«La crescita dell’antisemitismo è, purtroppo, un fatto. La connessione con il conflitto a Gaza e dintorni di sicuro c’è, ma non è decisiva», scrive sul Riformista Gadi Luzzatto Voghera, direttore della Fondazione Cdec, intervenendo sul disegno di legge in discussione alla Camera. Pur definendo «legittima» la preoccupazione di chi teme conseguenze sulla libertà di espressione, invita a guardare al fenomeno «come un allarme effettivo e non strumentale»: l’antisemitismo, sottolinea, «è un danno diretto agli ebrei» ma «è ancor di più un attacco aperto alla libertà di religione, alla libertà di riunione, al diritto allo studio, alla libertà di espressione». Per Luzzatto Voghera il Parlamento è chiamato a dimostrare di essere «una democrazia matura, che sa individuare i pericoli e si sforza di ideare gli strumenti per contrastarli», offrendo al Paese «l’immagine di un parlamento responsabile» e capace di rafforzare la convivenza democratica.
Nuovi raid statunitensi sull’Iran e una nuova risposta di Teheran contro obiettivi americani in Kuwait, Bahrein, Kurdistan iracheno e Giordania. La Stampa segnala versioni contrastanti sugli attacchi e sul traffico nello Stretto di Hormuz, mentre il presidente Usa Donald Trump rilancia: «Quando il popolo iraniano si solleverà e combatterà?» e scherza sull’ipotesi di rinominarlo «Stretto di Trump». Washington, scrive La Stampa, punta a contenere l’escalation almeno fino alle elezioni di midterm. Israele avverte che reagirà «con grande forza» a eventuali attacchi iraniani.
A cinque giorni dalla chiusura delle liste, la sfida elettorale israeliana resta apertissima: Gadi Eisenkot supera il Likud del primo ministro Benjamin Netanyahu in molti sondaggi, ma nessuno dei due blocchi raggiunge i 61 seggi, scrive Sharon Nizza sul Foglio. Tra le sorprese, Mansour Abbas, leader di Ra’am, ha candidato al secondo posto l’ex alto ufficiale di polizia e sionista Yoav Segalovitz: «Il sistema politico usa la paura per unire le persone; noi invece vogliamo offrire speranza». A destra emerge l’ex generale Ofer Winter, il cui Amcha Israel sfiora i quattro seggi e può sottrarre voti a Netanyahu e Smotrich. «Winter non è meno radicale di Smotrich, ma è una faccia nuova», osserva Nizza, «forse proprio quella di cui Bibi ha bisogno».
«Netanyahu e sua moglie cercano di riscrivere il 7 ottobre» e di «cancellare le responsabilità del premier per il più grande fallimento della storia di questo Paese», afferma al Corriere della Sera Yair Golan, leader dei Democratici. L’ex generale si dice pronto a costruire dopo il voto una coalizione con Eisenkot e aperta anche ai partiti arabi, definendo l’attuale esecutivo «il più radicale e incompetente di sempre». In Cisgiordania propone di «agire con decisione contro il terrorismo, compreso quello ebraico», mentre su Gaza indica come obiettivo lo smantellamento di Hamas «come organizzazione militare» e la sua esclusione dal potere politico. Sul fronte iraniano, Golan sostiene sia necessario consolidare con la diplomazia i risultati ottenuti militarmente: «L’uso dell’esercito può cambiare gli equilibri, ma solo la diplomazia consolida i risultati».
Il Sole 24 Ore analizza tre fronti della crisi mediorientale. A Gaza, il piano israeliano per favorire l’emigrazione dei palestinesi resta sul tavolo ma, ha affermato il ministro della Difesa Israel Katz, è stato congelato su richiesta di Trump: «Credo che alla fine non ci sia altra soluzione e sia nell’interesse di tutti», ha sostenuto Katz. Netanyahu ha ribadito che Israele non arretrerà dalle posizioni attuali nella Striscia, da cui «controlliamo il 60%» del territorio. In Cisgiordania, la Francia ha chiesto all’Ue nuove sanzioni «contro i coloni responsabili dell’espansione degli insediamenti e delle violenze, oltre a possibili limiti ai commerci con i Territori occupati», riporta il Sole. In Libano, Save the Children denuncia che nei sei mesi di guerra tra Israele e Hezbollah sono stati uccisi 257 bambini e feriti 1.039, oltre sette al giorno; 340 scuole risultano danneggiate o distrutte e circa 100mila minori rischiano di perdere l’anno scolastico. A proposito di scuola, Avvenire racconta come per il secondo anno consecutivo le scuole cristiane di Gerusalemme hanno rinviato l’inizio delle lezioni per protestare contro il mancato rilascio dei permessi a oltre 70 docenti palestinesi della Cisgiordania, lasciando a casa più di 8.500 studenti.
«L’Iron Dome europeo», titola il Foglio, raccontando la crescente dipendenza dell’Europa dai sistemi di difesa israeliani, con accordi superiori ai 15 miliardi di euro in cinque anni. Finlandia, Grecia ed Estonia hanno appena rafforzato o avviato intese con Gerusalemme, mentre la Germania ha testato con successo un missile balistico israeliano e il cancelliere Friedrich Merz ha ribadito che «l’esistenza di Israele per noi è non negoziabile». Per il quotidiano, l’Europa sta costruendo una nuova architettura antimissile basata su tecnologie israeliane «sviluppate sotto il fuoco nemico». Sulla stessa linea Fiamma Nirenstein che sul Giornale scrive: Mentre «si vede un agglomerarsi dei regimi autoritari e integralisti islamici contro le democrazie», dall’altra parte «si disegna una potente nuova situazione strategica», segnata dagli accordi di difesa tra Israele, Germania e Grecia. Corriere e Libero ricordano invece il sostegno russo all’Iran, impegnato a sviluppare missili da crociera supersonici con l’aiuto di ingegneri di Mosca.
«Io davvero non credo che Netanyahu vincerà ancora: però le mie figlie, che sono adolescenti, dicono che comunque vada da adulte non resteranno qui», afferma a Repubblica lo scrittore israeliano Assaf Gavron, presentando il nuovo romanzo Seguendo le tracce (Giuntina). Gavron racconta un Paese da cui «sempre più persone» scelgono di andare via e critica l’attuale governo, definito «il lato più oscuro del sionismo», distinguendo però questa posizione da chi usa la contestazione a Israele «per cancellare il diritto ad esistere» dello Stato ebraico. Sul conflitto con i palestinesi resta convinto che «non c’è altra scelta» se non la convivenza: «Forse ci vorrà un altro secolo, ma ci arriveremo», perché «una guerra senza fine è insostenibile». Avvenire recensisce Seguendo le tracce e lo descrive come un romanzo generazionale in cui amicizie, perdite e scelte personali si intrecciano con le «memorie divise e i reciproci sospetti» tra israeliani e palestinesi.
Alina Marazzi porta alla Mostra del cinema di Venezia La ragazza con la Leica, ispirato al romanzo di Helena Janeczek e dedicato a Gerda Taro, ebrea tedesca in fuga dal nazismo e prima fotoreporter morta sul campo durante la guerra civile spagnola. «Era una ragazza moderna, contemporanea, impegnata nella ricerca di una identità professionale e umana», racconta la regista al Corriere. A Repubblica la scrittrice Janeczek sottolinea la dimensione collettiva della storia, quella di un gruppo di giovani esuli, al fianco di Taro, uniti dal «mutuo soccorso» e dall’«esserci l’uno per l’altro»: «Forse è questa, quella fatta da una comunità, l’unica vera resistenza possibile».
Paolo Signorelli torna, dopo due anni, a guidare la comunicazione del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Si era dimesso nel giugno 2024 dopo la pubblicazione di chat antisemite con Fabrizio Piscitelli, il capo ultras della Lazio noto come Diabolik. Le opposizioni, scrive Repubblica, parlano di scelta «scandalosa e politicamente indecente». Al Giornale Signorelli si dice pentito – «Non le ripeterei mai e poi mai» – e sostiene di aver già «pagato il prezzo giusto». Al quotidiano il portavoce del ministro dà una sua versione della figura del nonno omonimo, tra i fondatori del movimento neofascista Ordine Nuovo, definendolo «solo un filosofo e un professore»: Signorelli senior fu un esponente dell’eversione nera, assolto dalle accuse più gravi di strage ma condannato per associazione sovversiva e banda armata. In un altro articolo, il Giornale difende il ritorno di Paolo Signorelli nel suo ruolo, definendo le critiche della sinistra come una «crociata» fondata su vecchie chat e sul tentativo di far ricadere sul nipote la controversa storia politica del nonno.
Alla Festa dell’Unità, riporta Libero, Massimo D’Alema ha criticato la decisione italiana di sospendere Schengen con la Spagna dopo la crisi di Ceuta, sostenendo che dietro la pressione su Madrid ci sia Israele: «Chi sta dietro questa aggressione è Israele». Ha inoltre accusato il governo Meloni di essersi «allineato all’aggressività di Netanyahu», rompendo la solidarietà europea.