Israele

Perchè si è insabbiata la foce dello Yarkon

Perchè si è insabbiata la foce dello Yarkon

Gli israeliani potranno mai nuotare nel fiume Yarkon, come i cittadini europei fanno in tanti fiumi del Vecchio Continente? Era il 2021 quando il quotidiano Haaretz si poneva questa domanda riferita al corso d’acqua che dà il nome anche a un grande parco nel nord di Tel Aviv. Sono passati cinque anni, nello Yarkon non si può fare ancora il bagno, ma le preoccupazioni sono ora altre. Perché, rileva Haaretz, se come si dice “tutti i fiumi vanno al mare” (o quantomeno verso un lago) non è questa al momento la situazione dello Yarkon. Le acque del Mediterraneo dovrebbero essere il suo naturale esito, in questo caso un tragitto lungo appena 27,5 chilometri dall’antica cittadina di Tel Afek alla più moderna Città Bianca, ma ciò non accade per via di «un banco di sabbia formatosi alla foce, che ne ha ostruito il deflusso verso il mare» ed è l’oggetto di uno studio avviato dall’autorità responsabile del fiume e del Comune di Tel Aviv-Yafo. Si è così scoperto che il motivo principale risale nella cessazione dell’attività di una centrale elettrica adiacente, il cui raffreddamento tramite acqua permetteva di allontanare la sabbia di provenienza marina. Ora che la centrale non c’è più, le condizioni alla foce sono cambiate e ciò ha causato un crescente accumulo e il formarsi di una barriera sabbiosa «le cui dimensioni variano in base alle fluttuazioni del moto ondoso e delle maree», osserva Haaretz, trasformando di fatto lo Yarkon in un lago chiuso che «compromette il ricambio idrico, incidendo potenzialmente sulla qualità dell’acqua e sugli ecosistemi dipendenti», oltre a impedire alle imbarcazioni di raggiungere il mare via fiume.
L’indagine, informa Haaretz, studierà inoltre gli effetti della costruzione di una stazione per il pompaggio dell’acqua opera di Mekorot, l’azienda idrica nazionale israeliana protagonista nel 2021 di un accordo da circa 3 milioni di dollari con l’Autorità per l’Elettricità e l’Acqua del Bahrain in seguito agli Accordi di Abramo. Oltre a ciò è prevista l’istituzione di un database di aiuto alle autorità «nella gestione dell’area e a favore del ripristino ecologico». Poi le autorità dovranno decidere se rimuovere la sabbia e riaprire lo sbocco del fiume tramite un intervento ingegneristico. La qual cosa, viene spiegato, potrebbe scontentare gli uccelli acquatici presenti perché l’ostruzione «crea una laguna ideale per la caccia a pesci e altri animali».

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