In ricordo del prof. Germano Salvatorelli

Toscana ebraica n. 1/2021

Germano Salvatorelli
rav Luciano Meir Caro

Non avrei mai immaginato di essere chiamato a tracciare un ricordo di Germano Salvatorelli.
La notizia della sua morte ha colto tutti all’improvviso ed io comincio solo ora a rendermi conto dolorosamente del vuoto che ha lasciato.
Pertanto scrivo di getto queste brevi note con profonda commozione.
Il mio incontro con il professor Germano Salvatorelli risale a trent’anni fa, appena dopo il mio trasferimento a Ferrara. Da subito è nata tra noi una schietta amicizia, anche per la sintonia tra le nostre vedute sulla realtà quotidiana e per il suo carattere estroverso, che lo portava a intrecciare con immediatezza rapporti amichevoli.
Molto presto l’ho coinvolto nelle attività e nei programmi del “Gruppo Maimonide”, nato a Firenze negli anni precedenti. Germano ha ben presto intrecciato rapporti di amicizia e di collaborazione con i componenti del Gruppo.
Con il professor Salvatorelli abbiamo realizzato, a Ferrara e in altre città, vari convegni su argomenti dedicati all’etica medica con particolare attenzione al punto di vista ebraico. Per l’organizzazione di questi ha profuso energie ed entusiasmo risolvendo problemi grandi e piccoli, sollecitando l’interesse di colleghi e amici.
Non c’è dubbio che il successo di tali convegni, così come la redazione e la pubblicazione dei relativi atti, è dovuto in gran parte alla sua instancabile e determinante attività.
Non penso sia necessario soffermarsi sulla sua preparazione dottrinale notevole ma mai esibita, sull’approccio umano con i pazienti, sul suo amore per la ricerca e l’elevata cultura in molteplici settori.
Debbo sottolineare piuttosto la capacità tutta sua di entrare in contatto con le persone delle più diverse estrazioni, guadagnandosi un’immediata simpatia, la fama di professionista equilibrato, intelligente, alieno dalle formalità e dotato di un rilevante senso pratico.
Ha sempre cercato di mediare tra posizioni diverse stimolando un’armoniosa collaborazione tra vari soggetti ma, al contempo, non ha mai esitato a esprimere i suoi convincimenti in forma pacata e coinvolgente, connotata spesso da sottile ironia, mai malevola e talvolta, quale segno di intelligenza, con autoironia.
Un discorso a parte merita l’amore dell’amico Germano per l’Ebraismo e in particolare per la
Comunità di Ferrara, alla quale ha recato in vari settori significativi e apprezzati contributi.
Paziente organizzatore del minyan, la presenza di dieci uomini adulti necessaria per la pratica della liturgia pubblica, ha sempre risposto alle richieste che gli sono state rivolte, accettando di buon grado di entrare nel Consiglio della Comunità per portare il suo contributo alla soluzione di problematiche relative alla gestione comunitaria.
Tutta la sua esistenza è stata connotata da queste doti di equilibrio, onestà intellettuale e amore per il prossimo, qualità sempre praticate con giovanile entusiasmo.
Probabilmente Germano non si è reso conto di quanto fosse capace di offrire alle persone che lo circondavano.
Ritengo un privilegio aver avuto l’opportunità di collaborare con lui. Grazie Germano! Ci mancherai!
Yehì zikhrekhà barukh. Sia il tuo ricordo fonte di benedizione.

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