«A Milano gruppi pro-Pal molestano i cittadini israeliani. Seguiamo con ansia la situazione in Europa e in Italia»: è la denuncia di Amichai Chikli, ministro israeliano della Diaspora e della Lotta all’Antisemitismo, intervistato dal Giornale. Per il ministro la lezione del 7 ottobre è che «non dobbiamo mai rinunciare alla nostra terra», e non ripone alcuna fiducia nell’Anp: «È un’organizzazione terroristica, come Hamas». Chikli definisce l’accusa di genocidio a Gaza «una tesi imbarazzante: Israele lotta per la propria sopravvivenza contro un gruppo terroristico sostenuto da Iran e Turchia». Sulla relatrice Onu Francesca Albanese: «È una sostenitrice di Hamas, negazionista dell’Olocausto. Negli anni ’30 sarebbe stata una fervente sostenitrice del fascismo e del nazismo». Sul fronte europeo, il ministro guarda agli Usa come modello per le università, dove il governo è intervenuto «fino a rimpatriare gli stranieri coinvolti in attività pro-Hamas». Quanto all’Italia, apprezza Meloni come «partner seria» nel campo dei «patrioti conservatori», e riserva lodi al vicepremier Matteo Salvini: «È stato coraggioso e chiaro: la nostra battaglia contro l’Islam radicale è anche la battaglia dei cittadini italiani per il futuro della civiltà occidentale».
Diversi quotidiani raccontano come all’alba di ieri il deputato israeliano di estrema destra Tzvi Sukkot, esponente del Sionismo religioso, si sia recato nel villaggio palestinese di Madama, a sud di Nablus, scortato da soldati e polizia di frontiera, per abbattere a martellate un monumento dedicato ai palestinesi caduti. L’esercito, in una nota «severa e insolita verso un deputato della maggioranza» scrive il Corriere, accusa Sukkot di aver agito «in modo ingannevole e manipolatorio». «Estremista ebreo martella monumento arabo», titola Libero, che inquadra la provocazione del deputato come parte della campagna elettorale. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha condannato il gesto: «Farsi giustizia da soli, soprattutto da parte di personaggi pubblici, è inaccettabile». Il sindaco di Madama Rami Nassar al Corriere denuncia: «Picconare un monumento non è farsi giustizia, è essere criminali. In un anno ci hanno distrutto oltre diecimila ulivi. Non abbiamo più pazienza». Sempre il Corriere ricorda come Sukkot, «prima di entrare in Parlamento, era un attivista ed è stato arrestato più volte». Per il Foglio l’episodio è parte di «un’abitudine sempre più diffusa di abusare della protezione dei soldati», in un paese governato da chi «ha fatto di tutto per osteggiare la legge per la leva obbligatoria per gli studenti della yeshiva, coltivando l’idea che solo una parte della popolazione dovesse morire per Israele». Il ruolo dell’esercito, conclude il quotidiano, «è al centro della campagna elettorale per il voto del 27 ottobre».
Il Corriere racconta l’allarme per gli aquiloni lanciati da Gaza verso Israele. Netanyahu ha minacciato «raid mirati» contro chi utilizzerà palloni, aquiloni o droni oltre confine e l’evacuazione delle aree di lancio. Hamas accusa Israele di cercare un pretesto per proseguire la guerra, mentre il Board of Peace ha chiesto ai terroristi di fermare queste attività e a Israele di limitare la risposta a «minacce reali e imminenti».
Repubblica torna sul ritrovamento, a meno di due mesi dal voto, dell’Altalena, la nave dell’Irgun affondata nel 1948 su ordine di David Ben-Gurion: «Una delle fratture simboliche della destra israeliana». Il quotidiano sottolinea soprattutto la distanza presa da Netanyahu da Itamar Ben-Gvir e Amichai Eliyahu: il primo ministro ha partecipato all’annuncio, definito dai ministri «storico», ma ha evitato una foto con loro e diffuso un comunicato separato. Lo staff di Ben-Gvir accusa Netanyahu di prepararsi a un’intesa con Gadi Eisenkot: «Ben Gvir gli è stato utile per 4 anni, ma ora lo boicotta». Sullo sfondo, l’ipotesi di un sostanziale pareggio tra Netanyahu ed Eisenkot e di una grande coalizione senza l’estrema destra. Anche per questo, conclude Repubblica, il premier starebbe cercando di sottrarre voti ai piccoli partiti della sua area. In questo quadro il Corriere inserisce Avigdor Lieberman, possibile ago della bilancia elettorale. Se Eisenkot non avesse i numeri senza i partiti arabi, il leader di Yisrael Beiteinu, contrario a un loro sostegno esterno, potrebbe attrarre dissidenti del Likud, soprattutto tra i critici delle concessioni agli haredi. Con 8-10 seggi, potrebbe così diventare decisivo per una coalizione alternativa a Netanyahu, scrive il Corriere.
Israele ha sgomberato la struttura di Gerusalemme Est utilizzata per anni dall’Unrwa e l’ha trasferita al Comune, che prevede di trasformarla in un complesso educativo e comunitario per i residenti arabi di Kafr Aqab. Netanyahu ha ribadito che Israele «non permetterà» all’agenzia Onu di operare sul proprio territorio, ricordando il coinvolgimento nel 7 ottobre 2023 di alcuni suoi dipendenti, riporta La Stampa. L’Unrwa ha definito l’intervento «inaccettabile». Il Sole 24 Ore riporta un altro provvedimento di Gerusalemme: l’espulsione dei rappresentanti olandesi dal Centro internazionale di supporto per Gaza di Kiryat Gat, parte del Board of Peace. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha motivato la decisione con le «iniziative anti-israeliane» dei Paesi Bassi, ultima delle quali la legge che vieta il commercio di prodotti israeliani provenienti da Cisgiordania, Gerusalemme Est e Alture del Golan.
Il 1 settembre aprirà ad Al-Qarara, nel sud di Gaza, una clinica destinata a circa 10mila bambini sfollati nell’area di Al-Mawasi, riferisce Ynet, ripreso da Avvenire. La struttura è stata realizzata dall’ong israeliana Natan con donazioni di israeliani ed ebrei americani: personale palestinese curerà i bambini, mentre Natan fornirà apparecchiature e consulti a distanza con medici israeliani. Il centro offrirà vaccinazioni, screening e riabilitazione per minori con disabilità.
Una nuova indagine guidata dall’Unicef rileva a Gaza «l’assenza di una malnutrizione acuta diffusa a livello di popolazione» e «pochissimi decessi confermati legati alla nutrizione». Il Foglio sottolinea il contrasto con gli allarmi sulla carestia lanciati nel 2025 dall’Ipc e osserva che i nuovi dati impongono di chiedersi «perché quel racconto abbia avuto bisogno di tanto volume mediatico e di così poca pazienza empirica». Allo stesso tempo, secondo l’Unicef, a Gaza più di un bambino sotto i cinque anni su dieci soffre di malnutrizione cronica o ritardo della crescita. Pesano, scrive il Sole 24 Ore, «la qualità dell’alimentazione molto scarsa», «abitudini alimentari inadeguate per neonati e bambini piccoli» e «un notevole impatto delle malattie infantili».
Il Sole 24 Ore racconta in un reportage da Burin, a nord di Nablus, la storia della famiglia Sufan: da oltre vent’anni stretta tra l’insediamento di Yitzhar e un nuovo avamposto a 150 metri di distanza, ha trasformato la propria casa in un fortino con mura di cemento, filo spinato, grate di ferro e telecamere. «I nostri genitori ci hanno detto: non andatevene, restate a prendervi cura della terra, qualunque cosa accada. È la promessa che abbiamo fatto loro», racconta Musab Sufan.
«Nel sofisticato gioco degli scacchi del Medio Oriente, il bersaglio principale del triangolo saudita-turco-pakistano non è Israele, bensì Teheran», osserva al Foglio l’analista arabo-israeliano Mohammed Wattad a proposito del Patto della Mecca firmato da Arabia Saudita, Turchia e Pakistan. A Gerusalemme l’intesa viene letta soprattutto come uno strumento di deterrenza e soft power. Riad, scrive Sharon Nizza, punta a «posizionarsi come leader indiscusso del campo arabo-sunnita», Ankara cerca di «proiettare il peso del Patto della Mecca» nelle nuove dinamiche regionali, mentre il Pakistan offre il proprio «ombrello nucleare». L’alleanza appare fragile e dettata più dalla convenienza che da obiettivi comuni, osserva Nizza. Per Israele il nodo principale resta la crescente rivalità con la Turchia, dalla Siria al Mediterraneo fino al Corno d’Africa.
Farah Ahmed, ricercatrice della facoltà di Scienze dell’educazione dell’Università di Cambridge, è al centro di nuove polemiche per un pamphlet del 2002 scritto con l’attivista di Hezbollah Nazreen Nawaz. Il Giornale ricorda che nel testo si invitava a studiare ingegneria «per contribuire allo sviluppo di macchinari per il jihad» e informatica per «produrre armi avanzate» e lo descrive come parte di un modello educativo subordinato all’Islam e ostile alla cultura occidentale.