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Vaccinazioni record,
ma timore contagi
Israele verso un lockdown
più severo

Israele mantiene il titolo di leader mondiale nelle vaccinazioni pro-capite, con circa 1,5 milioni di dosi somministrate ai propri cittadini. Un successo preso a modello in tutto il mondo. La campagna però dovrà presto rallentare per garantire che ci siano le scorte per la somministrazione della seconda dose. Affinché il vaccino Pfizer – quello sino ad ora utilizzato in Israele – abbia una efficacia di oltre il 90% contro il Covid-19 è infatti necessario fare un richiamo a distanza di 21 giorni dalla prima inoculazione. Da qui l’annuncio delle mutue locali – enti che si stanno occupando della somministrazione di massa – della imminente sospensione di nuove vaccinazioni per garantire a un milione e mezzo di israeliani di ricevere la seconda dose. E mentre il paese attende nuovi rifornimenti, in particolare da Moderna, il governo ha annunciato una nuova stretta rispetto al lockdown già in vigore dal 28 dicembre. La terza chiusura nazionale, a partire dalla mezzanotte tra il 7 e l’8 gennaio, vedrà dunque un inasprimento delle misure, in particolare con la chiusura di tutte le scuole ad eccezione degli istituti di istruzione speciale. A preoccupare, il progressivo aumento dei contagi che per il secondo giorno consecutivo hanno superato quota ottomila. Il Premier israeliano Benjamin Netanyahu ha imputato alla variante britannica del coronavirus l’aumento dei casi e chiesto agli israeliani di “fare un ultimo sforzo” per contenere i contagi. Il successo della campagna di vaccinazione di queste settimane – al centro di un approfondimento curato dalla redazione di Pagine Ebraiche assieme a Radio Radicale nella puntata di ieri del programma Spazio Transazionale (clicca qui) – non può sostituire il rispetto delle misure di prevenzione, hanno avvisato le autorità. A maggior ragione con l’imminente possibilità che la somministrazione di nuove dosi potrebbe essere presto sospesa. Secondo i media israeliani ci vorranno diverse settimane prima di risolvere il problema delle scorte. Il ministro della Sanità Yuli Edelstein, parlando della spedizione di Moderna, ha detto che arriverà non prima di due mesi. Parlando con l’agenzia Reuters (ma lo aveva già anticipato il giornalista Nadav Eyal), Edelstein ha spiegato il perché Israele abbia ottenuto prima di molti altri paesi grandi quantità di vaccino. “Quello che abbiamo fondamentalmente detto a Pfizer e Moderna e agli altri è che se saremo uno dei primi paesi ad iniziare a vaccinare, molto presto queste aziende potranno vederne i risultati”, ha evidenziato Edelstein a Reuters. Ovvero, Israele rappresenta un grande esperimento pilota per le compagnie farmaceutiche: è una realtà piccola, ma capace di mettere insieme un massiccio programma di vaccinazione in modo rapido ed efficace. “È una sorta di situazione vantaggiosa per tutti”, ha aggiunto il ministro della Sanità.