Amore e giustizia, il Dio degli ebrei e quello dei cristiani, e il modo in cui nei secoli questa presunta contrapposizione ha alimentato immagini distorte dell’ebraismo. Sono stati i fili del confronto ospitato a metà mattinata alla Sinagoga centrale di Milano nell’ambito della Giornata Europea della Cultura Ebraica. Protagonisti il rabbino capo Alfonso Arbib, la storica Lucetta Scaraffia e Gadi Luzzatto Voghera, direttore della Fondazione Cdec, moderati da Paolo Salom, direttore dei media della Comunità ebraica di Milano.
L’amore nella Torah
Rav Arbib ha scelto il libro di Giona per mettere in discussione l’immagine di un Dio ebraico legato esclusivamente alla giustizia. Nella vicenda di Ninive, ha ricordato, rigore e misericordia entrano continuamente in tensione. «Il mondo viene creato attraverso questa mescolanza di giustizia e misericordia», ha spiegato, una combinazione necessaria proprio perché deve fare i conti con «la fragilità dell’essere umano». Il rav ha poi analizzato il precetto «Ama il prossimo tuo come te stesso», richiamando il racconto talmudico dell’uomo che chiede a Hillel di insegnargli l’intera Torah nel tempo in cui riesce a stare in equilibrio su un piede. «Ciò che è odioso a te, non farlo al tuo prossimo. Questa è tutta la Torah; il resto è commento. Va’ e studia», gli risponde Hillel. Per Arbib il punto è proprio nel passaggio dal sentimento all’azione: non si può pretendere di amare immediatamente uno sconosciuto, ma si può scegliere come comportarsi nei suoi confronti. «Lascia perdere il sentimento, comincia ad agire in un certo modo», ha spiegato. Comportarsi diversamente verso l’altro, ha aggiunto, può contribuire a superare anche l’ostilità nei suoi confronti.
Il rapporto con il cristianesimo
Sull’idea dell’amore Scaraffia ha ricostruito una delle radici cristiane dell’immagine negativa dell’ebreo. Nella divulgazione religiosa, ha osservato, Gesù è stato spesso presentato come colui che per primo avrebbe insegnato ad amare il prossimo, cancellando la matrice ebraica di quel precetto. «Tutti gli studiosi cristiani sanno benissimo che l’Antico Testamento è pieno di richiami all’amore per il prossimo», ha sottolineato. Eppure, nelle forme più popolari della predicazione, è passata l’idea opposta, contribuendo a costruire lo stereotipo di un ebraismo incapace di amare. «Nessuna parola detta da Gesù si allontana dalla tradizione ebraica», ha ricordato Scaraffia.
Uno schema che, secondo la storica, ha poi assunto forme politiche concrete. Scaraffia ha citato il caso di monsignor Umberto Benigni e della propaganda antiebraica cattolica tra gli anni Venti e Trenta del Novecento: un antisemitismo che prendeva le distanze dal razzismo biologico, ma indicava gli ebrei come portatori della modernizzazione, della secolarizzazione e del comunismo. Al fondo restava la rappresentazione degli ebrei come “cattivi”, incapaci di amare il prossimo, un’immagine capace di ripresentarsi oggi «con nuove vesti storiche».
Auschwitz e la responsabilità
Luzzatto Voghera ha spostato la riflessione sulla modernità e sulla crescente responsabilità attribuita all’uomo. L’emancipazione ebraica, ha spiegato, ha posto la questione di come conciliare identità, cittadinanza e autonomia; il sionismo ha poi trasformato l’antica attesa del ritorno a Sion, consegnando «al tempo degli uomini» un compito prima legato alla redenzione divina. «È l’uomo che costruisce la storia, è l’uomo che fonda lo Stato, è l’uomo che fa ritornare il popolo nella propria terra».
Auschwitz ha reso ancora più radicale questa domanda. Richiamando Hans Jonas, il direttore del Cdec ha ricordato la necessità di mettere in discussione l’immagine tradizionale di un Dio «onnipotente, provvidente e presente nella storia». «Dio lascia nelle mani dell’umanità l’arbitrio di intervenire sui temi dell’amore e della giustizia». La questione, ha concluso, non è soltanto perché Dio abbia permesso Auschwitz, ma «che cosa significa essere donne e uomini in un mondo nel quale non possiamo più delegare a Dio la responsabilità della giustizia».
Il programma milanese della Giornata prosegue nel pomeriggio al Teatro Franco Parenti, con nuovi incontri dedicati alle diverse declinazioni dell’amore nella cultura e nella tradizione ebraica.
d.r.