«Noi siamo qui, siamo forti, siamo ebrei, siamo israeliani e ne siamo profondamente orgogliosi». È uno dei passaggi del messaggio con cui il presidente israeliano Isaac Herzog ha rivolto gli auguri di Rosh Hashanah alle comunità ebraiche di tutto il mondo. Alla vigilia del 5787, Herzog ha scelto il suono dello shofar come filo conduttore tra il dolore dell’anno trascorso e le responsabilità per quello che si apre.
Il suo «grido penetrante», ha ricordato il presidente israeliano, porta con sé «il dolore per coloro che abbiamo perduto, per chi ha difeso il nostro unico Stato ebraico, per le vittime del terrorismo entro i nostri confini e per le vittime dell’ondata di antisemitismo nel mondo». Ma lo shofar richiama anche «orgoglio, azione e ascolto». Herzog ha indicato in particolare nei giovani ebrei, nel loro «senso di responsabilità e amore per il nostro popolo», una risposta all’odio, e ha invitato a continuare a impegnarsi nel tikkun olam, nella costruzione di un mondo migliore.
Il terzo richiamo è alla capacità di ascoltarsi e rispettarsi, un passaggio legato anche al dibattito politico israeliano in vista delle elezioni del 27 ottobre. «Il suono dello shofar trascende lingua, tempo e luogo. A Rosh Hashanah riunisce il nostro popolo, la nostra grande famiglia ebraica, in un momento di riflessione, orgoglio e rinnovato impegno verso la nostra fede, gli uni verso gli altri e verso il mondo». L’augurio finale è il tradizionale auspicio di essere iscritti «nel Libro della Vita per un anno di benedizione, armonia e pace».
L’anno secondo il World Jewish Congress
Speranza e preoccupazione convivono anche nel messaggio del World Jewish Congress. L’organizzazione ebraica mondiale ha ricordato come l’anno trascorso sia stato segnato da «momenti di estrema oscurità» ma anche da «profondi punti di luce». Tra questi il ritorno da Gaza degli ultimi ostaggi ancora in vita e, mesi dopo, il recupero dei resti dell’ultimo ostaggio. «Dopo anni di preghiere e speranze, gli ebrei di tutto il mondo hanno potuto tirare insieme un sospiro di sollievo».
L’ondata di antisemitismo rappresenta l’altra faccia della medaglia. Il Wjc denuncia un odio antiebraico «di una portata che non si vedeva dalla Shoah», ma sottolinea al tempo stesso «la straordinaria solidarietà e resilienza dei nostri fratelli e sorelle ebrei in tutto il mondo» e la determinazione «non soltanto a proteggere il nostro modo di vivere, ma a celebrarlo e a fare in modo che continui a prosperare». L’auspicio per il nuovo anno è poter «vivere con orgoglio la nostra identità ebraica, senza paura».
Il 5786 per l’Europa
Proprio la sicurezza delle comunità ebraiche è stata al centro di un recente incontro della Conferenza dei Rabbini Europei a Bruxelles. Presentando un manifesto d’emergenza contro antisemitismo ed estremismo violento, il presidente della Conferenza, rav Pinchas Goldschmidt, ha denunciato una situazione ormai diventata strutturale: «Quasi ogni scuola ebraica e ogni sinagoga in Europa ha oggi bisogno di guardie armate, recinzioni d’acciaio o barriere di cemento. I bambini ebrei crescono con la sensazione che questa sia la normalità, ma non lo è».
Alla vigilia di Rosh Hashanah, Goldschmidt ha richiamato l’Europa alle proprie responsabilità. «La tradizione ebraica insegna che Rosh Hashanah porta con sé la possibilità di scegliere il bene e la giustizia», ha affermato. «L’Europa è stata avvertita: il tempo delle dichiarazioni è finito, ora è il momento di agire». Per il presidente della Cer, «anche per l’Europa questo nuovo anno rappresenta una prova di coraggio morale».