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Un ricordo di Rav Elia Kopciowski

Un minian abbondante officiato da rav Achille Viterbo ha ricordato rav Elia Kopciowski nei dieci anni dalla scomparsa. Spostato dallo splendido giardino sul mare all’interno della casa di Barcola (Trieste) della figlia Jael e del genero Roberto a causa della bora che superava i 100 km orari, lo Jahrzeit, come si dice a Trieste, è soprattutto un’occasione per ricordare la vita ricca e significativa di un grande Maestro dell’ebraismo italiano. Nato a Roma nel 1921 da padre polacco e madre romana, rav Kopciowski emigrò in Erez Israel nel 1939 su sollecitazione di rav Prato. Dopo aver combattuto nella Brigata ebraica per tutta la durata della guerra, venne richiamato in Italia per insegnare materie ebraiche nella Roma del dopo Shoah. Lì conobbe Clara, che già a 17 anni insegnava alla scuola ebraica e che poco tempo dopo sarebbe diventata sua moglie. Dopo la nascita della prima figlia Ester, i Kopciowski decisero di far ritorno in Israele, dove il futuro rav Elia oramai si sentiva a casa nonostante le difficoltà incontrate da Clara nell’affrontare la forte impronta collettivista e la mancanza di privacy che caratterizzava lo Stato di Israele nei suoi primi anni di vita. Ciononostante, i Kopciowski accettarono con grande senso di responsabilità l’invito rivolto loro nuovamente nel 1952 dalla comunità ebraica, questa volta di Milano, a dare il loro apporto alla rinascita di quell’educazione ebraica che nella scuola di via Eupili e in altre istituzioni iniziava a costruire una nuova generazione di ebrei. Rav Kopciowski fu un Maestro che toccò l’anima di numerose generazioni di ebrei italiani. Fra i più forti ricordi della sua opera rimangono nel cuore di molti allievi e delle loro famiglie gli allegri e profondi Sedarim di Pesach da lui organizzati e condotti per anni alla scuola ebraica di Milano. Il senso di responsabilità verso quella che era diventata la sua comunità lo portò negli anni ’70 a ricoprire la carica di Rabbino capo di Milano, in anni in cui le molte anime e tendenze della comunità rendevano il compito particolarmente impegnativo dal punto di vista pratico e morale a una persona che aveva compreso il senso profondo della capacità di includere ed accettare ogni tipo di ebreo.
La sua influenza attiva e benefica viene ricordata anche in un altro ambito: quello dei dialoghi ebraico-cristiani che si tengono ogni anno a dicembre nel monastero toscano di Camaldoli, da quando rav Kopciowski trent’anni fa contribuì alla loro creazione, con un’intuizione che a distanza di molti anni si dimostra ancora oggi feconda, valida e capace di rinnovarsi.
L’aspirazione a contribuire alla costruzione dello Stato di Israele e di vivere “in un Paese in cui posso dire Shabbat shalom a chi mi vende il giornale al venerdì”, come desidera Clara, ha fatto da contraltare all’impegno verso le rinascenti comunità italiane per tutta la vita di rav Kopciowski. Non possiamo sapere quale importante impatto avrebbe avuto sulla vita israeliana, ma possiamo senz’altro essergli grati per ciò che ha lasciato dietro di sé nella nostra diaspora.

Miriam Camerini