale, tra gli altri, ha sostenuto che «per diversi giorni sono state ricevute segnalazioni di comportamenti indecenti» da parte dei giovani ebrei presenti nell’hotel della cittadina bulgara. «Siamo rimasti abbastanza basiti nel leggere alcuni di questi commenti», afferma Dalia Gubbay, vicepresidente della Comunità ebraica di Milano e mamma di uno dei ragazzi italiani che hanno partecipato al campeggio estivo.
«La base dell’Anpi è scatenata: con l’Ucei non si deve neanche parlare», riporta il Giornale, segnalando una crescente insofferenza nelle sezioni locali. «E pensare che non c’era molto di più di una generica apertura nel comunicato che a fine luglio, dopo una paziente ricucitura, l’Associazione partigiani e l’Unione delle Comunità ebraiche hanno licenziato congiuntamente dopo il disastro del 25 aprile».
Il Messaggero intervista la leader del Pd, Elly Schlein. «Da settembre lavoreremo al programma, ma in politica estera abbiamo forti convergenze», dice Schlein rispetto ai propositi del “campo largo”. I primi punti elencati da Schlein sono «la condanna alla guerra illegale di Trump e Netanyahu in Iran, le mozioni su Gaza che sono scaturite in una piazza da 300 mila persone, il riconoscimento dello Stato di Palestina».
Il Corriere illustra un progetto lanciato dalla scrittrice inglese Naomi Alderman, cresciuta nella comunità ebraica di Londra, nota in Italia soprattutto per i libri Disobbedienza e Ragazze elettriche. Alderman ha creato un programma per riavvicinare la popolazione alla lettura con tre livelli, con percorsi diversi, «per chi ha poco tempo o ha perso l’abitudine di prendere in mano un libro, così come per chi legge ma si risparmia titoli troppo impegnativi».
Sul Foglio il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ricorda la celebrazione 80 anni fa del Processo di Norimberga. Per Nordio, nella scelta di chi mandare al banco degli imputati «nessuno sembrava aver le idee chiare» e «ad esempio la figura di Adolf Eichmann era completamente ignota».