«È come una miccia che può incendiare tutto in un istante». È l’allarme lanciato dal generale Avi Bluth, comandante del Comando centrale delle Idf, in una riunione con il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz. Per i vertici militari israeliani, la crescente violenza di gruppi di estremisti ebrei in Cisgiordania rischia di innescare una nuova escalation e sta già sottraendo uomini e attenzione alla lotta contro il terrorismo palestinese.
Il messaggio è stato portato lunedì sera alla leadership politica da Bluth e dal capo di Stato maggiore Eyal Zamir. I dati presentati mostrano un forte calo degli attacchi palestinesi, ai livelli più bassi degli ultimi decenni, ma allo stesso tempo una crescita di quella che l’esercito definisce «criminalità nazionalista» legata a gruppi estremisti israeliani.
Le minacce alle autorità militari
A preoccupare le Idf sono anche gli attacchi contro i suoi comandanti. Nel mirino degli ambienti estremisti sono finiti Bluth e il comandante della Divisione Giudea e Samaria, Kobi Heller, accusati di collaborare con l’Autorità nazionale palestinese e di essere responsabili degli sgomberi di alcuni avamposti illegali. Nei giorni scorsi è circolato un manifesto con i due ufficiali in uniforme mentre salutano un uomo con la kefiah e la scritta: «Bluth e Heller, campioni degli sgomberi». Una campagna di delegittimazione paradossale, osservano a Kan fonti militari, dal momento che gli stessi comandanti stanno attuando le direttive governative per rafforzare la presenza israeliana nell’area.
«Le Idf sono sottoposte a uno sforzo enorme in Cisgiordania, ma allo stesso tempo siamo costretti a occuparci di questi episodi, che distolgono l’attenzione e diventano sempre più sfacciati», ha spiegato a Ynet un alto funzionario dell’esercito. «Sembra che nessuno capisca davvero cosa sta accadendo qui e dove tutto questo rischia di portarci».
Nelle ultime settimane abitanti di villaggi palestinesi sono stati aggrediti e picchiati, auto e abitazioni incendiate o danneggiate, strade bloccate e veicoli bersagliati con lanci di pietre. Almeno dieci palestinesi sono rimasti feriti negli episodi più recenti. Una violenza che sta attirando crescente attenzione anche negli Stati Uniti e, secondo i vertici militari, aumentando la pressione politica su Israele.
Il caso Sukkot
A rendere ancora più evidente la tensione è arrivato il caso di Zvi Sukkot, deputato del partito di estrema destra Sionismo religioso. Durante una visita autorizzata e scortata dall’esercito nel villaggio palestinese di Madama, Sukkot e alcuni suoi collaboratori hanno danneggiato a colpi di mazza un monumento dedicato a palestinesi uccisi nel conflitto, tra cui alcuni terroristi, riporta l’emittente Kan. L’esercito ha accusato il parlamentare di aver agito «con l’inganno e in modo manipolatorio», violando gli accordi sulla visita.
Sukkot ha rivendicato il gesto, sostenendo che non sia accettabile commemorare come eroi responsabili di attacchi contro israeliani. Ma il metodo ha raccolto condanne trasversali. «Farsi giustizia da soli, soprattutto da parte di funzionari pubblici, è inaccettabile», ha dichiarato l’ufficio di Netanyahu. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha ricordato che un deputato «non è l’autorità sovrana» in Cisgiordania; dall’opposizione Naftali Bennett ha parlato di «patetica provocazione», mentre Gadi Eisenkot ha accusato Sukkot di aver ingannato le Idf e compromesso la sicurezza.
Le forze di sicurezza israeliane temono che questa combinazione – violenze contro palestinesi, attacchi ai comandanti e sfida all’autorità dell’esercito – possa diventare la scintilla capace di incendiare la Cisgiordania.