ISRAELE

Boicottaggi e sanzioni, cresce l’allarme per l’isolamento

Boicottaggi e sanzioni, cresce l’allarme per l’isolamento

La pressione internazionale su Israele rischia di spostarsi sempre più dal piano politico a quello economico. Dopo le nuove misure annunciate dai Paesi Bassi contro prodotti provenienti dagli insediamenti in Cisgiordania, da Gerusalemme Est e dal Golan, le testate israeliane riportano il timore che altri Paesi europei possano seguire la stessa strada. A preoccupare Gerusalemme non sono soltanto i boicottaggi mirati: diplomatici ed esperti avvertono che se il processo dovesse accelerare le sanzioni potrebbero estendersi alle imprese israeliane e, nello scenario più grave, arrivare fino al sistema bancario.

Le contromisure di Gerusalemme
Il ministero degli Esteri, la missione israeliana alle Nazioni Unite e altri funzionari diplomatici, racconta la testata Israel Hayom, stanno lavorando per convincere governi amici a non aderire a nuove iniziative di boicottaggio. L’allarme è cresciuto dopo l’ampliamento della lista Onu delle società che operano anche negli insediamenti con l’inclusione di alcune delle maggiori aziende dell’economia israeliana. «C’è il timore che le misure diplomatiche contro Israele possano acquistare slancio», spiegano fonti citate dal quotidiano israeliano. Il governo valuta risposte più dure nei confronti degli Stati che adotteranno politiche di boicottaggio. La linea è già stata applicata al Regno Unito, che ha vietato l’importazione dei prodotti degli insediamenti: Israele ha disposto la chiusura del consolato britannico a Gerusalemme Est e l’espulsione dei rappresentanti di Londra dal centro di coordinamento civile-militare per Gaza di Kiryat Gat

All’Onu
La partita si gioca anche al Palazzo di Vetro. Israele, riferisce ancora Israel Hayom, starebbe lavorando con gli Stati Uniti in vista della scelta del prossimo segretario generale: l’obiettivo è favorire un successore di António Guterres con cui sia possibile limitare, o cancellare, gli effetti della blacklist. Uno strumento che Gerusalemme definisce «creato esclusivamente per danneggiare Israele» e «senza equivalenti nel resto del mondo». Nel mirino c’è l’Alto commissario per i diritti umani Volker Türk, accusato di aver trasformato il proprio ufficio in un meccanismo di boicottaggio.

Elezioni e boicottaggi
Il rischio di sanzioni generalizzate è concreto, secondo Avi Pazner, già ambasciatore in Italia e in Francia. «Al momento, salvo casi isolati come quello dei Paesi Bassi, le sanzioni non vengono applicate e riguardano soprattutto la Cisgiordania», ha scritto Pazner in un messaggio rivolto a funzionari della diplomazia israeliana e ripreso da Ynet. «Ma se l’attuale coalizione vincerà le elezioni, non ho dubbi che Israele entrerà in una situazione mai sperimentata prima: sanzioni e boicottaggi si allargheranno dai territori all’intero Paese».
Sulla stessa linea, Nahum Barnea, che sul quotidiano Yedioth Ahronoth segnala come alcuni Paesi dell’Europa occidentale, un tempo tra i partner più vicini a Israele, stiano preparando misure più dure ma abbiano scelto di attendere il voto del 27 ottobre. «Terranno l’arma carica e la sicura inserita fino alle elezioni», scrive Barnea. «Poi, se Netanyahu formerà un governo, inizieranno ad agire».
Lo scenario più pesante riguarda il settore finanziario. Yair Avidan, già responsabile della vigilanza bancaria israeliana, avverte che non è ancora possibile prevedere fin dove possano spingersi le misure europee. «In uno scenario estremo, che potrebbe diventare uno scenario operativo», dichiara a Ynet, «le principali banche europee potrebbero interrompere i rapporti con quelle israeliane».

Il caso britannico
A rendere più concreti gli allarmi sui media israeliani sono le nuove mosse del governo laburista britannico: il ministro degli Esteri Ed Miliband ha annunciato di voler colpire non solo i prodotti degli insediamenti in Cisgiordania, ma anche società e servizi – dalla finanza alle costruzioni – che ne sostengano l’espansione. La testata economica Globes avverte che «le implicazioni potrebbero essere ampie», fino a comprendere «il divieto di rapporti con qualsiasi banca israeliana che conceda un mutuo a chi acquista un appartamento o una casa oltre la Linea Verde». Londra sta ancora definendo il provvedimento, la cui entrata in vigore richiederebbe tra sei e nove mesi.

(Un funzionario prepara le bandiere di Israele e dell’UE prima di una riunione al Parlamento europeo a Bruxelles – 26 gennaio 2023)

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