Israele si prepara alla possibilità di un nuovo attacco iraniano nelle prossime settimane durante le festività ebraiche. Lo dichiara il ministro della Difesa Israel Katz, secondo cui governo e Idf seguono quotidianamente le mosse di Teheran e mantengono pronta anche l’opzione offensiva. «Non vogliamo essere colti di sorpresa. Siamo preparati», ha dichiarato a una conferenza organizzata da Yedioth Ahronoth e dall’Israel Democracy Institute.
Katz ha spiegato di essere in contatto costante con il primo ministro Benjamin Netanyahu e con i vertici militari. «Seguiamo la situazione ogni giorno insieme alle Idf, a volte anche nel cuore della notte attraverso il telefono rosso». Il timore è che il confronto tra Stati Uniti e Iran possa allargarsi a Israele. «L’esercito è pronto a colpire in Iran. Se ci attaccheranno, risponderemo con grande forza, indipendentemente da chiunque altro».
Per ora Israele lascia agli Stati Uniti la guida delle operazioni contro Teheran, legate agli interessi americani nello Stretto di Hormuz. Ma Gerusalemme considera concreta la minaccia iraniana. «A loro piace attaccare durante le festività ebraiche perché odiano gli ebrei», ha sostenuto Katz, assicurando che Israele è pronto «sia in difesa sia in attacco», in coordinamento con Washington.
Il dossier nucleare
Resta aperto il dossier nucleare. Katz ha ribadito che le infrastrutture centrali iraniane sono state distrutte durante l’operazione “Rising Lion”, completata dall’intervento americano contro Fordow e un altro sito. «C’era un programma attivo e lo abbiamo distrutto». Secondo il ministro, Teheran non lo avrebbe riattivato e l’obiettivo ora è impedirne la ricostruzione. Katz ha inoltre rivendicato il forte indebolimento delle capacità strategiche e missilistiche iraniane, sostenendo che Israele abbia riportato il paese «indietro di decenni». Un risultato che però non ha prodotto, come annunciato da Netanyahu all’inizio della guerra, un cambio di regime: la leadership della Repubblica islamica resta al potere e continua a rappresentare una minaccia per Israele. «Se attaccheranno per il Libano, per la Cisgiordania, per Gaza o semplicemente perché ne avranno voglia, i nostri aerei sono pronti a decollare», ha concluso Katz.
La violenza in Cisgiordania
Il ministro è intervenuto anche sulle violenze nazionaliste in Cisgiordania, respingendo la definizione di «terrorismo ebraico». «Ho abolito questo termine. Terrorismo è chi agisce contro lo Stato d’Israele», ha affermato, definendo gli attacchi degli estremisti ebrei «violenza». Katz ha inoltre difeso la scelta di non ricorrere alla detenzione amministrativa nei loro confronti, definendola «una misura draconiana». Il ministro della Difesa è stato interrogato anche sulle dichiarazioni di Sara Netanyahu, che al Canale 14 aveva evocato un possibile «tradimento dall’interno» dietro al 7 ottobre. Il ministro non ha escluso esplicitamente l’ipotesi, sostenendo però di non aver ascoltato l’intervista. Per Katz, quanto emerso dalle indagini militari indica un «gravissimo fallimento dell’intelligence» e l’efficacia dell’operazione di inganno preparata da Hamas.
Lo scontro Sara Netanyahu-Yair Golan
Le parole di Sara Netanyahu hanno aperto anche un fronte giudiziario. Yair Golan, leader dei Democratici ed ex vicecapo di Stato maggiore, ha minacciato una causa per diffamazione contro la first lady per aver insinuato come lui fosse preventivamente a conoscenza dell’attacco di Hamas. Un’accusa legata alla presenza dell’ex generale nell’area del Nova già nelle prime ore del 7 ottobre. Golan, che quella mattina partecipò ai soccorsi nel sud e alla lotta contro i terroristi palestinesi, ha chiesto una ritrattazione e delle scuse. Sara Netanyahu ha respinto la richiesta e minacciato a sua volta un’azione legale.