Giornata cultura ebraica

Amare il prossimo, il cibo come ponte

Amare il prossimo, il cibo come ponte

Ama il tuo prossimo. Ma chi è il tuo prossimo? E come amarlo? È la prima di alcune domande alla quale hanno cercato una risposta i leader religiosi protagonisti dell’incontro “I bambini domandano, le religioni rispondono” che ha aperto il pomeriggio della Giornata Europea della Cultura Ebraica a Bologna. L’incontro, moderato dal giornalista Enrico Franco, si è svolto nella Salaborsa di piazza del Nettuno ed è stato innescato dagli interrogativi di alcuni alunni che hanno preso parte al laboratorio di filosofia “Di amore e altri legami” condotto dall’educatrice Sara Gomel, di cui è stata presentata un’installazione artistica e partecipata. «Si può comandare un sentimento, anche se estremamente difficile», ha osservato per primo il rabbino capo di Milano e presidente dell’Assemblea Rabbinica Italiana, Alfonso Arbib, attingendo da alcuni testi della tradizione dai quali si ricava che «educare un istinto sbagliato» è possibile e «da un intervento pratico» può nascere «un affetto». Un pensiero condiviso dalla pastora valdese Daniela Di Carlo, per la quale «l’amore è l’attinente all’azione e questa azione è traducibile con il toccare, fisico e simbolico: lo apprendiamo anche dai Vangeli». Yahya Sergio Yahe Pallavicini, imam e vicepresidente della Coreis, ha sottolineato come nella dottrina islamica «l’amore sia trasformazione» e come a volte «il dialogo intra-religioso sia a volte più complesso del dialogo interreligioso: in ogni caso l’amore deve essere profuso non a scapito delle differenze, ma per sostenerle». Secondo Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, «per il cristiano non c’è categoria, non c’è classifica: l’amore è del tutto universale» e «se devi amare il tuo nemico, come ci viene insegnato, di fatto non hai nemici». Anche per Zuppi, riallacciatosi alla riflessione di Arbib, «il fare educa, evitando l’ambiguità dell’amore». L’incontro ha posto l’accento su varie declinazioni del tema. Per Arbib esiste «un grande rischio di retorica» sull’amore e per questo «un elemento fondamentale deve essere la conoscenza». A suo dire non può pertanto funzionare un amore «che non parte dalla conoscenza, nonostante la sua apparenza di universalità». Il rav ha poi messo in guardia sull’amore «che rischia di trasformarsi in odio, un tema di grande attualità: è un problema che avvertiamo e che va posto quando si parla di amore». Il pomeriggio in Salaborsa continuerà con un incontro dal titolo “Ama il prossimo tuo. Da Levitico alla vita quotidiana” con l’intervento di Paola Cavallari, rav Roberto Della Rocca e Simona Vinzi, moderati da Raffaella Di Castro e Michelle Nahum Sembira. Altri appuntamenti seguiranno tra museo ebraico e memoriale della Shoah cittadino, con al centro le suggestioni del Cantico dei Cantici e del tango ebraico.

Il cibo un ponte d’amore

In mattinata la Gece bolognese aveva già celebrato l’amore con lo show cooking “Il cibo un ponte d’amore” svoltosi alla Fondazione delle Scienze Religiose (Fscire) con ai fornelli gli chef Tze’ela Rubinstein e Shady Hasbun. Tze’ela è israeliana, Shady è palestinese: insieme gareggeranno al prossimo Cous Cous Fest di San Vito Lo Capo in Sicilia, con un piatto presentato oggi alla Gece e poi “testato” tra il pubblico. Gli chef sono stati introdotti dallo storico Alberto Melloni, segretario della Fscire. Anche lui ha introdotto un «atto d’amore» in via di realizzazione: la prossima apertura, a Venezia, di una biblioteca di studi ebraici intitolata alla memoria di Amos Luzzatto. 

a.s.

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