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Bokertov 10 agosto 2026

L’esercito israeliano non si ritirerà dalla Striscia fin quando «Hamas non si sarà completamente disarmato», ha annunciato il primo ministro Benjamin Netanyahu respingendo il piano per Gaza stilato dal Board of Peace con il sostegno di Donald Trump. Per il Corriere della Sera, con queste parole Netanyahu ha scelto «l’apparente rifiuto frontale per ragioni di politica interna, soprattutto sembra aver creato uno scontro artificiale, di nuovo per rilanciare l’immagine dell’”unico leader che dice no alla Casa Bianca”». Per il momento le truppe israeliane «continuano a rispettare gli ordini ricevuti dopo l’annuncio di Trump», informa ancora il Corriere. E cioè quelli di «limitare le eliminazioni mirate dei jihadisti» e la necessità di un via libera di ufficiali «con grado più alto di quelli sul campo» per qualunque reazione armata. La dichiarazione di Netanyahu, osserva La Stampa, «segna una delle più nette prese di distanze pubbliche di Israele rispetto all’amministrazione Trump», è «apprezzata dall’ala destra del suo gabinetto» e giunge in un momento in cui lo Stato ebraico «ha nel mirino» le elezioni legislative di ottobre. Per Repubblica, Netanyahu «ha avuto scontri epici con alcune amministrazioni, ma è sempre riuscito a restare in piedi» e «anche questa volta è certo di poterlo fare, forte del fatto che nessuna Casa Bianca può permettersi di abbandonare davvero Israele, per quanto possa essere in disaccordo con le sue scelte». Trump «farà bene» a chiedersi quale sia il ruolo di Netanyahu, sostiene il Giornale. «Un alleato o un maledettissimo impiastro, oltreché un cattivo consigliere, responsabile di scelte fallimentari dall’Iran a Gaza?».

Il prossimo ambasciatore d’Israele a Roma sarà Lior Haiat, scrive Libero. Il successore di Jonathan Peled ricopre oggi «la carica di vicedirettore generale per il Nord America al Ministero degli Esteri a Gerusalemme e in precedenza è stato portavoce del Ministero degli Esteri, console generale a Miami e direttore della divisione per l`America Centrale e i Caraibi».

«Mi sembra che la situazione attuale abbia le stesse falle del memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti, trasformatosi in un memorandum di malinteso», sostiene l’ex negoziatore americano Aaron David Miller a proposito del piano su Gaza. «Israele vuole sbarazzarsi di Hamas, non solo disarmarlo. E Hamas sa benissimo che le armi sono la sua garanzia di sopravvivenza. Non ci rinuncerà senza l’immediato ritiro israeliano. Il braccio di ferro su chi fa il primo passo non porta da nessuna parte. Nei negoziati e nella politica israelo-palestinese vedo le cose procedere a sole due possibili velocità: lente o lentissime».

«Israele propone al Golfo un tubo. La novità è che il Golfo, stavolta, si è messo a discuterne», racconta Libero. Il progetto in questione sono in realtà due. Il primo, quello “grande”, è un oleodotto di settecento chilometri «che dai giacimenti sauditi raggiunge il porto israeliano di Eilat, sul Mar Rosso». Quello “piccolo” invece «non richiede nemmeno di scavare ed è pronto domani: le petroliere caricate al porto di Yanbu risalgono il Mar Rosso, scaricano a Eilat, e da lì una conduttura che esiste dal 1969 – la Trans-Israel Pipeline, lunga 254 chilometri – porta il greggio ad Ashkelon».

«Magari fossero solo i naziskin. Magari fosse solo la Bulgaria in cui le squadracce naziste minacciano i giovani ebrei chiusi in un hotel. Magari fossero i soliti antisemiti doc, con la svastica al posto del cervello e il cranio vuoto e rasato secondo il costume neo-nazi», riflette Pierluigi Battista sul Foglio, denunciando come l’antisemitismo e l’odio antiebraico travestiti da antisionismo abbiano «scavalcato la recinzione che li teneva rinchiusi nella sfera infetta dell’inaccettabile e dell’impresentabile, nel silenzio mortale di una cultura democratica e progressista sempre più vulnerabile al richiamo di un estremismo radicalizzato».

Nel raccontare la scomparsa di Massimiliano Cencelli, il funzionario della DC padre del famoso “manuale Cencelli”, vari giornali sottolineano un aspetto meno conosciuto della sua storia familiare: l’aiuto dato dai suoi genitori Armando e Luisa Cencelli a un bambino ebreo in fuga dai nazifascisti, Leone Terracina. Nel 2019 i coniugi Cencelli sono stati per questo proclamati “Giusti tra le Nazioni” dallo Yad Vashem, il Memoriale della Shoah di Gerusalemme.

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