GIORNATA CULTURA EBRAICA

Brunori a Milano: «Troppo conformismo nel racconto di Israele»

Brunori a Milano: «Troppo conformismo nel racconto di Israele»

Il lavoro del giornalista sul campo, la propaganda di Hamas, le responsabilità dell’informazione e il rischio di un ritorno di vecchi pregiudizi antiebraici. Sono stati alcuni dei temi affrontati dal giornalista Rai Giovanbattista Brunori, ospite d’onore della Giornata Europea della Cultura Ebraica di Milano (Gece), nel dialogo in sinagoga con Paolo Salom, neodirettore dei media della Comunità ebraica milanese.
Responsabile negli ultimi tre anni della sede Rai di Gerusalemme, Brunori ha rivendicato l’importanza di essere presenti nei luoghi in cui avvengono i fatti. Dal 7 ottobre, ha ricordato, la sede ha prodotto oltre 13 mila tra servizi, notizie e dirette, più di 8 mila realizzati personalmente da lui. «Il fatto di poter essere in mezzo ai fatti, dove la gente soffre, dove la gente viene uccisa e dove la gente spera di cambiare, di voltare pagina, è un dono», ha spiegato.
La difficoltà principale nel racconto della guerra è stata per Brunori lo squilibrio tra le fonti. «Israele ha perso la battaglia della propaganda e dell’informazione», ha affermato, ricordando come per raccontare quanto avveniva nella Striscia di Gaza i giornalisti abbiano spesso avuto a disposizione quasi soltanto fonti di Hamas, diffuse con grande rapidità. Emblematico, per Brunori, il caso dell’ospedale al-Alhi di Gaza colpito nei primi giorni della guerra: in pochi minuti Hamas diffuse la notizia di 500 morti, attribuendo l’attacco a Israele. Le immagini e gli elementi emersi nelle ore successive indicarono invece che a colpire l’area era stato un razzo della Jihad islamica finito fuori bersaglio. Per questo, ha sottolineato, è decisiva la tempestività: «Se non arriva subito questa seconda versione e arriva il giorno dopo, non serve per niente».
Il tema dell’amore scelto per la Gece è diventato così anche una riflessione sulla conoscenza. «È possibile amare una cosa che non conosci?», si è chiesto Brunori, criticando le letture del conflitto costruite a distanza e spesso affidate ai social. «L’amore, quando non si basa su un’analisi della realtà concreta, poi diventa tossico». Il giornalista ha ricordato le sue visite a Gaza e nel Libano meridionale e la presenza di infrastrutture militari di Hamas all’interno di aree civili, elementi che a suo giudizio devono entrare nel racconto insieme alle sofferenze della popolazione palestinese.
Nel confronto con Salom è emersa anche una critica al conformismo di una parte dell’informazione. Brunori ha parlato della «voglia di avere l’applauso» da parte di alcuni giornalisti e della difficoltà di mettere in discussione le narrazioni dominanti. Da cattolico, ha poi espresso preoccupazione per uno «scivolamento» verso «pregiudizi che pensavo davvero superati» dopo il Concilio Vaticano II e la dichiarazione Nostra aetate. «Io penso che sia giunto il momento che nel mondo cattolico si debba sentire qualcosa di nuovo, di diverso», ha affermato.
Brunori ha infine collegato questo clima alla sproporzione nell’attenzione mediatica dedicata ai diversi conflitti. Sudan, Yemen ed Eritrea, ha ricordato, ricevono uno spazio molto inferiore rispetto a Israele. «Abbiamo parlato solo di due o tre cose per tre anni», ha osservato, contribuendo così a creare nell’opinione pubblica l’impressione «che tutti i mali del mondo dipendono da Israele, dagli israeliani e dunque dagli ebrei». Una dinamica su cui, ha concluso, «c’è una responsabilità mediatica pesante».

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