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J-Ciak – Natalie racconta Oz

natalie portman a tale of darknessIn “Leon” era incantevole, nei panni di un’orfanella in fuga al fianco di uno stralunato Jean Reno. Da quel folgorante esordio con Luc Besson a soli dodici anni, Natalie Portman di strada ne ha fatta moltissima, dalla serie di “Star Wars” fino all’Oscar nel 2010 per “Black Swan” di Darren Aronofsky. E adesso a Cannes svolta, debuttando con “A Tale of Love and Darkness”, tutto girato a Gerusalemme e tutto in ebraico, basato sull’omonima bellissima autobiografia di Amos Oz.
Mentre ancora una volta la letteratura di Israele si aggiudica un palcoscenico d’eccezione, la pattuglia dei suoi artisti, che un anno fa aveva fatto faville, si presenta a ranghi ridotti al festival, presieduto in quest’edizione dai fratelli Coen. Spiccano in ogni caso Ronit Elkabetz, attrice e regista, nel 2014 alla Croisette con “Ghett”, che quest’anno è alla presidenza della Settimana della Critica; il regista Elad Keidan con il suo “Hayored Lemala – Afterthought” e Miki Polonski con il corto “Asara Rehovot, Mea Etzim – Ten Buildings Away”.
“A Tale of Love and Darkness”, che l’israelo-americana Natalie Portman ha scritto, diretto e interpretato e sarà presentato domenica, traspone per il grande schermo l’ormai classico Storia d’amore e d’ombra di Amos Oz. La fluviale autobiografia dello scrittore, tradotta in italiano come Storia d’amore e di tenebra (2002), ci restituiva uno splendido affresco della vita in Israele dopo il Mandato britannico e nei primi anni dello Stato nel racconto della sua formazione di uomo e di scrittore. Il film si concentra in particolare sul rapporto tra il giovane Amos e la madre Fania nel periodo a cavallo della fondazione dello Stato, fra il 1945 e il 1953. “Ho voluto dirigere questo film appena ho letto il libro, sette anni fa”, spiega Natalie Portman. “Il lavoro di Amos Oz è commovente e scritto benissimo. Inoltre tante delle sue storie erano per me molto familiari: ne avevo sentite tante del genere riguardo i miei nonni, il loro rapporto con i libri, la cultura, la lingua, l’Europa e Israele”.

Portman parte dal rapporto tra i genitori di Amos Oz, Aryeh e Fania. Emigrati in Israele dall’Europa orientale, sono uniti una forte affinità intellettuale e culturale che non basta però a costruire un matrimonio felice. Lei, fragile, romantica, amante dell’arte, non reggerà l’impatto con le sfide concrete della vita in Israele, il paese da lei tanto idealizzato, e si toglierà la vita quando il figlio è dodicenne.

“C’era una tensione incredibile tra madre e figlio”, dice Natalie Portman. Lei lo spinge a creare e al tempo stesso con la sua scomparsa gli apre uno spazio da colmare. E’ un abbandono incredibile e devastante. E al tempo stesso è un’opportunità che lui riuscirà affrontare proprio grazie agli strumenti datigli dalla madre”.

Il film, interamente girato a Gerusalemme, è recitato in ebraico e si prevede venga distribuito con i sottotitoli. Natalie Portman ci tiene a ricordare che “Israele è riuscito nell’incredibile impresa di far rinascere la lingua ebraica dopo secoli in cui era stato una lingua esclusivamente religiosa, non parlata”. Anche per questo, dice, “il linguaggio è senz’altro uno dei personaggi del film e Arieh ne è il principale tramite, perché parla in continuazione dell’etimologia delle parole e del modo in cui sono connesse”.

Grande attenzione è stata posta all’accento degli attori che, impersonando degli immigrati dall’Europa orientale, hanno tutti un’inflessione ashkenazita. La stessa Portman, che pure parla un ottimo ebraico (il padre è israeliano, lei ha vissuto in Israele fino a tre anni e vi è tornata per studiare), ha dovuto affidarsi alle cure di una coach per non suonare troppo yankee. “Sembro ancora straniera, ma non americana, il che va bene per il personaggio”.

Certo l’ebraico potrebbe non giovare alla diffusione del film, così come la sua storia tutta legata a Israele. Ma il libro di Amos Oz aveva conquistato il pubblico internazionale per la sua incredibile capacità di rappresentare temi e conflitti eterni: l’amore, la morte, l’arte e il perenne contrasto che lacera il cuore di chi emigra tra il paese sognato e la realtà di tutti i giorni. Se il film troverà un respiro simile, il successo sarà garantito. Anche perché, come dimenticarlo? “A Tale of Love and Darkness” vanta una protagonista da Oscar.

Daniela Gross

(14 maggio 2015)