Ebrei di Libia, l’esodo forzato
e il ricordo di un protagonista

Negli ultimi anni, a partire dalle commemorazioni per i 50 anni dell’esodo degli ebrei dalla Libia, è stato dato molto spazio alle rievocazioni di quell’avvenimento. Sono apparse molte pubblicazioni e memorie personali di quei fatti sia da parte di ebrei fuggiti dalla Libia che da parte di altri che avevano memoria di tali avvenimenti. Spesso le persone intervenute hanno condiviso i propri ricordi e le proprie esperienze ma, a mio avviso, non sono stati evidenziati tutti gli aspetti che sono fondamentali per la comprensione di questo fatto storico.
Renzo De Felice, il famoso storico che si è occupato delle vicende degli ebrei italiani, nel suo libro “Ebrei in un paese arabo” afferma che gli ebrei libici furono trasferiti in Italia dalla fine di giugno alla fine di agosto del 1967. De Felice scrive che “l’esodo avvenne grazie all’interessamento delle autorità nazionali e consolari italiane che durante tutta l’operazione si prodigarono al massimo per assicurare la buona riuscita e aiutare in tutti i modi i partenti”.
Lo storico non si è posto domande sul perché dell’atteggiamento proattivo delle autorità italiane, presumibilmente animato da spirito umanitario. Tale intervento non sarebbe avvenuto senza il consenso del governo centrale italiano. In questa sede vorrei focalizzare l’attenzione sul ruolo svolto per l’esodo degli ebrei dalla Libia dall’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane (UCII), che dal 1989 ha cambiato la propria denominazione in Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI) e dall’allora Presidente Sergio Piperno Beer, mio padre.
Il De Felice, nello stesso testo, scrive che “il compito di assisterli [i rifugiati dalla Libia] fu assunto dall’American Distribution Commitee…e dall’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane (UCII) che si occupò dei rapporti con le autorità italiane”. Un riferimento al ruolo dell’UCII si ritrova anche nell’intervento della Presidente dell’UCEI Noemi Di Segni in occasione della cerimonia di rievocazione dell’esodo degli ebrei dalla Libia che si è svolta al Tempio Maggiore di Roma il 7 giugno 2017. La Presidente Di Segni affermò: “Ad accoglierli [i profughi libici] in Italia nel 1967, cercando assieme ad altre istituzioni (Roma, Milano, Livorno) di alleggerire le loro sofferenze, traumi e difficoltà anzitutto logistiche e di primo riparo, furono l’allora Presidente dell’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane Sergio Piperno Beer, assieme al Rabbino Elio Toaff. Il loro forte impegno, la mano tesa delle nostre Comunità hanno coadiuvato un processo di accoglienza ed integrazione”. Il ruolo dell’UCII è richiamato anche nella Jewish Encyclopedia dove è scritto alla voce Sergio Piperno Beer: “In the aftermath of the Six-Day War he helped with the emigration of the entire Jewish Community of Libya with the consent of the Italian Government”.
Nel numero del Bollettino della Comunità Israelitica di Milano del luglio 1986, l’Ing. Guido Jarach per 10 anni Presidente della Comunità di Milano e membro della Giunta dell’UCII per diversi anni, in uno scritto in memoria di Sergio Piperno Beer nel decennale della sua scomparsa, ricorda tra le altre “la sua azione a favore degli ebrei libici presso il Governo italiano sia nella fase dell’espulsione che in quella successiva dell’inserimento in Italia”.
Nella rubrica “Lettere” del Bollettino della Comunità Ebraica di Milano del luglio/agosto 2017 Vittorio Halfon, Segretario del Comitato Assistenza ebrei di Libia dal 1967 al 1972 esprime il suo ringraziamento alle Istituzioni Ebraiche italiane citando in primis: “Rav Elio Toaff z.l. – Rabbino Capo di Roma e Sergio Piperno Beer z.l. – Presidente dell’Unione delle Comunità”.
Nella stessa pagina del Bollettino è ospitata una mia lettera nella quale rievocavo alcuni fatti ben presenti nella mia memoria e risalenti ai mesi di giugno-luglio del 1967.
Ero allora un adolescente ma ricordo distintamente le telefonate concitate fatte da mio padre Sergio Piperno Beer per cercare di prendere contatto con le autorità italiane al fine di assicurare la disponibilità dell’Italia all’accoglienza dei profughi. Evidentemente, il risultato fu ottenuto perché il governo italiano (Moro ter, vicepresidente del Consiglio Pietro Nenni, Ministro dell’Interno il capo partigiano Paolo Emilio Taviani), reagì positivamente alle sollecitazioni dell’Unione e rese possibile la fuga dalla Libia mettendo a disposizione gli aerei e le navi che portarono i profughi libici in Italia.
Nella mia lettera al Bollettino scrissi che sarebbe stato interessante proporre a qualche giovane storico di approfondire i fatti consultando i documenti presenti nell’archivio dell’UCEI.
Recentemente, sono andato io stesso a consultare gli archivi dell’UCEI per ricercare tale documentazione. Nell’archivio si trova una lettera del Segretario Generale del World Jewish Congress (WJC) a Ginevra Gerhard Riegner del 30 giugno 19676 indirizzata a tutte le organizzazioni del WJC nella quale si afferma che: “The WJC has further asked its offices in the USA, Great Britain, France and Italy and its member organizations in Italy (Unione delle Comunità Israelitiche italiane) ….to approach their respective governments and ask them to use their good offices in order to obtain an alleviation of the plight of the Jews in the Arab countries. In most case concrete proposals for action were submitted. Such representation have taken place and have been partly successful. Most of the governments and humanitarian agencies approached asked for utmost discretion with regard to their humanitarian endeavors”.
Dalla lettera di Riegner si evince che le organizzazioni che facevano parte del WJC, e quindi anche l’UCII, hanno svolto un’azione presso i governi nazionali per aiutare le comunità ebraiche nei paesi arabi. Per l’Italia tale azione si poteva esplicare al meglio in Libia dove l’Italia aveva un rapporto privilegiato quale ex potenza coloniale che aveva amministrato quel paese nel recente passato. Si evidenzia inoltre che i governi e le organizzazioni umanitarie chiesero la massima discrezione su propri interventi per non urtare la sensibilità dei paesi arabi anche se le azioni richieste erano finalizzate agli aspetti umanitari che dovrebbero, per definizione, trovare buona accoglienza presso chiunque.
Nell’archivio UCEI è conservato un telegramma inviato alla Segreteria di Stato Vaticana con questo testo: “Preoccupati inumano trattamento applicato correligionari nei paesi arabi, sollecitiamo vostro urgente intervento per osservanza nome internazionali et principi umanitari particolarmente per persone sprovviste nazionalità e protezione e Croce Rossa internazionale. Firmato: Rabbino Toaff per Consulta Rabbinica, Piperno Presidente Unione Comunità Israelitiche Italiane”. Nell’Archivio è conservato un secondo telegramma della Croce Rossa internazionale del 16 giugno 1967 in risposta ad un telegramma inviato dall’UCII (traduzione dal francese): “Il Presidente Potenza ha ricevuto il vostro cablogramma del 15 giugno relativo alla situazione e al destino delle Comunità Israelitiche. Le delegazioni del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR) in Medio Oriente sono incaricate di preoccuparsi particolarmente di questo problema perché queste persone sono vittime dirette delle recenti ostilità in virtù delle convenzione internazionali. Sono anche in contatto con le autorità RAU e altri. Vi terremo informati sugli sviluppi della situazione. Croce Rossa Internazionale”. Le vicende degli ebrei oggetto di persecuzione in Libia e in altri Paesi Arabi trovano eco nei verbali del Consiglio e della Giunta dell’UCII.
Nel verbale della Giunta del 4 giugno 1967 è riportato che erano stati inviati telegrammi al segretario dell’ONU e al Ministro degli Esteri Italiano Fanfani per richiamare l’attenzione sulla difficilissima situazione degli ebrei nei paesi arabi. Ovviamente le azioni dell’UCII non si limitarono all’invio di telegrammi con richieste di intervento a vari Enti e Istituzioni Nazionali e Internazionali. Nella stessa seduta il Presidente Sergio Piperno Beer informò i membri della Giunta di essere stato ricevuto, insieme al presidente della Comunità di Roma Prof. Gianfranco Tedeschi, dal Sottosegretario agli Esteri Mario Zagari. Evidentemente l’Unione aveva sollecitato un incontro al Ministero e la richiesta era stata accolta da Zagari. Il governo dell’epoca era il Moro Ter presieduto da Aldo Moro, democristiano. Vice presidente del Consiglio era il socialista Pietro Nenni. Il Ministero degli Esteri era affidato al democristiano Amintore Fanfani. Tra i sottosegretari, il suddetto Zagari del Partito Socialista. Nei confronti della politica mediorientale, la componente democristiana privilegiava i rapporti con i Paesi Arabi ed era poco sensibile ai rapporti con Israele. Al contrario le componenti socialista e socialdemocratica manifestavano apertamente la loro simpatia per Israele.
Infatti nel verbale di Giunta del 18 giugno 1967 si legge che “La Giunta delibera di inviare una lettera di ringraziamento al Capo dello Stato Giuseppe Saragat [di estrazione socialdemocratica] per le parole di solidarietà per Israele pronunciate nel discorso di Avellino e per il suo determinante intervento a favore di una risoluzione della vertenza che soddisfi le giuste aspirazioni di Israele”. Nello stesso verbale si legge che “la Giunta si fa interprete dei sentimenti di viva e profonda gratitudine dell’ebraismo italiano verso l’On. Nenni che, nei momenti di trepidazione per Israele, immediatamente e per primo levò la sua generosa voce di solidarietà verso il popolo aggredito”.
In relazione alla situazione del Medio Oriente, nel verbale si legge che: “Il dr. Piperno fa una dettagliata relazione sulle attività dell’Unione e di lui stesso dopo la riunione di Giunta del 4 giugno. La Giunta esprime il proprio apprezzamento per le attività svolte dal Presidente presso le Autorità Italiane, anche in via personale, a favore di Israele e ratifica l’operato”. La Giunta “dà mandato al Presidente di potenziare ogni possibile intervento da parte delle Autorità Governative Italiane e degli organismi mondiali. La pubblicazione di quest’ultima delibera e dei conseguenti interventi rimane subordinata ai fini di raggiungere, ad evitare che la necessaria riservatezza delle azioni ne possa risultare pregiudicata”. Dal testo si evince una particolare attenzione alla riservatezza (vedi anche la lettera di Riegner citata precedentemente) perché si teme che la diffusione di notizie possa pregiudicare le azioni e gli interventi dell’Unione a favore di Israele e degli ebrei nei paesi arabi in pericolo. Il verbale pertanto fornisce alcune informazioni ma è piuttosto vago sull’oggetto degli incontri con le Autorità Italiane e sui risultati degli stessi.
Nel verbale di Giunta del 16 luglio 1967 si legge: “Il Presidente dr. Piperno fa una dettagliata relazione sui principali avvenimenti dopo la seduta del 18 giugno ed in particolare sulla situazione creatasi a seguito dell’arrivo dei profughi dalla Libia dopo i voli speciali iniziati nella notte del 29 giugno. Il dr. Piperno ha avuto numerosi contatti col Ministero degli Affari Esteri per la concessione dei visti di entrata in territorio italiano, con il Ministero dell’Interno e con le Autorità Amministrative Italiane per il problema dell’accoglimento di queste persone – non italiane – nei Centri di Raccolta per profughi, con l’American della Joint Distribution Commetee (AJDC) e con altri Enti ebraici. Si calcola che attualmente in Italia ci siano più di 2.000 persone provenienti dalla Libia delle quali gran parte è ospitata nei Centri di raccolta di Latina e di Capua. Un’altra parte è nel Centro Emigrazione di Napoli, dipendente dal Ministero del Lavoro, dove tuttavia il soggiorno è di breve durata. Ed infine un certo numero è alloggiato in pensioni e camere mobiliate a Roma sovvenzionato dal AJDC a mezzo della Deputazione di Assistenza.”
Il verbale riporta inoltre che “L’Avv. Ruggero Di Segni [Vice Presidente dell’Unione] riferisce sul colloquio avuto con Mr Lake, consulente legale del AJDC, con cui sono state discusse questioni legali inerenti agli attuali profughi dalla Libia, particolarmente per quanto concerne le questioni della cittadinanza e quella dei danni subiti dai suddetti (saccheggi dei negozi, beni abbandonati ecc.)”. Il testo evidenzia i “numerosi contatti col Ministero degli Affari Esteri per la concessione dei visti di entrata in territorio italiano” ma non scende nei particolari. Presumibilmente la frase del testo vuole indicare, in forma criptica e velata, che in quegli incontri l’Unione caldeggiò fortemente l’intervento dell’Italia a favore del salvataggio e dell’accoglienza dei profughi ebrei libici in Italia.
Nel verbale del Consiglio dell’UCII del 10 dicembre 1967 è riportato che: “Il dr. Piperno esprime dettagliatamente la situazione dei correligionari che sono giunti dalla Libia in Italia in numero i circa 3.000 e dei problemi che sono sorti per i permessi di soggiorno e per l’assistenza, sostenuta questa dal benemerito AJDC; attualmente un terzo circa dei profughi è emigrato in Israele e gli altri attendono di liquidare nel miglior modo possibile i beni lasciati in Libia”. Infine nel verbale Consiglio dell’UCII del 4 febbraio 1968 è riportato che: “Il Presidente informa di aver partecipato il 17 dicembre 1967 alla seduta del Consiglio Esecutivo del WJC nel corso della quale è stato rivolto un vivo elogio alla Comunità Ebraica Italiana per l’opera di assistenza e di soccorso a favore dei profughi alla Libia e da altri Paesi Arabi. A questo riguardo il dr. Piperno informa il Consiglio sui passi compiuti recentemente presso i Ministeri dell’Interno e degli Affari Esteri per far venire in transito per l’Italia i ricoverati nelle case di riposo del Cairo e di Alessandria d’Egitto che poi sarebbero ospitati in Case di Riposo ebraiche dell’Europa”. L’apprezzamento del WJC è molto significativo. Evidentemente in quel consesso erano state fornite informazioni riservate e dettagliate che non potevano essere divulgate all’opinione pubblica. È da rilevare che Sergio Piperno Beer era magistrato della Corte di Cassazione e quindi era parte degli alti gradi della magistratura. Quando era ricevuto negli uffici ministeriali, il suo ruolo nella magistratura costituiva una buona presentazione e sicuramente gli permetteva di ottenere ascolto in sedi qualificate. Inoltre molti personaggi del mondo politico italiano appartenenti ai partiti socialista, socialdemocratico, repubblicano e liberale e che ricoprivano ruoli di responsabilità di governo, erano passati per l’esperienza della Resistenza. Quindi con costoro esisteva una condivisione di ideali e di esperienze che certamente facilitavano anche l’accoglimento delle richieste del Presidente dell’Unione.
Noi figli ricordiamo che nostro padre considerava quanto fatto per la liberazione degli ebrei dalla Libia come una delle azioni più significative del suo operato come Presidente dell’Unione. Ai ricordi familiari di quel periodo e a quello che risulta dai verbali della Giunta e del Consiglio dell’Unione, aggiungo la testimonianza del Prof. Aurelio Ascoli che nel 1967 era membro della Giunta dell’Unione. Nell’estate del 2021 ho mandato al Prof. Ascoli le copie dei verbali e il Prof. Ascoli ha gentilmente risposto. Di seguito riporto un estratto della sua email. 9 Archivio UCEI – Inventario del Fondo “Attività UCII dal 1965 al 1986” – Punto 1.11 – Libri dei processi verbali delle sedute di Consiglio “Le “operazioni” dell’UCEI nel periodo caldo della Guerra dei Sei giorni furono due e ben distinte: prima e durante la Guerra (5-10/6/67) azioni per incoraggiare la creazione di un’opinione pubblica e di un atteggiamento delle Autorità di Governo italiane favorevoli ad Israele. Non a caso, la riunione di Giunta, che aveva la responsabilità di ratificare le iniziative urgenti del Presidente Sergio Piperno Beer in questa prima operazione, è del 4/6/67, e fu seguita da un’altra sullo stesso tema, subito a valle della Guerra, il 18/6/67. Dopo la vittoria di Israele, sorse, o si acuì, il problema delle persecuzioni degli ebrei residenti nei Paesi Arabi, e l’UCEI si adoperò per favorire il salvataggio e condizioni per quanto possibile favorevoli all’accoglienza dei profughi. Non a caso, su questo secondo tema, una riunione di Giunta e due di Consiglio.
Ricordo dunque benissimo ciò che risulta dai verbali, cioè le convocazioni urgenti ad horas della Giunta per ratificare le azioni del Presidente Sergio Piperno Beer nei confronti dei Ministeri degli Interni e degli Affari Esteri, dapprima per sollecitare prese di posizione delle Autorità italiane in favore di Israele, in occasione della Guerra dei Sei Giorni, e poi per facilitare l’accoglienza in Italia dei profughi ebrei dalla Libia, dall’Egitto, più genericamente dalla RAU e da altri Paesi arabi, quando, a seguito dell’esito di quella guerra, gli ancora numerosi ebrei residenti in quei Paesi furono vittime di sanguinose persecuzioni. Ricordo ad esempio benissimo il nome del Sottosegretario agli Esteri Mario Zagari nelle comunicazioni del Presidente Sergio Piperno Beer…Posso aggiungere…la spiegazione di qualche perché. Perché un Sottosegretario? Sergio Piperno Beer, ovviamente, chiedeva udienza ai vertici dei Ministeri e della Presidenza del Consiglio. Ma veniva ricevuto da un Sottosegretario. Eppure, l’intero Consiglio dell’Unione era stato ricevuto al Quirinale in pompa magna dal Presidente Saragat.
Perché questa derubricazione quando si trattava di essere operativi? Sottili, ma significative schermaglie della politica. Presidente del Consiglio dei Ministri era Aldo Moro, fondatore della corrente Morotea della DC, e maestro del dire e non dire. Era capace di parlare mezz’ora senza dire niente, salvo qualche cripto-messaggio, comprensibile solo ai suoi adepti. Ministro degli Esteri era Amintore Fanfani, che mal celava, in un inane sforzo di decenza, una aperta simpatia per i Paesi Arabi ed uno smaccato antisemitismo. La sua conclamata “equidistanza” di facciata divenne proverbiale. Ricevere la massima rappresentanza nazionale di questa perfida minoranza di cittadini a livello di un Sottosegretario era già abbastanza perdita di tempo: si ritenessero soddisfatti. E ricordo perfettamente la fronte di Sergio Piperno Beer quando riferiva alla Giunta di quei colloqui, imperlarsi di sudore freddo. Senza mai perdere l’aplomb del suo ruolo.” Quanto scritto in questo testo vuole essere un primo contributo per portare alla luce l’operato dell’Unione e del suo Presidente nel periodo vicino alla Guerra dei Sei Giorni. Per una comprensione dei fatti più esauriente saranno necessari ulteriori approfondimenti delle fonti di archivio.

Bruno Piperno Beer

(Nell’immagine: la sinagoga di Tripoli in una foto d’epoca)

(17 marzo 2022)