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La sabbia del Sahara

Lotoro officialUn fiume in piena di canzoni popolari, tradizionali, religiose, dalla leggera allo swing sino al jazz – sia edulcorato alla Paul Whiteman che crudo e improvvisato – invase i Campi di qualsiasi tipologia deportatoria civile e militare dall’apertura di Dachau (1933) in poi; parallelamente alla creazione di migliaia di opere originali, inevitabilmente si sviluppò il fenomeno di nuovi arrangiamenti di successi degli anni ’30 e ’40 in tutte le lingue e orchestrazioni possibili, con testi sia originali che parodiati.
Dalla popolare canzone russa Stenka Razin e Wo die Nordseewellen trecken an der Strand agli inni studenteschi e scoutistici passando per le intramontabili hits di Cesare Andrea Bixio e le nostalgiche melodie transilvane, carpatiche, polacche e slesiane; per tacer dell’operetta.
Uno dei capolavori della parodia d’autore della produzione musicale concentrazionaria consiste nell’inserimento più o meno occulto nella trama della partitura di inni patriottici o nazionali (del proprio Paese per celebrarlo o di quello nemico per esorcizzarlo); dall’Inno di S. Venceslao nei Čtyři písně na čínskou poezii di Pavel Haas al Kaiserhymne in modo minore nel Der Kaiser von Atlantis di Viktor Ullmann, da Bandiera Rossa dileggiata in Dai dai Bepin di Arturo Coppola su testo di Giovannino Guareschi sino alla Marseilleise e all’Inno di Garibaldi nel monumentale Diario di prigionia per pianoforte di Berto Boccosi (scritto nel Campo di prigionia di Saïda, Algeria francese).
Sollevata dai venti, la nutriente sabbia del deserto del Sahara attraversa l’Oceano Atlantico e viaggia per 3.000 chilometri prima di depositarsi nelle foreste pluviali dell’America Latina contribuendo a fertilizzarne il terreno; allo stesso tempo termiti, uccelli migratori e delfini comunicano tra loro da un continente all’altro grazie a impercettibili segnali acustici e forme elementari di telepatia.
Mentre nel Campo di concentramento femminile tedesco di Ravensbrück la musicista morava Ludmila Peškařová trascriveva per coro femminile il Largo dalla Sinfonia n.9 di A. Dvořák, a 11.000 chilometri di distanza presso il Campo di internamento civile giapponese di Palembang (isola di Sumatra) Nora Chambers (nella foto) arrangiava la stessa melodia per orchestra vocale.
Occorre prestare maggior attenzione alle profonde connessioni che esistono sia nel mondo naturale che nel regno umano; è difficile immaginare quanto potente e devastante nella sua immensità sia la musica prodotta nei Campi che, come un gigantesco tam tam, ha messo in sintonia luoghi di prigionia e deportazione lontani tra loro grazie a musicisti che arrangiavano e rielaboravano le medesime melodie comunicando nei testi identici sentimenti e condivise visioni del futuro.
Nora Chambers raccomandò alle cantanti dell’orchestra vocale di Palembang di eseguire la progressione degli accordi finali del Largo di Dvořák come una sorta di inno trionfale a scherno delle autorità giapponesi; non c’è nulla di più rivoluzionario che cantare il beethoveniano inno An die Freude in tedesco in faccia al soldato tedesco (come fecero in una stazione di Vienna Herbert Zipper e centinaia di ebrei all’indomani della Kristallnacht in attesa di essere deportati), cantare in coro il celebre Moorsoldatenlied vestiti da clown e trapezisti nel Zirkus Konzentrazani dinanzi a guardie e ufficiali SS gaudenti che avevano persino pagato il biglietto dello spettacolo (come fecero nel 1933 i deportati del Campo di Börgermoor), dirigere il Requiem di G. Verdi con un coro decimato dai trasferimenti ad Auschwitz–Birkenau e con un solo pianoforte in luogo dell’orchestra senza neanche degnare di un saluto il comandante SS plaudente (come fece Rafael Schächter nei riguardi di Adolf Eichmann a Theresienstadt), truccarsi per lo spettacolo di cabaret e accordare gli strumenti musicali dopo 18 ore di lavoro giornaliero lanciando uno sguardo sornione alle guardie giapponesi (come fecero Fergus Ankhorn, Tom Boardman, Norman Smith e decine di militari britannici e australiani prigionieri durante la costruzione della Death Railway birmano–thailandese).
Parafrasando il compianto Luciano De Crescenzo: a chi l’ha scritta o ascoltata nei Campi, la musica non ha allungato la vita.
L’ha miracolosamente allargata.

Francesco Lotoro

(31 luglio 2019)