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Shofar Chamorim

Non è necessario ricorrere a complicate elucubrazioni per risalire all’origine dell’espressione “shofar chamorim”, che indicava uno spettacolo umoristico-satirico nei campeggi ebraici di qualche decennio fa, visto che il problema è stato affrontato e risolto su Hakeillah, N° 4 e 5 anno 2008 e N° 1 anno 2009.
A una mia lettera in cui lanciavo, a chi potesse ancora testimoniare in merito, un appello per avere spiegazione dell’origine della strana espressione “shofar chamorim”, rispose esaurientemente Claudio Canarutto. In breve: nell’estate 1946 si tennero nella stessa sede (un albergo di Pedraces) il seminario per insegnanti ebrei e il campeggio ebraico, i primi del dopoguerra. “Shofar hamorim” (che si può tradurre “portavoce dei maestri”) era il nome di una pubblicazione degli insegnanti ebrei. A qualcuno, a quanto pare Leo Levi, animatore di entrambi i gruppi, venne l’idea di “fare il verso” allo “shofar hamorim” chiamando scherzosamente “shofar chamorim” (cioè “portavoce degli asini”) un testo umoristico recitato per rallegrare le serate del campeggio.
Quanto scritto da Claudio Canarutto, compresa l’attribuzione a Leo Levi, fu poi confermato da Marcello Morpurgo che, contattato da mia sorella a Beer Sheva, fornì anche i testi di due “shofar chamorim” di quegli anni eroici, riprodotti su Hakeillah N° 1 anno 2009.
Per uno come me che, nella lettura dei testi, preferisce attenersi al “peshat” (senso letterale) ed è restio a seguire i nostri Maestri nelle altre tre modalità di interpretazione, più fantasiose, da essi praticate, è importante che sia chiara a tutti gli interessati la vera origine dello “shofar chamorim” prima che, venuti a mancare i diretti testimoni (Marcello Morpurgo è scomparso recentemente), la fantasia dei posteri si lasci andare alle interpretazioni più improbabili.

Maurizio Camerini