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Violenza e inaccettabili giustificazioni

Pare che a Lerici esista un parroco che per risolvere il problema del femminicidio abbia invitato le rappresentanti del gentil sesso ad evitare di indossare abiti succinti in quanto provocatori di violenza o abusi sessuali. Il parroco, pur condannando la violenza (ci mancherebbe), sostiene che forse le donne dovrebbero fare autocritica, sostenendo che certi comportamenti le abbiano allontanate dalla virtù e dalla famiglia, scatenando (giustamente) l’ira delle associazione in difesa dei diritti delle donne. Il problema infatti, non è certo la critica al vestiario di alcune donne, quanto l’idea che la libera scelta degli abiti che una donna indossa possa essere, anche solo parzialmente, una giustificazione nei confronti della violenza. O peggio ancora, che sia il corpo della donna la causa di un abuso e non la mente malata di chi lo commette. Altra cosa è invece il giudizio su come le donne si vestono che è assolutamente legittimo. Anche noi come ebrei abbiamo una visione specifica sul tema che prevede un determinato contegno nel vestiario sia maschile che femminile. Ciò che conta in questi casi è ribadire che la legittimità della propria opinione non può essere né limitazione per nessuno né tantomeno giustificazione, neanche minima, nei confronti di questo tipo di violenza.

Daniel Funaro