Israele

Gerusalemme e la risposta tardiva a Naza

Gerusalemme e la risposta tardiva a Naza

Israele si è mosso tardi per contenere l’impatto di Naza, il documentario premiato a Venezia e costruito sulle testimonianze di 24 militari israeliani coinvolti nelle operazioni a Gaza. È quanto ricostruisce Ynet, secondo cui l’ambasciata israeliana a Roma aveva avvertito il ministero degli Esteri già un mese prima della partecipazione al festival del film firmato da Yuval Abraham e Rachel Szor.
Il problema principale è emerso dopo, prosegue la testata: nessuna autorità israeliana è riuscita a procurarsi una copia o una trascrizione di Naza. Il portavoce delle Idf ha conosciuto i contenuti principali solo attraverso il rapporto dell’addetta culturale dell’ambasciata, presente alla proiezione a Venezia. L’esercito ha quindi chiesto ai registi Yuval Abraham e Rachel Szor di consegnare il film per poter rispondere alle accuse. Ynet sottolinea che i due non avevano trasmesso una copia alle autorità israeliane né richiesto una reazione ufficiale alle contestazioni contenute nel documentario.
Durissima la risposta del capo di Stato maggiore Eyal Zamir. Naza, ha affermato, «si basa su calunnie del sangue, su una distorsione deliberata della realtà e su accuse false e gravi contro i soldati e i comandanti delle Idf». Per Zamir non si tratta soltanto di una critica all’esercito: «È un’operazione contro lo Stato d’Israele», che «fa propri i racconti dei nemici d’Israele» e rischia di mettere concretamente in pericolo militari e comandanti.
Il film, premiato a Venezia, è stato intanto rilanciato da Hamas come strumento della propria propaganda. L’organizzazione terroristica ha invitato la Corte penale internazionale dell’Aja ad acquisire le testimonianze contenute nel documentario e a utilizzarle nelle proprie indagini. «Non deve restare soltanto materiale da guardare», ha dichiarato Hamas, indicando nei lunghi applausi ricevuti a Venezia un segno dell’impatto internazionale del film.
Alle critiche al documentario si sono aggiunti gli attacchi politici contro Abraham e Szor, con il ministro della Cultura Miki Zohar che ha chiesto di valutare la revoca della cittadinanza israeliana ai due registi. In loro difesa si sono schierati nelle ultime ore oltre mille cineasti israeliani, firmando un appello contro quella che definiscono una campagna di «incitamento» ai danni dei due autori. «Il ruolo centrale dell’arte e del giornalismo è mettere uno specchio davanti alla società in cui esistono», si legge nella petizione.

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