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Qui Ferrara – Il Furioso di Debenedetti e Segre

dore_orlandofurioso1R439_thumb400x275Ludovico Ariosto è sempre stato una delle passioni letterarie di Cesare Segre, grande filologo italiano scomparso due anni fa. Una passione condivisa con lo zio e maestro Santorre Debenedetti, tanto che nel 1960 uscirà con la loro doppia firma un edizione critica del poema. Il loro contributo per comprendere l’Ariosto è stato ed è indispensabile per la critica moderna e il binomio Debenedetti-Segre non poteva che essere tra i protagonisti della grande mostra che Ferrara dedica al cinquecentenario dell’Orlando Furioso: sono infatti in esposizione a Palazzo Paradiso i 55 libri che Segre, per volontà testamentaria, aveva deciso di donare alla Biblioteca Ariostea di Ferrara, tra cui alcuni preziosi volumi ariosteschi. “Si tratta di libri molto preziosi che Cesare e lo zio Santorre comperarono e acquisirono e che adoperarono ampiamente per i loro studi. Erano dei bibliofili ma per loro quelli erano comunque strumenti di lavoro”, spiega la filologa Maria Luisa Meneghetti, moglie di Segre. Ed è grazie al lavoro di zio e nipote “se oggi leggiamo il Furioso con un testo che compare nella versione più vicina alla volontà dell’autore. Come è noto infatti – sottolinea Meneghetti, docente di filologia romanza all’Università degli Studi di Milano – Ariosto mise più volte mano alla sua opera (dell’ultima e definitiva edizione del 1532, Segre conserverà nella sua biblioteca l’unica copia con margini intatti e proprio quest’ultima è il pezzo più prezioso della mostra ferrarese). Aggiunse sei canti, fece diverse revisioni, correggeva stando a fianco del torchio mentre le pagine venivano fuori”. Meneghetti sottolinea poi come il contributo di Cesare Segre – a cui Pagine Ebraiche aveva dedicato uno speciale con un ricorda di Antonio Pioletti, docente dell’Università degli Studi di Catania – rispetto al lavoro critico sul Furioso sia confluito nel “2012 nell’impresa straordinaria del Rimario diacronico. Attraverso un sistema informatico, si possono comparare il testo dell’ultima versione dell’opera con la seconda e la prima, analizzando così le differenze ed avendo davanti agli occhi le modifiche fatte da Ariosto”.

Daniel Reichel

(Illustrazione di Gustave Doré)